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L’ingegner D’Alpaos, luminare dell’ingegneria idraulica: «Se si scava un canale per le Grandi Navi ci sono inesorabili effetti morfologici»

VENEZIA. Il monito di Cristoforo Sabbadino, primo proto del Magistrato alle Acque, ha attraversato i secoli per giungere ai nostri giorni nelle parole dell’ingegnere Luigi D’Alpaos:

«La laguna ha tre nemici: i fiumi, il mare e gli uomini. Apri gli occhi e alle voglie ingorde degli uomini poni un limite». È iniziato così il primo dei tre interventi sul tema dell’ambiente, organizzato dal Lions Club Venezia Host martedì sera nella sala affrescata di Ca’ Sagredo, a Santa Sofia.

Al docente padovano sono seguite le relazioni del direttore del Museo di Scienze Luca Mizzan e quella del rettore dello Iuav Amerigo Restucci, in linea con lo spirito della serata che si può riassumere nell’urgenza di difendere Venezia, prima di tutto da molti veneziani. Dai cambiamenti morfologici della laguna alle specie che si sono insediate e che stanno scomparendo fino ad arrivare al paesaggio, le relazioni si sono intrecciate seguendo il filo conduttore della tutela dell’ambiente e della necessità che il territorio venga governato bene, ascoltando i bisogni della comunità. D’Alpaos ha raccontato la fragilità della laguna, a partire dagli effetti devastanti che l’intervento umano ha avuto nei secoli, come dimostra la riduzione drammatica delle barene.

Il professore si è soffermato su tre aspetti per spiegare la sommersione innaturale a cui stiamo andando incontro: l’abbassamento dei fondali centrali, la pesca devastante dei molluschi e lo scavo delle bocche di porto.

«Se si vuole scavare un nuovo canale per le Grandi Navi», ha concluso, riferendosi al Contorta, «bisogna essere consapevoli degli effetti morfologici inesorabili».

«La maggior parte dei veneziani vive Venezia come se non ci fosse la laguna», ha concluso Mizzan, mostrando gli esemplari in via di estinzione come i caparossoli e le palostreghe, «ma noi siamo veneziani proprio perché c’è la laguna». Eppure «Venezia ha un’ossatura profonda», ha detto Restucci, «fatta di una stratificazione di tradizioni che la elevano a capitale del mondo, più che a capitale europea della cultura».

Il rettore ha restituito al pubblico l’unicità del volto della laguna, descrivendo alcuni scorci come il profilo della Giudecca, segnato dall’intervento del Palladio che trasforma l’isola in una stupenda scenografia teatrale. Ancora una volta l’uomo sembra dimenticarsi del paesaggio, come dimostrano i nuovi approdi dell’Actv definiti dal docente «ammassi di ferraglia» che disturbano lo sguardo. «La nostra missione», ha ribadito il presidente Mario Novarini, «è difendere la venezianità, specie ora che non è sufficiente lo sforzo delle istituzioni locali e nazionali».

Vera Mantengoli

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