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L’EVENTO

Un karaoke con Verdi

«Omaggio pop al compositore: il pubblico canterà con noi»

C’è un po’ di Verdi in ciascuno di noi, anche se non lo sappiamo. «Appartiene al nostro Dna, al nostro sangue. A chi è mai capitato di iniziare a cantare un’aria di Verdi e accorgersi poi che anche gli altri lo seguono? Di solito tutti sanno le prime parole, poi si fermano…».

Marco Paolini sta provando con l’amico musicista Mario Brunello, un vorticare di suoni, voci, accordi, violoncello e pianoforte che si impennano, sguardi concentrati, la fronte aggrottata e la tensione della vigilia. Domani il debutto, al Regio di Torino, di questa sorta di “riunione conviviale” dove si finirà per cantare Verdi tutti insieme, artisti e spettatori. Poi il tour di “Verdi, narrar cantando” si sposterà dal 19 novembre al Ristori di Verona (già esaurito), quindi a Rovereto (23), Monfalcone (25-27), Lonigo (10 dicembre) e Mestre (17-19).

«Il nostro sarà un Verdi pop – avverte Brunello – non nel senso della musica pop, ma nell’idea di popolare. Un artista capace di cogliere il bisogno di storie della gente, lo spirito del suo tempo, e di comunicarlo con una musica per tutti».

Paolini e Brunello, non nuovi alle collaborazioni su progetti musicali – lo hanno fatto per Schoenberg e Bach, o per “Binario illegale” con Gianmaria Testa – stavolta rendono omaggio a Verdi nell’anno del bicentenario in modo originale: questo “narrar cantando” non è una lezione sul compositore, «non abbiamo nulla da insegnare o da scoprire di nuovo – aggiunge il violoncellista castellano – È una narrazione, come sa fare Marco, incentrata su Verdi uomo di teatro».

Ed è questo aspetto che affascina Paolini: Verdi non è il compositore «che sta al pianoforte nella sua torre d’avorio, no, lui fa il regista, il capocomico, l’imprenditore, come se il ruolo di compositore fosse troppo stretto».

Al centro dello spettacolo vi sarà il Verdi della piena maturità, quello del Rigoletto, del Trovatore, della Traviata e di Otello, l’artista «che stupisce tutti per la sua capacità di rinnovarsi, di reagire, da gigante, alle critiche che gli rimproverano di essere superato» spiega Paolini, che leggerà, quasi alla lettera, i versi dai libretti, lasciando poi spazio a momenti di improvvisazione.

In scena tre strumenti: il violoncello di Brunello, un pianoforte e un armonium suonati da Stefano Nanni, e poi le arie, «una più bella dell’altra, ancora capaci, anche quando la melodia è semplice, di dare i brividi, di parlare delle passioni e dei problemi di tutti» osserva Brunello.

Ogni recita sarà così preceduta da una lezione di canto tenuta da Brunello e Francesca Breschi, per insegnare al pubblico testi e musiche dei cori che verranno poi eseguiti nello spettacolo. «Marco ed io siamo una coppia trasversale – chiude Brunello – e quindi ci aspettiamo un pubblico trasversale che poi esca… fischiettando o cantando!».

 

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