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Gazzettino – Treni lenti, guadagni piu’ veloci

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

15

ott

2013

Veneto, l’Osservatorio della spesa: il contratto incentiva Trenitalia ad aumentare i tempi di percorrenza

Sono gli effetti del passaggio alla fatturazione oraria e non più a chilometri

Diego Bottacin: «L’unica soluzione è fare una gara e cambiare operatore»

Nel 2006 per andare da Padova a Mestre si impiegavano 28 minuti. Cinque anni dopo, per la stessa percorrenza, con le stesse quattro fermate intermedie, si è saliti a 40 minuti. Dodici minuti in più. Che quest’anno sono scesi, si fa per dire, a 9 minuti. Perché? È aumentato il traffico ferroviario? Ci sono più treni che impegnano i binari? Oppure sono i convogli ad andare (volutamente) più piano? Quest’ultima ipotesi pare trovare conferma nel rapporto dell’Osservatorio della spesa del consiglio regionale del Veneto dedicato al trasporto ferroviario regionale.

Dopo aver analizzato il contratto di servizio in vigore tra Regione e Trenitalia, l’osservatorio della spesa elenca ben sette criticità. E una di queste riguarda la fatturazione a ore, e non più a chilometro come avveniva una volta, contemplata dal nuovo “contratto a catalogo”:

“La fatturazione a ore – recita il rapporto – può, in linea di principio, rappresentare un incentivo per Trenitalia ad aumentare i tempi di percorrenza”. Ossia: più tempo impiegano i treni e più Trenitalia guadagna. E fa niente se i pendolari, che già lamentano ritardi, sporcizia, disservizi, impiegano una vita per andare al lavoro e a tornare a casa. Chi ha memoria storica ricorda che nel 1972 il Belluno-Venezia impiegava un’ora e 50 minuti; oggi, quarantuno anni dopo, due ore e 5. Si può?

Il rapporto dell’Osservatorio della spesa – organismo cui è stato affidato il compito di valutare gli effetti realizzati nell’applicazione delle leggi regionali – dice anche molto altro.

Intanto che con il contratto “a catalogo” – in vigore dal 2009 nell’ex lotto 1, poi dal 2012 in tutta la regione – il corrispettivo dovuto a Trenitalia è aumentato di oltre il 30%.

Poi che il Veneto, come le altre Regioni, “è stata sostanzialmente costretta a sottoscrivere il contratto”.

E ancora che, contrariamente a quanto potrebbe indurre il nome, il “catalogo non permette affatto alle Regioni cosa acquistare”.

Insomma, un contratto a catalogo che l’osservatorio della spesa demolisce. Anche perché non è possibile chiedere poi tanti lumi, visto che Trenitalia oppone nientemeno che il “segreto industriale”.

Il rapporto è già stato consegnato ai consiglieri regionali. E il primo a tuonare è Diego Bottacin di Verso Nord: «Il rapporto dell’Osservatorio della spesa spiega i motivi del disastroso servizio di trasporto ferroviario nel Veneto. Il servizio costa quasi un terzo in più rispetto al 2006, con percorrenze aumentate ad arte e treni vecchi in alcuni casi di quasi 30 anni.

L’aggravante è l’impossibilità per la Regione non solo di intervenire con correttivi, ma anche di controllare i costi dettagliati. Di fatto la politica del trasporto ferroviario in Veneto la fa Trenitalia, non la Giunta, non l’assessore ai trasporti, non la direzione regionale.

Le conseguenze le pagano da un lato i quasi 70 mila veneti che ogni giorno sono costretti a utilizzare il treno per andare a scuola, all’università o al lavoro, in termini di ritardi, soppressioni, sporcizia, mancanza di informazioni e totale assenza di comfort; dall’altro gravano sui contribuenti: siamo arrivati al paradosso che la Regione è costretta a pagare a Trenitalia la maggiorazione del 10% per i treni nuovi, anche sui treni di sua proprietà e affidati a Trenitalia».

Soluzioni? Secondo Bottacin una sola: «Dal 2015, anno di chiusura del contratto con Trenitalia, fare una gara a evidenza pubblica per selezionare l’operatore più adeguato rispetto al servizio di cui il Veneto ha bisogno».

Alda Vanzan

 

COSTI AUMENTATI DEL 30%

Maggiorazione anche per i convogli vecchi e ristrutturati

VENEZIA – Quanto costa il servizio ferroviario in Veneto? Oltre 237 milioni all’anno: 35,5 milioni di euro di pedaggio (che pesa per il 15%), 189 milioni di trasporto (80%), 12,5 milioni di servizi aggiuntivi (5%).

Il costo di trasporto – spiega il rapporto dell’Osservatorio della spesa – è formato dal prezzo base tariffato a ore e dalle maggiorazioni. Per i treni “nuovi” (fino a 12 anni di vita) c’è una maggiorazione del 10%. Solo che sono considerati nuovi – e quindi tariffati di conseguenza – anche i treni “restaurati” (il termine è “ricondizionati”) negli ultimi 12 anni. (al.va.)

 

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