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Giovanni Montresor già proprietario attraverso un fondo di Valle Ossi a Eraclea coinvolto negli anni ’90 nelle inchieste della procura veronese e sempre prosciolto

VERONA – I finanzieri del Nucleo di Polizia tributaria di Venezia hanno posto sotto sequestro il patrimonio di un imprenditore di Bussolengo, il 70enne Giovanni Montresor, importatore di bestiame e proprietario di una catena di hotel e molto altro, dei beni della moglie e dei figli. Nove società, terreni per due milioni e 350 mila ettari in provincia di Verona, Gorizia, Belluno e Brescia, diciotto tra appartamenti e negozi e sette automobili. Complessivamente un valore complessivo di 300 milioni di euro è finito sotto sequestro, eppure nel 2011 Montresor aveva dichiarato di aver guadagnato appena 4 euro nell’anno precedente e un euro in più, nel 2009. Gli investigatori della Guardia di finanza lagunare hanno dato tutti gli elementi necessari per chiedere il sequestro preventivo da parte della Procura della repubblica di Verona: a concederla i giudici del Tribunale. La legge sulle misure di prevenzione che spesso scattano soprattutto per gli esponenti della criminalità organizzata, a differenza che per le indagini penali in cui è l’accusa a dover dimostrare grazie a prove e indizi la colpevolezza dell’indagato, ora costringerà Montresor a dimostrare la legittima provenienza del suo enorme patrimonio. L’ultima inchiesta nella quale è rimasto implicato il commerciante di bestiame veronese è del 2011: era finito nei guai per non aver dichiarato la proprietà di ingenti capitali detenuti all’estero e per non aver pagato le imposte dovute sulla vendita di 180 ettari di terreno sul litorale di Eraclea, Valle Ossi, un vero paradiso naturalistico. Ma i finanzieri, per ottenere la misura di prevenzione, hanno elencato anche altre inchieste in cui l’imprenditore di Bussolengo era rimasto coinvolto nel passato: si tratta di procedimenti penali per corruzione e truffa aggravata che risalgono agli anni Novanta. Così, la Procura veronese ha qualificato Montresor nella richiesta al Tribunale come persona che «per la condotta e il tenore di vita debba ritenersi vivere abitualmente, anche in parte, con i proventi di attività delittuose». Con l’ultima indagine del 2011 i finanzieri veneziani gli avevano sequestrato le quote, per un valore di 52 milioni di euro, del fondo che aveva creato in Lussemburgo per cementare Valle Ossi. Un progetto speculativo iniziato nel 2008 e scoperto dagli uomini dal Nucleo di polizia tributaria di Venezia, che hanno ficcato il naso sull’operazione temendo infiltrazioni mafiose. In realtà hanno trovato il veronese che dai primi anni Ottanta possiede ben 180 ettari di terra a Eraclea. Un imprenditore già nella famosa lista sequestrata all’avvocato Pessina, grazie al quale riuscì a portare in Svizzera, illegalmente, 8 milioni di euro. L’evasione, per Montresor e la moglie, sembrava un’abitudine. Aveva all’estero milioni di euro depositati in società che ha fatto nascere e morire in Gran Bretagna, Madeira e Lussemburgo. Per Valle Ossi aveva firmato una compravendita sottoscritta da una parte dalla società «Essential» con sede in Lussemburgo, che ha venduto, alla «Numeria» che controlla un fondo immobiliare omonimo. Apparentemente amministratore della prima era il marocchino Mohamed Karo, ma i finanzieri hanno poi scoperto che c’era Montresor dietro, mentre la seconda fa capo ai noti avvocati trevigiani Bruno Barel e Massimo Malvestio.

Giorgio Cecchetti

 

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