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Dossier di Stefano Boato al ministero dell’Ambiente

Rischia di innescare una “guerra” tra i ministeri dell’Ambiente e delle Infrastrutture il progetto di scavo e allargamento del canale Malamocco-Marghera nel tratto da porto San Leonardo all’intersezione con il Canale Contorta, che potrebbe essere letto come propedeutico proprio alla realizzazione di quest’ultimo canale per le grandi navi prima che questo venga ufficialmente considerato come l’alternativa prescelta per il loro transito.

«Si tratta di un progetto che non parte dal presupposto di ridurre e mitigare il canale dei Petroli per tutelare la laguna centrale e usarla in modi sostenibili a lungo termine, ma che aumenta il numero delle navi e la loro velocità».

Lo dice Stefano Boato, docente Iuav e rappresentante del Ministero all’Ambiente in Commissione di Salvaguardia. Boato chiede che il Ministero dell’Ambiente inviti ufficialmente il Magistrato alle Acque (espressione del Ministero delle Infrastrutture) e la Commissione di Salvaguardia a rivedere il progetto “in forme coerenti con le norme e i piani vigenti o comunque a sospenderlo in attesa dell’approvazione del piano morfologico della laguna e di una valutazione di incidenza”.

Nel documento che è stato protocollato nei giorni scorsi e inviato a Roma, Boato rileva che le normative di tutela della laguna prevedono interventi che vanno in senso diametralmente opposto ai contenuti di un progetto – proposto congiuntamente da Autorità portuale e Magistrato alle Acque su elaborazione del Consorzio Venezia Nuova – che si chiama “interventi per la protezione e la conservazione dei fondali del canale”.

Tra gli elementi una scogliera in pietre da tre tonnellate l’una, che separerebbe la laguna di Mira da quella centrale, con barene “traslate” realizzate con lo scavo di fanghi più o meno inquinati proveniente dal canale stesso.

Boato ricorda che il presidente del Porto Claudio Boniccioli si era impegnato a non aumentare la dimensione dei navigli in laguna, con pescaggi utili pari a 10 metri, mentre successivamente autorità portuale, dopo aver ritirato le prime documentazioni già presentate al ministero dell’Ambiente, «ha fatto uso di decreti emergenziali di protezione civile per scavare i canali fino a -11,5, facendo riferimento al piano portuale del 63-65, antecedente all’alluvione del 1966».

Per il docente dello Iuav, insomma, è il Porto che dev’essere compatibile con la laguna e non viceversa.

E cita gli studi di Luigi D’Alpaos, a proposito di erosione proprio in quelle zone, il quale anticipa che a causa del moto ondoso e delle correnti indotte dal traffico navale nel 2050 la laguna sarà “appiattita” con valori che tenderanno verso i 2 metri.

La Soprintendenza si è limitata, nell’esame del progetto che arriverà al voto in Salvaguardia la prossima settimana, a sottolineare la necessità «di conoscere l’intensità dei traffici previsti negli anni futuri», aggiungendo «che l’uso del pietrame è incongruo» e che si chiariscano gli obiettivi progettuali.

 

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