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l’intervento

Venezia, ecco perché il numero chiuso ha un senso

di Lorenzo Miozzi – Presidente nazionale Movimento Consumatori

«Numero chiuso, perché no?». Bene ha fatto chi in questi giorni ha riaperto il dibattito su una questione annosa, che non a caso torna periodicamente alla ribalta. Quello su cui veramente bisognerebbe riflettere oggi è: esiste un limite fisico di rapporto tra un territorio e le persone? Come fanno a starci 20 milioni di turisti a Venezia? Erano 11 milioni alla fine degli anni Novanta. Quindici anni dopo cos’è cambiato nel territorio per sopportarne quasi il doppio?

Per il resto basta guardarsi indietro per capire che porre un limite non è affatto una bestemmia: una volta i flussi turistici in movimento a Venezia erano tre, Ferrovia, Rialto, Accademia, tutti convergenti su San Marco. Si diceva che dovevano essere ampliati, per scoprire le zone meno frequentate della città. Ora questo problema non c’è più: i flussi si sono ampliati e Venezia è stata totalmente svelata. Oggi al massimo si possono redistribuire i flussi nell’arco temporale, tra novembre e luglio.

Poi c’è la questione abitanti: è notizia di qualche giorno fa che i residenti a Venezia sono scesi sotto quota 65 mila. Ebbene: il turismo deve considerare il territorio? Io credo di sì. La ragione è semplice: se un territorio è spopolato significa che è diventato un parco d’attrazione. Se, al contrario, un territorio è abitato, fa si che quel territorio sia vivo. Se un territorio è semplicemente finto, non è più turismo ma diventa un museo da visitare in vetrina.  Venezia è una città particolarmente delicata. Non è Roma, che ha una struttura urbana solida in grado di reggere grandi flussi. Ogni angolo di Venezia è fragile.

Una considerazione finale: non è obbligatorio rendere disponibile un giacimento culturale, come è Venezia, a chiunque. Per visitate una mostra, ci si mette in fila. Avviene sempre così. I Musei Vaticani o San Pietro, giusto per restare a Roma, assorbono sempre lo stesso flusso di visitatori. Se i turisti aumentano, ci si mette in coda e si aspetta. Tutto ha un limite: sbagliato pensare che un museo ce l’abbia e una città no. Venezia è un patrimonio dell’umanità che nell’interesse delle generazioni future deve essere salvaguardato. Ogni ambiente può essere visitato in modo compatibile con la propria salvaguardia. Venezia può essere visitata solo in modo compatibile con se stessa.

 

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