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VENEZIA – Parla il capo degli 007 della Guardia di Finanza

Il colonnello Renzo Nisi, l’uomo delle “Grandi inchieste” lascia l’incarico veneziano per operare a Roma

Nisi: l’ inchiesta Mose-Baita? Una valanga che non si fermerà

«La pietra ha cominciato a rotolare e diventerà una valanga». Parla l’uomo delle “grandi inchieste” a Venezia, il colonnello della Finanza, Renzo Nisi, promosso a Roma. E nuovo impulso alle indagini potrebbe venire dalla testimonianza di Giovanni Preziosa, il vice questore di Bologna accusato di essere la “talpa” dell’ex amministratore delegato della Mantovani, Piergiorgio Baita: ieri il poliziotto arrestato ha parlato al giudice.

 

VENEZIA – Parla il poliziotto accusato di essere la “talpa” di Baita. L’avvocato: «Ampie spiegazioni al giudice»

Arresti in laguna: «Le indagini non si fermano»

Promosso il superinvestigatore della Finanza che ha guidato le inchieste su appalti e fondi neri

«La pietra ha cominciato a rotolare e diventerà una valanga». Parla l’uomo delle “grandi inchieste” a Venezia. È questo il congedo del colonnello della Finanza, Renzo Nisi, promosso a Roma. E nuovo impulso alle indagini potrebbe venire dalla testimonianza di Giovanni Preziosa, il vice questore di Bologna, che, contrariamente alle aspettative, non si è avvalso della facoltà di non rispondere nel corso del primo interrogatorio di garanzia dopo l’arresto. Preziosa è accusato di aver fornito – dietro corrispettivo in denaro o beni materiali – informazioni riservate ad alcuni indagati nell’ambito dell’inchiesta sulle presunte false fatturazioni del gruppo Mantovani, che a fine febbraio avevano portato a una prima ondata di arresti, tra i quali quello dell’ex amministratore delegato del gruppo, Piergiorgio Baita.
«Il mio assistito – spiega l’avvocato Caterina Caterino – ha fornito ampie spiegazioni al giudice, chiarendo la sua posizione e si riserverà di farlo in forma più ampia e complessiva di fronte al titolare dell’indagine, il sostituto procuratore Stefano Ancilotto, al quale è già stato chiesto un appuntamento». Il vice questore aggiunto, in forza al commissariato di Santa Viola Bologna, è accusato di essere la “talpa” del complesso meccanismo che avrebbe dovuto mettere in guardia Baita da eventuali “intrusioni” delle forze dell’ordine e della magistratura negli affari della società. In particolare, nell’ordinanza firmata dal giudice Alberto Scaramuzza, si parla di lui, come di “non solo un semplice funzionario corrotto ma di fatto un vero e proprio imprenditore coinvolto… nel meccanismo frodatorio del fisco attivato dalla Mantovani”. A Preziosa sono addebitate diverse attività che non avrebbe dovuto compiere a favore di un privato, nonché di aver ricevuto dall’imprenditore bolognese della sicurezza Manuele Marazzi e al padovano Mirco Voltazza “somme di denaro (162mila euro)” oltre a un motore fuoribordo del valore di 8mila 750 euro. E avrebbe accettato la promessa di un contratto di consulenza con la Mantovani: 150mila euro/anno.
Nei confronti di Preziosa e Marazzi, la Procura lagunare ritiene di aver raccolto un numero sufficiente di prove per ottenere la custodia in carcere, ma anche una rapida condanna. Il tutto nell’ambito di uno dei filoni dell’operazione Chalet, coordinata dal pm Stefano Ancilotto, strettamente legata a quella immediatamente successiva battezzata “Profeta”, coordinata dalla pm Paola Tonini, che ha travolto il Consorzio Venezia Nuova. In entrambi i casi a condurre le indagini sono stati i finanzieri al comando del colonnello Renzo Nisi che, promosso al Comando generale di Roma, da ieri ha ceduto il testimone a Roberto Pennoni. «Le indagini non si fermano e chi sa non faccia tanto conto sulla prescrizione. La pietra ha cominciato a rotolare, è una valanga: non si ferma», avverte facendo presagire clamorosi sviluppi. A Venezia Nisi è approdato nel 2009 “aggredendo” la pubblica amministrazione per scoprire che – a vent’anni di distanza dal ciclone Tangentopoli – il sistema delle mazzette era ancora ben radicato. E’ così indagato per corruzione Statis Tsuroplis, presidente di Ames, società che gestisce le farmacie comunali. Nel gennaio 2011 arriva uno dei primi arresti eccellenti, quello di Lino Brentan, ex ad di Autostrada Ve-Pd, successivo a quelli di due funzionari della Provincia e di alcuni imprenditori: sullo sfondo di appalti e tangenti. Lo stesso emerso anche nel caso Baita-Mantovani e Mazzacurati-Cvn. Mentre nel 2010 le bustarelle vengono trovate in Comune.
Ad aprire i fascicoli e credere nell’attività delle Fiamme Gialle i pm Ancilotto e Tonini, che insieme al procuratore capo Luigi Delpino, Nisi ha definito dei punti di riferimento fondamentali per i risultati ottenuti.

 

COMMISSIONE VIA – L’ingegnere a capo e altri 13 membri

La tecnica da 007 usata per impressionare il manager della Regione Vernizzi serviva a evitare la valutazione ambientale su un’area industriale di Fusina

Con paletta e lampeggiante, ecco la ragione della messinscena

Una Mercedes? No, meglio una 159. Alla fine si opta per una Lancia Delta, che non fa “polizia” quanto un’Alfa, ma è sempre meglio di una Mercedes. Sulla Delta mettono il lampeggiante blu e infilano la paletta del Ministero degli interni sotto l’aletta parasole. Non sono poliziotti, non sono dei servizi segreti, ma vogliono che Silvano Vernizzi, l’amministratore delegato di Veneto Strade e segretario regionale per le infrastrutture, lo creda. E sia “impressionato”. Ma perchè? Intanto diciamo che questo episodio, a dir poco marginale dell’inchiesta sugli appalti e i fondi neri gestiti da Piergiorgio Baita, spiega perfettamente che cosa sia successo in Veneto negli ultimi vent’anni. E chiarisce anche in modo definitivo che gli arrestati dell’inchiesta Baita hanno raccontato tutto.
Tutto, vuol dire tutto.
Significa che l’inchiesta ha mostrato finora una puntina, ma nei cassetti della Procura veneziana c’è un iceberg in grado di far affondare un paio di Titanic – cioè partiti con tanti nomi eccellenti a bordo. Detto questo, analizziamo l’episodio. Si parla di un incontro – è il 18 giugno 2012 – tra Silvano Vernizzi, l’ingegnere che ha il Passante in 4 anni, uomo potente del Nord Italia nelle Infrastrutture e tal Mirco Voltazza, uno che è sul libro paga di Piergiorgio Baita e si guadagna la vita “bonificando” ambienti e procurando informazioni più o meno riservate su indagini nei confronti delle aziende controllate da Baita. Voltazza è uno dei tanti dei “servizi segreti personali” di Baita, che hanno funzionato talmente bene da portare in galera mezzo mondo – compreso Baita.
Ora, che cosa deve fare Voltazza su ordine di Baita? Deve “impressionarlo”. Stando alle carte della Procura, la frase “si è impressionato quando ha visto la paletta e il lampeggiante” significa che Vernizzi si è convinto a fare quello che gli veniva chiesto da Voltazza per conto di Baita. La richiesta che viene avanzata da Voltazza è quella di evitare l’avvio della procedura della Via – la Valutazione d’impatto ambientale – sull’area ex Alumix di Fusina dove doveva essere trasferita la San Marco Petroli. Vernizzi è il presidente della Commissione di Valutazione per l’Impatto Ambientale e dunque parrebbe essere nella condizione di poter aiutare Baita. «Lo spostamento della San Marco Petroli – ricorda l’ex assessore provinciale dei Verdi, Ezio Da Villa – entra nel cosiddetto progetto Moranzani, che prevede la riconversione e la bonifica di una zona di Malcontenta e di Marghera. Di questo mega progetto che coinvolgeva la Regione, la Provincia e il Comune, non si occupava Vernizzi». Della Commissione Via, oltre al presidente Vernizzi, fanno parte altre 13 persone. Ebbene, i 14 componenti della Commissione decidono all’unanimità che non ha senso sottoporre a Via lo spostamento. Come voleva Baita. Vuol dire che, oltre a Vernizzi, Voltazza ha “impressionato” anche gli altri 13? No, vuol dire che la procedura era quella e non serviva nessun “aiutino”. Ma allora perchè Voltazza ha messo in piedi questo ambaradan di macchina, paletta e lampeggiante? Perchè si è spacciato per uno dei Servizi segreti? Perchè ormai funzionava così con Baita. Attorno a lui si muoveva una fauna di personaggi che assicuravano di essere in grado – come detto a Vernizzi – di fornire informazioni su tutto e tutti. E siccome Baita pagava, la macchina funzionava alla grande. Eppure stiamo parlando di un genio degli appalti, di un uomo che ha inventato il project financing in Italia e che ha maneggiato miliardi di euro in appalti e che è finito a fidarsi di gente che per qualche migliaio di euro gli procurava paletta e lampeggiante per “impressionare” qualcuno che del lampeggiante e della paletta non si è nemmeno accorto.

 

POLITICA, AFFARI E INCHIESTE

«Corruzione, ci si vende per 50 euro»

Renzo Nisi, lo 007 della Finanza, lascia Venezia: sue le inchieste su politica e affari

Da lunedì a Roma a capo dell’ufficio di Coordinamento

Il colonnello Renzo Nisi da lunedì assumerà l’incarico di Capo ufficio ordinamento del Comando generale della Guardia di Finanza a Roma. Al suo posto, al comando provinciale del Nucleo di polizia tributaria, il colonnello Roberto Pennoni, con il compito non facile di proseguire il lavoro avviato da Nisi: in questi ultimi cinque anni è passato dai 50 euro dell’inchiesta “Progressione geometrica”, che ha portato all’arresto del geometra Bertoncello sconquassando il Comune, ai milioni di euro dell’inchiesta “Chalet” di Piergiorgio Baita e della Mantovani, finendo con quella battezzata “Profeta” che come uno tsunami si è abbattuta sul Consorzio Venezia Nuova e sul Mose.

Da lunedì il colonnello Renzo Nisi assumerà l’incarico di Capo ufficio ordinamento del Comando generale della Guardia di Finanza a Roma. Quarantacinque anni, nato a Torino e cresciuto nella capitale, residente a Bergamo con la moglie e i due figli. Un investigatore di razza, esperto in fiscalità internazionale, apprezzato sia dai suoi subalterni che dai suoi superiori.

 

GUARDIA DI FINANZA – Il colonnello Nisi lascia Venezia, sue le inchieste “scottanti”

Le 007 che ha scoperchiato il malaffare nel settore pubblico fa il bilancio di tre anni

«Risultati raggiunti grazie a una regola: prima confessi e paghi, poi si ragiona sulle pene»

IL SUCCESSORE – Arriva dal Comando generale di Roma il colonnello Roberto Pennoni

«Avrà una squadra investigativa eccezionale

Le indagini non si fermano. Un’eredità certo complessa quella che si trova sulle spalle il colonnello Roberto Pennoni, che da oggi subentra al colonnello Renzo Nisi al comando del Nucleo di polizia tributaria provincia della Guardia di Finanza. «Per il momento posso solo dire che proseguiremo nel solco tracciato finora, forti di una squadra di investigatori in gamba, preparati e motivati». Il tempo di ambientarsi proprio non ce l’ha visto i continui e clamorosi sviluppi delle ultime inchieste avviate dalle Fiamme gialle veneziane, Baita e Consorzio Venezia Nuova per intenderci. Già perché tutti attendono altri arresti eccellenti di cui si vocifera da tempo e che forse a breve potrebbero concretizzarsi aggredendo dopo quello imprenditoriale anche il livello politico. Quarantaquattro anni, perugino di Gualdo Tadino, sposato e con un figlio, il colonnello Pennoni ha ricoperto incarichi operativi in Lombardi ed Emilia Romagna. A Venezia arriva direttamente da Roma ovvero dallo Stato maggiore del Comando generale del corpo. Questi giorni li ha passati in una sorta di full immersion con Nisi per il passaggio di consegne di tutte le indagini in corso e quelle ancora in nuce. Certo non è semplice spiegare il “sistema Venezia”. Erano vent’anni che nella Serenissima non si metteva il naso nella pubblica amministrazione per scoprire, non senza l’amaro in bocca che il sistema delle mazzette, grandi e piccole, purtroppo è ancora ben radicato. «Sono sicuro che il mio collega si troverà bene perché potrà contare su una squadra investigativa eccezionale» ha detto Nisi nell’augurargli buon lavoro davanti ai cronisti.

 

«Corruzione senza prezzo. Ci si vende anche per 50 euro»

«Dire che sono soddisfatto di quanto abbiamo portato alla luce è difficile. Perché purtroppo abbiamo avuto conferma di una corruzione ancora ben radicata e presente e, quello che più ci ha colpito, anche minuta. Mi riferisco al pubblico funzionario che si lascia comprare per 50 euro per sbianchettare una mappa catastale. È un dato che ci ha fatto riflettere perché se il fenomeno della corruttela si sposta verso il basso assume un rilievo ancor più devastante in quanto come società siamo incapaci di affrontarlo dal punto di vista giudiziario. Insomma istruire un processo per 50 milioni di euro è ben diverso che farlo per poche decine di euro».

E lui lo sa bene visto che dai 50 euro dell’inchiesta “Progressione geometrica” che ha portato all’arresto del geometra Bertoncello, sconquassando il Comune, è passato ai milioni di euro dell’inchiesta “Chalet” di Piergiorgio Baita e della Mantovani finendo con quella battezzata “Profeta” che come uno tsunami si è abbattuto sul Consorzio Venezia Nuova e sul Mose, sconvolgendo prima ancora la Provincia con l’arresto di due funzionari per mazzette e in seconda battuta di Lino Brentan ex ad di Autostrada Ve-Pd.

«La pietra ha cominciato a rotolare diventando quasi una valanga, impossibile fermarla» commenta. E pensare che quando nel luglio del 2009 è approdato in laguna, dove non era mai stato prima, per sua stessa ammissione a malapena sapeva raggiungere Piazza San Marco. Nel tracciare il bilancio della sua esperienza veneziana, il colonnello Renzo Nisi, comandante del Nucleo provinciale di Polizia tributaria usa ora il singolare ora il plurale a sottolineare che il lavoro svolto è stato un lavoro di squadra. Non solo all’interno della Finanza – che mai come in questi ultimi cinque anni ha avuto una tale visibilità mediatica – ma anche con la magistratura.
«Cosa dire. A me piace definirlo un allineamento favorevole di pianeti che ha consentito di mettere a punto una macchina in grado di sviluppare al massimo le potenzialità intrinseche. Devo ringraziare innanzi tutto i miei uomini e pure i miei superiori che hanno creduto e appoggiato le attività avviate. Insieme al procuratore capo Luigi Delpino che per noi è stato un punto di riferimento fondamentale, un fine giurista che si è sempre assunto le proprie responsabilità pure firmando con i suoi sostituti Stefano Ancilotto, Stefano Buccini e Paola Tonini queste ultime inchieste (Ndr Mantovani e Cvn, che inutile nasconderlo sono andate a toccare degli interessi molto particolari». Un’attività che praticamente non ha conosciuto soste e ha toccato ambiti diversi all’insegna di una condizione non sindacabile: «Prima confessi e paghi e poi si ragiona sulla pena». Con un obiettivo all’apparenza banale ma sempre vincente: colpire il vil danaro. «Avete presente come è stato incastrato Al Capone? Per evasione fiscale. Controlla i conti, guarda come uno campa, verifica dove butta i soldi. E se ci sono aspetti poco chiari di sicuro vengono a galla». Nisi sintetizza così il metodo investigativo appreso e affinato a Milano dove per sei anni ha guidato il Gruppo verifiche speciali. Ed è lo stesso applicato anche per detronizzare definitivamente il “re di via Piave”, quel Luca Keke Pan che dal dicembre del 2012 è rinchiuso in carcere: «Èuna delle operazioni che ricorderò con più piacere – commenta Nisi – in quanto ha avuto un effetto immediato sulla gente comune. È stata una sorta di regalo alla città perché siamo riusciti a restituire ai residenti, attraverso la confisca dei beni di proprietà di Pan, un quartiere che ormai era diventato una sorta di zona franca. Un successo che non sarebbe stato possibile senza giocare la carta dell’infiltrato, una felice intuizione del tenente colonnello Nicola Sibilia a capo del Gico».

 

BAITA & CONSORZIO

LE “OMBRE” SUL MOSE

PREFETTURA – Infiltrazioni mafiose. Ecco la lista dei “”buoni”. Ca’ Corner ha illustrato un sistema di certificazione per le imprese a garanzia della loro trasparenza

Non c’è la lista dei cattivi, ma solo quella dei buoni fornitori, prestatori di servizi ed esecutori. E per appartenervi si dovrà essere in regola con specifici requisiti, che avranno validità annuale.
Per rendere più efficace la prevenzione di infiltrazioni mafiose nel tessuto economico produttivo locale, garantendo però anche lo snellimento delle relative procedure amministrative, la Prefettura di Venezia ha istituito le “white list”, in linea con la normativa nazionale.
Si tratta di uno strumento che consentirà di sostituire la documentazione antimafia con l’iscrizione nell’apposito albo tenuto dalla Prefettura, per la durata di un anno.
La normativa che prevede l’istituzione delle “white list” è entrata in vigore il 14 agosto 2013 e tuttavia solo poche imprese vi hanno chiesto iscrizione.
E quindi ieri a Ca’ Corner il Prefetto Domenico Cuttaia ha convocato le associazioni di categoria, insieme alla Camera di commercio di Venezia, per sensibilizzare gli operatori economici sull’utilità di tale sistema, illustrando gli aspetti peculiari della nuova procedura.
In particolare l’essere iscritti alla white list determinerà alcuni ulteriori vantaggi come il “rating di legalità”, cioè un punteggio di merito aggiuntivo che conferisce una posizione di maggior competitività per l’accesso ai finanziamenti pubblici e al credito bancario.
Potranno accedere alla white list gli operatori di trasporto di materiali a discarica in conto terzi, il trasporto di smaltimento rifiuti in conto terzi; l’estrazione, la fornitura e il trasporto di terra di materiali inerti; il confezionamento, fornitura e trasporto di calcestruzzo e di bitume; i noli a freddo di macchinari; la fornitura di ferro lavorato; i noli a caldo; gli autotrasporti per conto di terzi; la guardiania dei cantieri. Per il momento l’elenco delle categorie è tassativo e non suscettibile di interpretazioni.
La white list sarà lo strumento attraverso il quale i soggetti pubblici e privati potranno acquisire conoscenza delle imprese ammesse, che saranno pubblicate sul sito istituzionale della Prefettura nella sezione «Amministrazione trasparente», un modo per tagliare a priori aziende che non forniscono sufficienti garanzie di legalità.

Raffaella Vittadello

 

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