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LA DIFESA DEL TERRITORIO»IL VENETO

Oggi il summit dei sindaci di Venezia, Padova, Treviso Vicenza e Belluno: «Zorzato accolga le nostre proposte»

PADOVA – Protestano tutti. I sindaci della Lega, del Pd e anche quello di Cortina, mandato in esilio dalla magistratura: il piano casa-ter va cambiato perché toglie ai Comuni ogni potere decisionale sulle cubature e la prossima settimana si annuncia una battaglia infuocata a Palazzo Ferro Fini.

Altro che federalismo: qui in Veneto sta per scoppiare la rivolta dei sindaci contro la regione, il neomunicipalismo delle Città-Stato che si ribellano a Palazzo Balbi, al Serenissimo Doge Luca Zaia e al suo fedelissimo vice Marino Zorzato, neocondottiero delle truppe alfaniane in Veneto.

Dopo il braccio di ferro sui fondi del trasporto pubblico, è scoppiata la grana urbanistica: chi rilascia le concessioni? I sindaci o la Regione, che di fatto con il piano casa-ter introduce la formula del silenzio-assenso? Oneri di urbanizzazione tagliati del 60%, via la gabella della tassa di concessione edilizia per chi amplia e restaura la prima abitazione: un business che vale 2 miliardi di euro. Unico limite: si possono radere al suolo anche i vecchi capannoni, ma alzi la mano chi trova un «eroe» disposto ad allargare la bottega con l’aria che tira, dicono i consiglieri Pdl di Zorzato.

A guidare la crociata sono cinque big sindaci Democrat: Giorgio Orsoni di Venezia, Ivo Rossi di Padova, Achille Variati di Vicenza, Giovanni Manildo di Treviso, Jacopo Massaro di Belluno che si sono dati appuntamento stamattina a Padova per organizzare l’offensiva degli emendamenti da presentare la prossima settimana in consiglio regionale. Alfiere della battaglia sarà il consigliere Pd Bruno Pigozzo, che ribadisce le critiche. «Noi e Sinistra veneta abbiamo votato no al piano casa-ter perché stravolge le impostazioni di quelli precedenti. Il Veneto in 50 anni ha divorato un’area grande come la provincia di Rovigo e ora va introdotta la regola del consumo zero del territorio. La nuova legge consente invece di aumentare dell’80% i volumi esistenti, di demolire e ricostruire con tecniche di risparmio energetico anche i capannoni industriali. E poi toglie ogni potere decisionale ai sindaci, che perdono gli introiti degli oneri di urbanizzazione destinati per legge alle strade, marciapiedi e opere pubbliche. Zorzato ascolti i sindaci e faccia dietrofront», conclude Pigozzo.

A rincarare la dose ci pensa Franco Zorzo, sindaco di Tombolo, dirigente della Lega: «I Comuni sono saturi di cemento, Zaia da buon federalista rispetti le prerogative dei consigli e degli assessori cui compete il governo del territorio. Nel mio paese hanno raccolto mille firme per bloccare le lottizzazioni e non si può liquidare come fardello burocratico la prerogativa democratica di decidere come e dove ampliare i capannoni: il Prg lo decidiamo noi sindaci».

Una polemica che Andrea Bassi, relatore del ddl, congela sul nascere: «La Lega non è divisa, è una tempesta in un bicchier d’acqua. Siamo pronti ad accogliere tutti gli emendamenti che non snaturino la filosofia del piano casa». Quindi sì al potere di veto dei sindaci? È quanto reclama Andrea Franceschi che in esilio della sua Cortina, si affida ad un tweet. «No al centralismo romano o veneziano. Come si fa a non capire che Marghera ha esigenze diverse dal lago di Garda e dalle colline del Prosecco?».

Albino Salmaso

 

Schiavo (Ance): «Va salvata l’uniformità del provvedimento» 

VENEZIA. Il piano casa-ter non va stravolto. Lo chiede a gran voce Luigi Schiavo, presidente dell’Ance del Veneto, che rivolge un appello alle forze politiche perché rispettino l’impianto del ddl approvato in commissione. «Il testo completo è il frutto di un lungo percorso di condivisione con le categorie economiche, la rappresentanza degli enti locali e degli operatori professionali ed è noto fin da maggio. Noi rispettiamo le prerogative del consiglio regionale di modificare la legge, ma sarebbe stucchevole assistere all’ostruzionismo alimentato da logiche partitiche. Perché risulti efficace è importante mantenere la norma sull’uniformità dell’applicazione della legge per consentire a tutti i cittadini pari dignità e diritto di accesso alle disposizioni del piano casa. Dopo di che va approvata la legge sul contenimento e tutela del suolo» conclude Luigi Schiavo.

 

LUCA ZAIA: APERTI AL DIALOGO

«Cubatura zero come la Svizzera» 

VENEZIA – Presidente Luca Zaia, i sindaci minacciano la rivolta contro il piano casa-ter che il consiglio regionale approverà la prossima settimana. Dicono che verranno espropriati di ogni potere decisionale: è davvero così? «Non ci sarà nessun oltraggio all’autonomia dei sindaci, ci mancherebbe altro. Anzi, trovo ragionevoli le loro preoccupazioni quando si parla della gestione del territorio. Le porte di Palazzo Balbi sono aperte a tutti i e il vicepresidente Zorzato li saprà ascoltare, com’è già avvenuto con l’Anci. La Regione non ha mai imposto nessuna scelta dall’alto e c’è il tempo per accogliere gli emendamenti, prima dell’approvazione del testo definitivo».

Nel concreto si concede la possibilità di demolire e ampliare fino all’80 per cento dell’esistente: non le sembra un eccesso? «Siete fuori strada, il piano casa non prevede la cementificazione del territorio ma l’ampliamento delle cubature esistenti per ragioni sociali e non speculative. Non sorgeranno nuovi condomini, rotonde e piazze ma si daranno risposte alle emergenze. I figli si sposano e non hanno i soldi per comprare l’appartamento? Possono ampliare la casa dei genitori. I nonni non riescono più a fare le scale? Si può costruire il vano per l’ascensore. I vincoli dei centri storici restano intatti, con gli edifici di pregio tutelati nel massimo rispetto della cultura architettonica. Il Veneto delle piazze medievali e delle splendide città d’arte è sempre stato salvaguardato dalla giunta regionale, ci mancherebbe altro. È il nostro vanto».

Il suo giudizio sulla legge presentata dal vicegovernatore Marino Zorzato? «Io sono per la cubatura zero, per la difesa del territorio, del suolo agricolo e del paesaggio. Chi mi conosce sa che intendo introdurre il modello Svizzera, dove si concedono autorizzazioni solo per la riqualificazione dell’esistente. La nuova legge non prevede un metro cubo in più di cubatura, non ci sarà nessuna lottizzazione pronta a spuntare tra la campagna: vogliamo dare un valore al patrimonio abitativo esistente, alle case degli anni Cinquanta che non hanno mercato, ma se valutate come cubatura edificabile possono garantire un po’ di reddito alle famiglie in una stagione di crisi. Demolire e costruire o ancora meglio restaurare gli immobili esistenti. Non dobbiamo dimenticare che si è messo in moto un mercato che vale oltre un miliardo di euro grazie ai restauri e agli ampliamenti».

I sindaci, anche quelli della Lega, vogliono l’ultima parola in materia urbanistica: rischia di essere una battaglia di principio. Oggi a Padova ci sarà un vertice di 5-6 città capoluogo: è una sfida? «Ripeto: le porte della giunta regionale sono sempre aperte per il dialogo, ma non esiste che un comune applichi il piano caso e quello vicino no. In questa maniera si creano solo disparità tra i cittadini che invece hanno dei diritti da tutelare: l’ampliamento della casa per stato di necessità va concesso a tutti senza guerre ideologiche».

Albino Salmaso

 

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