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Nuova Venezia – Scogliere in laguna, nuovi dubbi

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

27

nov

2013

Potrebbe essere accantonato il contestato progetto per il canale dei Petroli 

Scogliera in laguna, il Magistrato alle Acque frena. Potrebbe essere nuovamente rinviato, domattina, il voto sul progetto delle protezioni con massi del canale Malamocco-Marghera, presentato nel luglio scorso dal Consorzio Venezia Nuova insieme all’Autorità portuale.

Le proteste e i pareri tecnici contrari hanno convinto gli uffici proponenti a fare un passo indietro. Dubbi posti anche dalla Soprintendenza, che ha definito «del tutto incongruo l’uso del pietrame in laguna e solo in via del tutto eccezionale può essere ammesso». Chiesti anche chiarimenti sul volume dei traffici previsti.

Un dettagliato parere negativo è stato inviato al ministero per l’Ambiente dal rappresentante in Salvaguardia, il docente Iuav Stefano Boato.

«Si tratta di interventi in contrasto con i Piani e la legislazione vigente», scrive Boato. Che cita anche un analogo parere firmato nel 1981 proprio dal ministero dei Lavori pubblici. Il progetto delle scogliere, firmato dall’ingegnere Daniele Rinaldo per conto del Consorzio Venezia Nuova, prevede uno sbarramento ai lati del canale Malamocco Marghera (canale dei Petroli) lungo 7 chilometri e mezzo. Obiettivo, scrivono Porto e Magistrato alle Acque nella loro relazione introduttiva, la «protezione e la conservazione dei fondali del canale da realizzare nelle relative aree di bordo».

Non basta, perché oltre alle scogliere (pezzi fino a 3 tonnellate, larghezza 25 metri) sono previste nuove barene con 6-700 mila metri cubi di fanghi scavati dai fondali della bocca di Lido per i lavori del Mose. Anche queste dovrebbero «proteggere» l’equilibrio lagunare.

Un progetto che Italia Nostra ha già definito «una follia», e che adesso dovrà tornare in commissione di Salvaguardia per il parere. Ieri intanto al termine di una riunione tecnica al Magistrato alle Acque sono emersi nuovi dubbi. Ed è probabile che il voto domani possa slittare. Una polemica che si inserisce in quella dei progetti alternativi per le grandi navi da crociera. La commissione scientifica dell’Istituto veneto di Scienze, lettere ed Arti ha bocciato la proposta di scavare nuovi canali in laguna.

(a.v.)

link articolo

 

l’intervento

Non servono nuovi canali, stop alle navi incompatibili

Nella sua ansia di spacciare il devastante scavo del canale Contorta Sant’Angelo per una grande opera di ripristino morfologico della laguna, il presidente dell’Autorità Portuale, Paolo Costa, si è lasciato scappare uno scampolo di verità laddove in un suo recente intervento ha sostenuto che si può fronteggiare la perdita di sedimenti che la sta trasformando in un braccio di mare solo “proteggendo la laguna dai canali di navigazione e i canali di navigazione dalla laguna”. Ciò vuol dire una cosa sola: che la laguna e i canali di navigazione sono reciprocamente incompatibili! Di qui, due sole scelte: o quella “hard” dello stesso Costa e di altri Attila come lui, che immaginano la laguna come un campo di patate nel quale si possa fare qualsiasi intervento, scavare canali, spostare barene, creare casse di colmata svendute come elementi naturali, costruire scogliere di pietra; o quella “soft”, sostenuta dal Comitato e da tante altre associazioni rispettose dell’ambiente e delle sue regole, che propongono una portualità sostenibile e l’estromissione delle navi incompatibli dalla laguna.

Insomma, o la laguna è un valore ambientale e culturale da difendere di per sé, anche perché una laguna dissestata non è più in grado di proteggere Venezia, come chiunque non abbia le fette di prosciutto sugli occhi vede, oppure è lecito continuare a devastarla reiterando in maniera ossessiva le stesse logiche e le stesse scelte ottocento – novecentesche che oggi l’hanno ridotta a un catino profondo due metri nel quale scorrazzano i pesci volanti.

Ma la Natura non fa sconti, come dimostrano le alluvioni di Genova e di Sardegna, per non parlare dei tifoni nelle Filippine o dei tornado nel Middle West, e Paolo Costa, anziché progettare la divisione in due della laguna attraverso una scogliera in pietrame lunga 8 chilometri e larga 26 metri per sterilizzare gli effetti del raddoppio del Canale dei Petroli, che il buon senso e la legge speciale vietano, farebbe meglio ad ascoltarne i segnali, iniziando a portar fuori da amministratore previdente quelle navi che presto o tardi il gigantismo, l’innalzamento del livello del mare e il Mose alle bocche di porto estrometteranno comunque.

Si accusano spesso i Comitati come il nostro e le associazioni attente all’ambiente e al territorio di essere il “fronte del no”, mentre Paolo Costa e quelli come lui sarebbero il “fronte del fare”.

Noi che sabato manifesteremo a Venezia per un Veneto diverso siamo invece quelli del “fare bene”, quelli che vogliono salvare crocierismo, Porto, lavoro, non violentando la laguna ma rispettandola per evitare le scie di devastazioni, di lutti, di costi ambientali e sociali che le scelte irrispettose e attente solo agli interessi dei poteri forti invece comportano, come dimostrano le cronache quotidiane, solo a volerle leggere.

Comitato No Grandi Navi Laguna Bene Comune

 

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