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LE REAZIONI – Orsoni e Zaia dicono ok. Confindustria mugugna. Comitato No protesta

Dal novembre 2014 stop al transito davanti San Marco per i bastimenti superiori a 96mila tonnellate. Da gennaio bloccati i traghetti. Si scaverà un nuovo canale per la Marittima

Il governo: dal 1, novembre 2014 fuori da bacino San Marco quelle di stazza superiore a 96mila tonnellate. Traghetti trasferiti a Fusina

VENEZIA Dal primo gennaio un calo di passaggi del 20%. Sì anche al finanziamento per il canale Contorta

I NUMERI – Ogni anno 1300 transiti e 1.800.000 passeggeri

Ogni anno passano circa 1.300 navi di fronte a San Marco, corrispondenti a un milione 800mila passeggeri. Nel 1970, quando anche le petroliere ormeggiavano di fronte a palazzo Ducale, i passaggi erano oltre 12mila. A partire dal prossimo anno, le navi traghetto (circa 400 l’anno) passeranno al terminal “Autostrade del mare” di Fusina, entrando e uscendo dalla laguna attraverso il canale dei Petroli.

Grandi navi, via i giganti

Che si tratti di una vittoria della città di Venezia o del suo porto è presto per dirlo. Il Governo, comunque, alla fine una decisione l’ha presa, ponendo fine all’inaccettabile incertezza prodotta un anno e mezzo fa dal cosiddetto decreto Clini-Passera. Ieri, dopo un vertice convocato nella tarda mattinata a Palazzo Chigi, il premier Enrico Letta ha spiegato che cosa succederà: via dal Bacino di San Marco innanzitutto le navi più grandi, quelle dalle dimensioni abnormi (anche 330 metri) a partire dal primo novembre 2014. Il parametro scelto è quello delle 96mila tonnellate di stazza lorda, molto più elevato del limite stabilito dal Clini-Passera (40mila) e invalicabile fino a quando non si potrà arrivare ai terminal della Marittima per una via alternativa, che è poi quella utilizzata dai cargo e dai portacontainer.

Al vertice hanno preso parte anche i ministri Maurizio Lupi (Infrastrutture), Andrea Orlando (Ambiente), Massimo Bray (Beni culturali), il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Filippo Patroni Griffi, il segretario generale di Palazzo Chigi Roberto Garofoli, il presidente della Regione Luca Zaia, il sindaco Giorgio Orsoni e il presidente dell’Autorità portuale Paolo Costa.

Il rovescio della medaglia sta nel fatto che il Governo ha di fatto dato il via libera allo scavo del canale Sant’Angelo – Contorta (130 milioni di investimento per 24 mesi di lavori) che una buona parte dell’opinione pubblica vede come il fumo degli occhi, e un secondo canale dei Petroli. La memoria corre subito a 47 anni fa, quando il 4 novembre 1966, a causa di quel canale navigabile artificiale scavato pochi anni prima, la marea entrò ad altissima velocità in laguna e sommerse tutto.

Il Governo ha garantito per il canale una procedura accelerata tramite la Legge obiettivo. In sede di valutazione di impatto ambientale, saranno poi analizzate tutte le possibili alternative al progetto, a cominciare dall’approfondimento del già esistente canale Vittorio Emanuele III, dello scavo di un nuovo canale (una sorta di circonvallazione marina) dietro l’isola della Giudecca e la realizzazione di un terminal nella bocca di porto di Lido, fuori dalla portata del Mose e quindi non soggetto alle inevitabili chiusure della laguna tra ottobre e marzo a partire dal 2016 o 2017.

Se lo stop ai passaggi scatterà fra un anno per consentire alle compagnie di crociera di programmare rotte alternative, una consistente riduzione delle crociere su navi di stazza lorda superiore alle 40mila tonnellate si verificherà già dal primo gennaio: almeno il 20% in meno rispetto al 2012. Inoltre, dal primo gennaio tutti i traghetti, che rappresentano un quarto dei transiti di fronte a San Marco e la metà delle emissioni inquinanti, dovranno traslocare al nuovo terminal di Fusina, passando per il canale dei Petroli. Inoltre è stato stabilito che comunque da gennaio non potranno stazionare in Marittima più di 5 navi da crociera superiori alle 40mila tonnellate contemporaneamente. Per minimizzare l’impatto “visivo” che queste navi hanno al loro passaggio, è stato deciso di concentrare gli arrivi e le partenze nelle ore precedenti l’alba o successive al tramonto.

In un certo senso, il Governo ha avallato il progetto di terminal container in mezzo al mare (14,8 chilometri al largo del Lido per un costo stimato in 2 miliardi e 800 milioni di euro), voluto da Costa per strappare traffico dall’Estremo oriente ai grandi porti del Nord Europa e questo implicherà la revisione del piano regolatore portuale. In quella sede a Marghera si potranno liberare banchine a vantaggio della crocieristica. La giornata si conclude conun twitt di Enrico Letta “Sono sicuro che ognuno farà la sua parte peché tutto funzioni”.

Michele Fullin

 

I COMMENTI – Tra applausi e contrarietà  «Ma le crociere restano»

Costa: «É stata un’ottima giornata»

Confindustria: «Rischio di fuga»

«L’importante è che oggi si è invertita finalmente la tendenza al gigantismo in Laguna. Fin da subito ci sono limiti precisi»

Nessuno ha perso e tutti hanno, con differenti sfumature, qualcosa da festeggiare secondo la migliore tradizione italiana. Le grandi navi, anzi le grandissime (oltre i 290-300 metri) saranno estromesse dai passaggi di fronte a piazza San Marco. Fra un anno esatto, ed è un sollievo un po’ per tutti: il Comune di Venezia, i comitati contro le grandi navi, gli ambientalisti e persino l’Autorità portuale che può finalmente uscire da una impasse lunga anni. Un po’ meno per chi gestisce il traffico di quasi due milioni di passeggeri l’anno, vale a dire Vtp, il cui presidente Sandro Trevisanato prima di esprimersi preferisce valutare un po’ di dati economici. Lo farà probabilmente oggi, a bocce ferme. Non saranno contente neppure le grandi compagnie marittime. Facendo rapidamente qualche conto e considerando il fatto che le navi più belle e moderne sono anche le più grandi, Msc perderà la possibilità di venire a Venezia per 4 navi su 12, la Royal Caribbean per 8 su 22 (ma molte non operano nel Mediterraneo), mentre la flotta “abilitata” di Costa sarebbe ridotta praticamente della metà. Questo è il timore del presidente di Confindustria Venezia, Matteo Zoppas: «Il limite delle 96mila tonnellate cambierà, in peggio la geografia delle destinazioni dell’Alto Adriatico con l’ulteriore rischio, peraltro già paventato da diverse compagnie, di cambiare meta».

Soddisfatto è sicuramente il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni: «Per la prima volta si è messo uno stop alle grandi navi. Arriveremo ad avere quasi un dimezzamento dei passaggi dal primo gennaio, quindi da subito. Ciò che conta è che si sia invertita la tendenza al gigantismo navale in laguna».

«Deve cominciare ora un virtuoso gioco di squadra – aggiunge il governatore Veneto Luca Zaia – per rispettare scadenze e obiettivi. Non sia mai che per burocrazia, esitazioni e insulsi veti di chi dice sempre “no”, Venezia perda la crocieristica e, con essa, migliaia di posti di lavoro. Non regaliamo le nostre navi ad altri porti».

Per il presidente del porto Paolo Costa è “un’ottima giornata per Venezia e tutto sommato la decisione presa comporta sacrifici accettabili per le crociere e limitati al tempo della realizzazione della nuova via d’accesso”.

«Con questa decisione – è il commento del sottosegretario ai beni culturali Ilaria Borletti Buitoni – il Governo dà un segnale forte alla città di Venezia e a tutti coloro che da tempo sostengono questa battaglia, ma soprattutto dà un segnale importante per la tutela del nostro patrimonio culturale».

Il Comitato No grandi navi, al quale va il merito di aver sollevato il problema e di averlo portato alla ribalta mondiale, annuncia che la mobilitazione sarà ora contro il canale Contorta.

«Questo – attacca il portavoce Silvio Testa – è solo un contentino che non cio fermerà. La battaglia si sposterà in sede di Via sul devastante progetto del canale Contorta. Dove, non per bontà loro ma perché così dice la legge, dovranno venire valutate tutte le proposte alternative, compresa quella dell’estromissione dalla laguna delle navi non compatibili».

Michele Fullin

LAGUNA E SALVAGUARDIA

I PROGETTI – Approvato lo scavo del canale Contorta. Bocciata Marghera. Orsoni: una vittoria

VENEZIA Tra un anno via da S. Marco i colossi, da gennaio crociere ridotte del 20% e traghetti a Fusina

IL VERTICE – Roma ha deciso: via le navi più grandi oltre le 96mila tonnellate dal bacino di San Marco; ridotti i passaggi già da gennaio 2014, ma in particolare no al trasferimento della Marittima e via libera al canale Sant’Angelo-Contorta. È questo il risultato del vertice romano a Palazzo Chigi coordinato dal premier Enrico Letta.

I COMMENTI – Ca’ Farsetti e Autorità Portuale si dichiarano entrambi soddisfatti del vertice romano. Orsoni: «Una vittoria per la città: a San Marco passaggi dimezzati». Paolo Costa: «Ora potremmo procedere con i nostri progetti».

LE DATE – Dal 1° gennaio crociere ridotte del 20% e traghetti deviati al terminal di Fusina

IN MARITTIMA – Dal prossimo anno non ci saranno più di 5 navi ormeggiate insieme

Via i colossi del mare, sì al Contorta

Dal 1° novembre 2014 fuori dal Bacino le navi sopra le 96mila tonnellate. Via libera al progetto del Porto

IL RISULTATO  «Un dimezzamento già da gennaio»

Via le navi più grandi (oltre le 96mila tonnellate di stazza lorda) dal bacino di San Marco a partire dal 1° novembre 2014. Nel frattempo, già da gennaio, i loro passaggi dovranno essere ridotti di almeno un quinto. Lo ha deciso il Governo, che dopo l’incontro convocato a palazzo Chigi su richiesta del sindaco Giorgio Orsoni, ha stabilito anche che la Marittima non si tocca e che la via alternativa a San Marco sarà il canale Sant’Angelo Contorta, il cui progetto (anzi l’idea, visto che non c’è ancora nulla) è stato criticato da più parti per l’impatto sull’idraulica lagunare che potrebbe avere.

La questione sarà comunque approfondita in sede di valutazione di impatto ambientale, cui l’opera sarà necessariamente sottoposta, anche se avrà la corsia preferenziale della legge obiettivo, in modo da mantenere inalterati i tempi di realizzazione (24 mesi) se si deciderà di farlo.

In sede di Via saranno analizzate anche le alternative al Contorta e, dalle prime indiscrezioni (da considerare come tali) sembra che quelle più quotate siano “l’opzione zero” (quella che prevede che nessuna grande nave possa entrare in laguna), il passaggio per il canale Malamocco-Marghera e poi per il Vittorio Emanuele III scavato e adeguato (proposta del presidente di Umana, Luigi Brugnaro) o il canale dietro la Giudecca proposto dal parlamentare di Scelta Civica, Enrico Zanetti. In realtà, però, la nota ufficiale di palazzo Chigi parla solo di alternative e quindi non esclude né il progetto del terminal nella bocca di porto del Lido (Cesare De Piccoli e la variante del gruppo di docenti Iuav coordinato da Stefano Boato) né eventuali soluzioni alternative che dovessero emergere nel corso della disamina.

Nella tarda mattinata di ieri si sono riuniti di fronte al premier Enrico Letta i ministri Maurizio Lupi (Infrastrutture), Andrea Orlando (Ambiente), Massimo Bray (Beni culturali), il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Filippo Patroni Griffi, il segretario generale di Palazzo Chigi Roberto Garofoli, il presidente della Regione Luca Zaia, il sindaco Giorgio Orsoni e il presidente dell’Autorità portuale Paolo Costa.

Le misure decise sono molteplici e, se lo stop ai passaggi scatterà da novembre 2014 per consentire alle compagnie di crociera di programmare rotte alternative, una consistente riduzione delle crociere su navi di stazza lorda superiore alle 40mila tonnellate già dal primo gennaio: almeno il 20 per cento in meno rispetto al 2012. Inoltre, dal primo gennaio tutti i traghetti, che rappresentano un quarto dei transiti di fronte a San Marco e la metà delle emissioni inquinanti, dovranno traslocare al nuovo terminal di Fusina, passando per il canale dei Petroli.

Inoltre è stato stabilito che comunque nell’anno prossimo non potranno stazionare in Marittima più di 5 navi da crociera superiori alle 40mila tonnellate contemporaneamente. Per minimizzare l’impatto “visivo” che queste navi hanno al loro passaggio, è stato deciso di concentrare gli arrivi e le partenze nelle ore precedenti l’alba o successive al tramonto.

 

I COMITATI – Il portavoce Testa parla di prima vittoria e contesta il sindaco

«La mobilitazione continua in sede di Via»

LE ALTERNATIVE – Se lo scavo non si potrà fare si valuteranno le altre soluzioni

Il Comitato no grandi navi «incassa il poco di buono che c’è nelle decisioni romane», considerandolo una prima vittoria «della nostra mobilitazione a livello mondiale contro lo scandalo del crocierismo a Venezia». Ma contesta tutto il resto, comprese le parole del sindaco, Giorgio Orsoni, precisando che sulle conseguenze del gigantismo navale in acque lagunari «la battaglia certo non si fermerà, spostandosi intanto in sede di valutazione di impatto ambientale sul devastante progetto del canale Contorta. Dove, non per bontà loro ma perché così dice la legge, dovranno venire valutate tutte le proposte alternative, compresa quella dell’estromissione dalla laguna delle navi non compatibili».

In una nota diffusa ieri, il portavoce del Comitato, Silvio Testa, spiega che a seguito delle decisioni prese a Roma, e preso atto di quanto detto dal sindaco, nel lungo termine «non avremo solo il terminal crociere in Marittima con lo scavo del Contorta Sant’Angelo, oppure il nuovo terminal crociere a Porto Marghera, ma tutti e due. Questo, almeno, per chi crede davvero che in futuro verrà dato a Giorgio Orsoni il contentino del “suo” porto crociere, nel luogo che prima o poi avrà la cortesia di indicare alla città».

Intervenendo più sulla nota diffusa da Ca’ Farsetti che sul summit romano, Testa aggiunge che «il sindaco abbozza e gongola nonostante la pesante sconfitta sullo scavo del canale Contorta (del tutto escluso a Roma dalle soluzioni immediate, come il terminal a Porto Marghera, rimandato alla nuova pianificazione portuale, ndr). Ma se qualcuno crede di spegnere il movimento cittadino contro le grandi navi agitando contentini come la riduzione dal 1 gennaio 2014 del 20% di quelle oltre le 40mila tonnellate di stazza lorda in bacino San Marco, o il divieto di accesso in laguna delle navi oltre le 96mila dal 1 novembre dello stesso anno, si sbaglia di grosso: per il Comitato ben poco è cambiato».

Vettor Maria Corsetti

 

De Piccoli: «La mia resta l’unica scelta»

Cesare De Piccoli fa spallucce all’esclusione del suo progetto dalle soluzioni immediate ipotizzate a Roma per la crocieristica in laguna. Chiarendo di non sentirsi fuori gioco, perché il suo terminal non si configura come qualcosa di provvisorio, ma di definitivo. Interpellato nel merito, l’ex parlamentare e sottosegretario precisa che «la decisione vera e propria è stata solo rinviata. E sul futuro veneziano delle grandi navi, la mia resta l’unica soluzione in prospettiva. Per questo non mi considero completamente tagliato fuori. Il resto è solo politica, e in quanto tale non mi riguarda più».

V.M.C.

 

IL SINDACO – Soddisfazione per l’estromissione dei giganti dal Bacino

Orsoni: «Una vittoria S. Marco sarà più “libero”»

«È positivo che il Governo si sia occupato della cosa: per la prima volta si è messo uno stop alle grandi navi, nel senso che non ci sarà un incremento come quello degli ultimi anni».

Il sindaco Giorgio Orsoni esce più che soddisfatto dall’incontro romano, che tra l’altro ha contribuito più di ogni altro a far convocare. Ha ottenuto dal Governo quel segnale forte che auspicava, ma non il trasferimento momentaneo delle crociere a Porto Marghera. Guardando al generale, però, il bicchiere lui lo vede mezzo pieno. Anzi, quasi tutto pieno.

Sindaco, come è andata?
«Mi pare sia andata molto bene – commenta – è ovvio che in questo mondo bisogna arrivare anche a delle mediazioni. In ogni caso è estremamente positivo che il Governo si sia finalmente occupato della cosa: per la prima volta si è messo uno stop alle grandi navi, nel senso che non ci sarà un incremento come quello degli ultimi anni, ma semmai una diminuzione. Arriveremo ad avere quasi un dimezzamento dei passaggi dal primo gennaio, quindi praticamente da subito. Ciò che conta – continua – è che si sia invertita la tendenza al gigantismo in laguna e ai passaggi delle crociere davanti a piazza San Marco, che è quello che volevamo come città».

Questo nell’immediato. Nel medio termine riaffiora la possibilità di trasferire le navi a porto Marghera.
«Nel medio periodo il Porto ha sostenuto che non sia possibile non andare in Marittima ed è stato ascoltato dal Governo. Si farà dunque una verifica delle alternative per arrivare in quel sito senza passare per San Marco e, nel lungo periodo, la modifica del Piano regolatore portuale in funzione del terminal in mare aperto terrà conto dello spostamento delle navi sulle banchine di Marghera».

Molte perplessità sono state manifestate da lei sul canale Sant’Angelo Contorta.
«Un’opzione questa che dovrà essere studiata attentamente per verificare l’impatto che potrà generare sull’ecosistema lagunare».

Ci sono stati fior di studiosi che hanno sollevato molte riserve sull’opera e queste riserve potranno essere portate in sede di valutazione di impatto ambientale, alla quale il canale sarà sottoposto. In definitiva, c’è chi dice che Orsoni abbia vinto, altri che ha perso lasciando la vittoria a Costa. È d’accordo?

«Non lo so chi abbia vinto o se in queste cose ci sia un vincitore. Dico intanto che siamo riusciti ad imporre uno stop alle grandi navi e questo mi sembra già un gran risultato. Il resto sono chiacchiere, perché il discorso del trasferimento temporaneo a Marghera era un suggerimento al Porto affinché non perdesse il traffico delle grandi navi. A me importava che queste non passassero per San Marco».

Michele Fullin

 

CRUISE VENICE  «Una stangata per il Porto. Orsoni ha poco da celebrare»

Al Comitato Cruise Venice, che rappresenta gli operatori del Porto, non piace l’accordo raggiunto ieri a Roma sulle grandi navi. E lo fa sapere senza mezzi termini, criticando anche la soddisfazione espressa dal sindaco.

«Dall’incontro di ieri – spiega il presidente Massimo Bernardo – si capisce che rimangono le navi in laguna, la centralità dell’attuale stazione Marittima resta immutata e si realizzarà il nuovo canale Contorta-Sant’Angelo voluto dal presidente dell’Autorità Portuale. Non si capiscono dunque i toni trionfalistici ed entusiatici del sindaco Giorgio Orsoni che ha perso su tutti i fronti».

«Orsoni – prosegue Bernardo – Può esultare solo per l’assurdo limite dell’ingresso in laguna delle navi con stazza superiore alle 96mila tonnellate e la conseguente perdita di 180 toccate all’anno. Un limite irrazionale,dunque, che poteva essere portato almeno a 110mila tonnellate, privo di ogni fondamento scientifico che finirà per mettere in ginocchio il porto di Venezia e ne segnerà la fine. Complimenti».

Proprio pochi giorni fa, infatti, il Porto aveva diffuso uno studio secondo il quale, con l’eliminazione delle navi sopra le 90mila tonnellate dal Bacino, il Porto avrebbe perso il 23 per cento del fatturato, pari a circa 56 milioni di euro l’anno.

 

IL PORTO  «Confermato il ruolo della Marittima: possiamo iniziare a progettare il futuro»

Alla fine, Paolo Costa ha avuto quasi tutto ciò che voleva: l’affermazione della Marittima come scalo delle crociere, il via libera al canale Sant’Angelo Contorta e il “niet” a porto Marghera per le grandi navi.

«È un’ottima giornata per Venezia e il suo porto – commenta – la conferma della Marittima quale punto di arrivo e partenza delle crociere consente di avviare la realizzazione dell’elettrificazione da terra delle banchine, il cosiddetto cold ironing, che consentirà alle navi in banchina di staccare i gruppi elettrogeni e non inquinare più. L’avvio del procedimento per la realizzazione del canale – aggiunge – consente finalmente di disporre di una soluzione definitiva al problema del passaggio delle grandi navi in bacino San Marco. Una prospettiva che spero renda sopportabili i sacrifici richiesti all’industria croceristica nella fase transitoria.

Infine, la revisione del Piano Regolatore Portuale, da condurre d’intesa con il Comune, ci consente di inquadrare il nuovo progetto di sviluppo del porto centrato sulla piattaforma d’altura (petrolifera e container) e la corrispondente bonifica e riconversione di aree a porto Marghera, un inquadramento – conclude Costa – nel quale potrà sicuramente trovare spazio anche un eventuale nuovo terminal crocieristico».

«Importanti l’inversione di tendenza e la riduzione delle grandi navi. Discutibile, invece, il rinvio della prospettiva strategica». Questo il commento di Gianfranco Bettin al summit romano sulla crocieristica. L’assessore all’Ambiente si dichiara dispiaciuto «per l’esclusione delle ipotesi offshore o alla bocca di porto». E al tempo stesso, del fatto che Porto Marghera «non sia stata presa in considerazione nell’immediato. Io resto dell’idea che qualche nave vi potesse trovare posto in via sperimentale dalla prossima stagione turistica».

Più soddisfatto Enrico Zanetti, per l’inclusione della sua proposta di un canale dietro la Giudecca: «Mi rimetto alle decisioni dei tecnici – precisa il senatore di Scelta civica – Non voglio scavare un canale a tutti i costi. Ma se si deve farlo, tanto vale optare per la soluzione meno impattante. Del tutto solidale, poi, mi trova l’accantonamento di Porto Marghera. Che nel breve termine, per tempi e risorse, si configurava come una soluzione risibile».

M.F. (ha collaborato Vettor Maria Corsetti)

 

LEGGE SPECIALE – Competenze e soldi, la Commissione frena le richieste di Venezia

IL PRESIDENTE – Marinello: «Evitare i conflitti tra enti locali»

IL SOPRALLUOGO L’esito delle audizioni della commissione ambiente

IL DIBATTITO – I senatori per due giorni in città. In discussione risorse e competenze

DALLA ZUANNA   «Due punti da difendere: puntare su laguna e residenza»

FINANZIAMENTI   «Autonomia e fiscalità? Sono terreni scivolosi. Serve prudenza»

Legge speciale e soldi. Doccia fredda sulle richieste di Venezia

Una notizia buona e una meno buona dalla riunione veneziana della Commissione Ambiente del Senato. La prima è che per la metà di gennaio si arriverà finalmente ad un disegno unificato per la nuova Legge speciale per Venezia, che attualmente conta tre proposte (Casson, Dalla Tor e De Poli). Quella meno buona è che difficilmente le parti più rivoluzionarie e federaliste dei testi oggi all’attenzione troveranno spazio nella norma definitiva. Lo Stato non ha infatti alcuna intenzione di cedere né sull’unificazione delle frammentate competenze sulla laguna chiesta a gran voce dal sindaco Giorgio Orsoni né sulle risorse da assegnare in modo automatico alla città secondo una percentuale delle imposte prodotte sul territorio.

A dare l’altolà a queste due aspirazioni fondamentali è stato il presidente della commissione Giuseppe Marinello, che pure ha riconosciuto a Venezia una specificità e un’unicità da tutelare assolutamente.

«Ci rendiamo conto delle esigenze del Comune – ha detto – ma queste a volte confliggono con la legge e con le aspirazioni di altri enti, come Comune e Provincia, senza contare le altre amministrazioni comunali. Per questo, pensare ad un’unica autorità mi pare un po’ superficiale. Dobbiamo – ha aggiunto – evitare conflitti tra enti locali e creare invece una governance agile, con la conferenza di servizi che consenta di prendere decisioni veloci senza ricorrere allo scaricabarile».

Come trovare soluzioni di questo tipo, il senatore però non lo dice, dal momento che la città è costretta a pagare un canone di concessione degli spazi acquei di fronte a palazzo Ducale perché questi sono demaniali, ha finalmente ottenuto in proprietà l’Arsenale ma non lo specchio acqueo della darsena e non può modificare neppure un limite di velocità in laguna neppure quando questo risulta insensato e dannoso.

Lo stesso discorso vale per le risorse.
«Approfondiremo – ha detto – su due livelli di confronto: quello del Ministero dell’Economia e quello della Regioneria generale dello Stato. Autonomia e fiscalità sono terreni scivolosi: non me la sento per questo di fare supposizioni».
Il senatore veneto Gianpiero Dalla Zuanna ha sottolineato che due sono i punti fondamentali che dovranno trovare posto nella nuova Legge speciale.

«Il primo è la residenzialità – ha spiegato – perché Venezia non può continuare a perdere abitanti: ci vogliono strumenti urbanistici diversi o più estremi rispetto ad altre parti. La seconda parola d’ordine deve essere “Laguna”, perché non possiamo pensare che diventi un braccio di mare, nel qual caso si perderebbe la specificità».

Dalla Zuanna non ha poi escluso l’ipotesi dell’introduzione di un ticket per i turisti che arrivano a Venezia: «Venticinque milioni non sono pochi – ha ammesso – anche se non è facile capire come intervenire in questo ambito. Fare come a Milano, dove il pagamento di una sorta di biglietto per entrare in centro sta permettendo di finanziare diversi servizi, è una possibilità, anche se non si può pensare di coprire tutto in questa maniera».

Il sindaco, a Roma per le grandi navi, non si scoraggia e proseguirà la sua battaglia:

«È ovvio che sia così. Non ci si possono aspettare accoglienze a braccia aperte a proposte innovative. Mi pare però che abbiano ben recepito le esigenze della città e questo mi rende fiducioso».

 

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