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Nuova Venezia – Quando il teatro e’ pilastro della Polis.

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

3

nov

2013

L’INTERVENTO

di Gianfranco Bettin

Speriamo che la vicenda del teatro di Mira evolva positivamente, anche se caricarne le difficoltà attuali solo sulla giunta Maniero è sbagliato, stante problemi che giungono da più lontano e che derivano dalla stessa presente crisi globale degli enti culturali nel nostro paese, insufficientemente sostenuti da politiche centrali inadeguate.

Ma questa storia consente di riflettere su alcuni aspetti che nelle celebrazioni del centenario del teatro Toniolo di Mestre non sono stati rilevati abbastanza. Intanto, non è stato sottolineato come il Toniolo sia anche diventato luogo di alte occasioni civiche e politiche, in particolare con il solenne discorso sull’Europa tenutovi dal presidente della Repubblica lo scorso anno, invitato dalla Fondazione Pellicani, e con il prestigioso convegno di “Repubblica” di qualche settimana fa, con gli interventi del presidente del Consiglio e del presidente del Parlamento europeo. Con ciò, a fianco del Municipio e del Duomo, nella più classica e illuminata tradizione italiana, il teatro si è dimostrato davvero un edificio cruciale, un pilastro della città, della vera polis.

Se ciò è accaduto, e se si affianca alla ricca e diversificata proposta che ne fa da anni forse il teatro più frequentato del Veneto, e uno dei più originali per il sincretismo meditato della sua offerta, lo si deve a precise scelte politiche e amministrative. Non ce l’ha regalata nessuno questa straordinaria realtà. Ce la siamo costruita qui in città, amministrazione e cittadini e associazioni insieme.

Nel 1998 il Comune ha deciso di comprarlo, il Toniolo, salvandolo da chissà che destino, e poi di restaurarlo. Per questo è “il” teatro civico. Nello stesso tempo decideva di completare il Centro Candiani, contenente a sua volta uno spazio teatrale, Candiani che dal 1979 non era altro che un triste scheletro di cemento (oggi sottoposto a nuovo restauro e potenziamento di spazi, grazie all’accordo privato-pubblico che regalerà anche una nuova pregevole piazza, opera magistrale di Gigi Gardenal).

Negli anni successivi è stato poi realizzato il teatro “Momo” ed è stato consolidato il rapporto con il teatro “Aurora” a Marghera (gestito, in accordo con il Comune, con grande qualità e spirito innovativo da “Questa Nave”) mentre sta ora per essere riaperto il teatro del Parco alla Bissuola. Accanto a queste strutture, esiste inoltre una rete di spazi teatrali più piccoli, civici o autogestiti o privati, parrocchiali e no, anche di grande tradizione come il teatro della Murata.

Naturalmente, esiste poi, anzi è la stessa nostra città,Venezia, con le sue strutture, sia quelle di fama universale che le altre. Limitandoci, tuttavia, alla terraferma, si può ben dire che la scelta dell’amministrazione di investire sul teatro e in generale sulle attività culturali, può farci oggi ben dire che Mestre è città del teatro, anzi “dei” teatri, con una concentrazione, qualità e articolazione (anche per contenuti e pubblici di riferimento), che non ha paragoni nel Veneto.

Bisogna lavorare su alcuni aspetti, ad esempio recuperare spazi per i grandi eventi e, soprattutto, allargare quelli per la ricerca e la produzione musicale (spazi ai quali ha fatto riferimento più volte l’assessore Angela Vettese).

Malgrado le difficoltà del momento, che la vicenda del teatro di Mira sottolinea, ci sono tutte le condizioni per compiere anche questo nuovo salto di qualità.

 

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