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Buone notizie dall’affollato convegno organizzato dal Comune al Parco Vega sul futuro di Porto Marghera. L’Eni è pronta a cedere oltre 100 ettari di terreni

Ora si intravvede la luce in fondo al tunnel dell’insoluto problema delle bonifiche e del rilancio delle grandi aree dismesse dalle industrie chimiche e siderurgiche chiuse ormai da anni a Porto Marghera. Dopo anni e anni di interminabili discussioni e inconcludenti progetti infranti dall’altissimo prezzo di queste aree da rilanciare – a causa dei pesanti costi di bonifica e delle lunghe procedure di autorizzazione – siamo arrivati alla stretta finale e dal prossimo anno potranno essere messi in vendita, a prezzi altamente competitivi, decine e decine di ettari di aree pronte per la messa in sicurezza e il rilancio produttivo. Una manna dal cielo per il Nordest, affamato di aree ben servite da infrastrutture come il porto commerciale di Venezia, l’aeroporto, le ferrovie e la rete autostradale.

Del resto già sono in lista vari imprenditori – come le imprese che vogliono costruire nuove raffinerie di oli vegetali e biocarburanti o la cordata che recentemente si è detta pronta ad acquistare le aree dell’ex centrale Enel di Marghera – che hanno presentato in Comune e Regione offerte d’acquisto di aree e immobili da riutilizzare.

«Ancora qualche passo», ha commentato ieri l’assessore comunale all’Ambiente comunale, Gianfranco Bettin che insieme all’assessore allo Svilippo, Alfiero Farinea, ha organizzato al Parco Vega il convegno sugli scenari futuri e futuribili di Porto Marghera, «e finalmente potremo accompagnare Porto Marghera nel nuovo secolo che fa tesoro delle professionalità acquisite nel secolo scorso con lo sviluppo dell’industria pesante e accompagnerà la nascita di attività industriali innovative e sostenibili che conviveranno con le crescenti attività logistiche e commerciali legate al porto».

A conferma che per Porto Marghera siamo davvero arrivati al punto di svolta, sono arrivate ieri al convegno le rassicurazioni del direttore generale ed ex ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, e del suo collega Maurizio Pernice, il successore del tanto contestato Gianfranco Mascazzini:

«Con l’Accordo di programma per la bonifica e la riqualificazione ambientale del Sito di interesse nazionale di Venezia di Porto Marghera e aree limitrofe, sottoscritto il 16 aprile 2012 e i relativi Protocolli attuativi, sono state definite le azioni finalizzate all’accelerazione e semplificazione dell’iter procedurale di tutti i progetti di bonifica che entro la fine dell’anno avranno tutti la loro procedura esecutiva approvata».

In quanto alle aree effettivamente disponili per nuove iniziative imprenditoriali, il sindaco Giorgio Orsoni e il commissario della Regione, Giovanni Artico, hanno assicurato che entro dicembre Eni cederà oltre 100 ettari di aree di sua proprietà alla società mista Comune-Regione che a sua volta le cederà agli imprenditori che già ne hanno già fatto richiesta da anni e a tutti gli altri che aderiranno al bando europeo di manifestazione d’interesse che sarà pubblicato nella prima metà del 2014.

Giovanni Artico, però, nel suo intervento ha chiesto ad Eni di «accelerare le risposte sui termini e i costi di cessione delle aree» in modo da poter rispondere alle richieste già avanzate da molti imprenditori che, per bonifiche e messa in sicurezza dei terreni, potranno utilizzare i previsti finanziamenti agevolati. Fondi sono in arrivo – come ha ricordato ieri Clini – con il fondo di rotazione nazionale per la Green Economy e i l fondo europeo Horizon 2020.

«Ci stiamo impegnando con grande serietà», ha concluso Orsoni, «in accordo con la Regione e unitamente al Porto, che è stato attore del recupero di vaste aree che saranno messe in gioco per scopi più direttamente interessati all’attività portuale».

Dal canto suo Paolo Costa, presidente dell’Autorità Portuale, nel suo intervento ha ribadito: «Porto Marghera sta già cambiando, lo provano le 950 imprese insediate, di cui oltre 300 del settore portuale. Imprese che danno lavoro a oltre 11.500 addetti, 6.100 dei quali sono addetti portuali».

Gianni Favarato

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