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Si farà una perizia per verificare la presenza e accertare la pericolosità dei rifiuti tossici scoperti sotto l’autostrada Valdastico Sud, il cui secondo tratto è stato inaugurato lo scorso giugno.
Il sostituto procuratore Rita Ugolini, della Procura distrettuale antimafia di Venezia, si appresta a chiedere al giudice per le indagini preliminari di nominare un esperto super partes, in grado di accertare se e quale tipo di materiali siano stati utilizzati nel corso dei lavori per il fondo stradale, nonché se vi sia stato un inquinamento delle falde acquifere.
A sollecitare l’esecuzione di una perizia è stata la difesa di alcuni dei 27 indagati ai quali, la scorsa estate, il magistrato fece notificare un avviso con il quale comunicava loro l’intenzione di svolgere un accertamento tecnico non ripetibile, ovvero di nominare un consulente di fiducia (a cui la difesa avrebbe potuto affiancare consulenti di parte). La strada della perizia affidata direttamente dal gip (ovvero da un soggetto terzo) costituisce una maggiore garanzia per gli indagati, ma non solo. I risultati della perizia, proprio perché realizzata da un esperto nominato dal giudice (al quale la difesa può affiancare esperti di propria fiducia) costituiscono fonte di prova valida e utilizzabile in un eventuale successivo processo.
A dare il via all’inchiesta è stato un esposto presentato dalle associazioni “Medicina democratica” e “Associazione italiana esposti amianto”, le quali sollecitarono accertamenti sul presunto inquinamento delle falde sotto il cantiere dell’A31 Sud a causa della presenza di materiale altamente tossico. Nel 2009, tra Longare e Agugliaro, sarebbero stati infatti sversati oltre 150mila metri cubi di scorie di acciaieria non bonificati e quindi potenzialmente nocivi. Nell’esposto si riferisce di un episodio denunciato ad Albettone dal proprietario di un cane che morì dopo aver bevuto da una pozza d’acqua vicina al cantiere. I sospetti degli ambientalisti avrebbero già trovato parziale conferma da una prima ricognizione effettuata da due esperti nominati dalla Procura, la quale ipotizza i reati di traffico illegale di rifiuti e falso idelogico. Ovvero che qualcuno abbia deciso di risparmiare sul trattamento dei materiali da porre nel fondo autostradale, scaricando materiale altamente inquinante invece di ghiaia inerte.
Tra le persone “avvisate” lo scorso giugno dal pm Ugolini figura anche Attilio Schneck, commissario straordinario della Provincia di Vicenza, confermato lo scorso aprile alla presidenza della A4 Holding, la società che controlla l’autostrada Serenissima. Ma anche numerosi imprenditori vicentini, padovani, trevigiani e lombardi, titolari delle ditte che si sono occupate a vario titolo dei lavori per la realizzazione del tratto autostradale. Per ora l’iscrizione sul registro degli indagati di tutti è un atto dovuto, in attesa di verificare innanzitutto se l’inquinamento vi sia stato e di quale portata. E, successivamente, a chi debba essere attribuita la responsabilità.
La scorsa estate Schneck spiegò che la società autostradale Brescia-Padova non ha alcuna responsabilità in quanto è limitata a fare da stazione appaltante.

 

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