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Stop all’arginatura del canale Malamocco-Marghera.

I comitati cantano vittoria: «Condizionati dalla mobilitazione della città».

Il ministero per l’Ambiente: «Bisogna studiare le alternative»

Stop alle scogliere in laguna. Il Magistrato alle Acque ha annunciato ieri il ritiro del progetto per il marginamento del canale Malamocco Marghera con una barriera lunga otto chilometri di pietre.

«Sono necessari approfondimenti, chiesti anche dalla Soprintendenza», spiega il dirigente dell’Ufficio Fabio Riva. Così all’ultimo la commissione di Salvaguardia già convocata per discutere del progetto, ha preso atto del ritiro, anche se non definitivo. Annunciando che in ogni caso l’iter dovrà ripartire da zero. Breve anche la protesta dei comitati in Difesa della laguna, presenti in forze davanti alla sede di palazzo Linetti, in calle Priuli. Così il progetto, firmato dall’Autorità portuale e dal Consorzio Venezia Nuova, molto contestato per i suoi impatti ambientali, è stato bloccato.

«Sono stati costretti dalla mobilitazione della città e delle istituzioni più consapevoli a rimettere nel cassetto un’idea folle, disegnata dai vandali della laguna», canta vittoria il comitato «No Grandi Navi», «gli stessi vandali che insistono per realizzare il nuovo canale Contorta Sant’Angelo per mantenere le grandi navi incompatibili all’interno della laguna».

Qualche ora prima ci aveva pensato il ministero per l’Ambiente a mettere (quasi) la parola fine all’idea della scogliera. Ricordando che nella riunione al ministero del 5 novembre scorso, parlando delle ipotesi alternative al passaggio delle navi in canale della Giudecca, «si era deciso di valutare ipotesi alternative e di sottoporre i progetti alla Valutazione di impatto ambientale nazionale. Analoga procedura, dice il ministero, dovrà essere fatta per le scogliere».

Anche la Soprintendenza aveva definito estranei alla laguna i materiali da utilizzare come pietrame di grossa pezzatura. Il progetto, definito «Interventi per la protezione e la conservazione dei fondali del canale Malamocco-Marghera», è stato redatto dallo studio di ingegneria di Daniele Rinaldo, per conto del Consorzio Venezia Nuova e dell’Autorità portuale. Prevede arginamenti massicci ai due lati del canale dei Petroli («Malamocco-Marghera») per consentire il passaggio di grandi navi passeggeri – fino a 340 metri di lunghezza e 45 metri di larghezza, come si legge nel progetto – ad alta velocità, almeno 15 chilometri l’ora.

Sette chilometri e mezzo di scogliera larga 26 metri, cinque nuove barene costruite con milioni di metri cubi di fanghi portati dal fondo del canale di Lido, dove si sta costruendo il Mose.

Interventi «illegittimi» secondo gli ambientalisti, prodromici alla realizzazione egli altri 4 chilometri di canale (il Contorta Sant’Angelo) per far arrivare le grandi navi in Marittima passando per Malamocco. Nonostante il Porto parli di «decisione già presa» sono parecchie le alternative sul tappeto che dovranno essere valutate. Compresa l’opzione di lasciare le navi al di sopra di una certa stazza fuori dalla laguna. Dibattito in corso, e idee molto diverse.

Intanto i comitati cantano vittoria. «Ma adesso», dicono, «vigileremo anche sul canale Contorta: sarebbe meglio, approfittando dello stop imposto alle crociere dai lavori del Mose, sperimentare subito soluzioni alternative con ormeggi galleggianti e flessibili. Ancorabili ovunque si riterrà il luogo migliore.

«Solo in questo modo», concludono i comitati, «riusciremo a salvare la laguna senza nuove opere distruttive e scavi di canali. Ma anche a salvare la portualità e il lavoro, messo in pericolo proprio dalle rigidità di alcuni. Come faremo a seguire chi non vuole toccare nulla quando in laguna vorranno entrare le nuove navi in costruzione in Francia da 272 mila tonnellate?».

Alberto Vitucci

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I LAVORI PER LE DIGHE

Mose, primo cassone varato a Malamocco

Un’enorme struttura in cemento da 13 mila tonnellate sarà affondata al Lido

Primo cassone in acqua. ieri sera dopo le 20 a Santa Maria del Mare è stato varato il primo grande cassone in calcestruzzo del peso di 13 mila tonnellate. Sollevato con speciali gru su un grande carrello, è stato portato in mare come fosse un’enorme nave in cemento. Adesso comincerà la sua navigazione – trainato da un rimorchiatore – per arrivare alla bocca di porto di Lido. Sarà gettato sul fondo, insieme agli altri quattro, dalla parte del canale di San Nicolò, a sud della nuova isola artificiale. Lavori della seconda fase per la bocca di Lido che dovrebbero concludersi in primavera. Allestito il corridoio subacqueo e fissati i cassoni uno all’altro arriveranno infine le paratoie, che saranno ancorate sul fondo con le cerniere. Una fase complessa e delicata dei lavori per la costruzione del Mose. Grande la soddisfazione ieri dei tecnici del Consorzio Venezia Nuova e del Magistrato alle Acque. Il cassone «galleggiante» sarà seguito adesso dagli altri (13 mila tonnellate quelli di fondo, 17 mila quelli più grandi di spalla). Condomini in cemento che adesso saranno gettati nei fondali delle tre bocche diporto, da dove sono stati scavati milioni di metri cubi di fanghi. Un’opera «irreversibile» – certo i cassoni non potranno più essere rimossi – ancora contestata da comitati e ambientalisti. «Abbiamo chiesto un confronto pubblico sul funzionamento delle paratoie», dicono.

Hermes Redi, nuovo direttore del pool di imprese, concessionario unico dello Stato per la salvaguardia dal 1984, ha detto sì. E adesso i critici dell’opera saranno messi a confronto con i progettisti. Intanto, in attesa di vedere come si comporteranno le paratoie in schiera, procedono i lavori di sistemazione dei fondali. I cassoni in calcestruzzo costruiti a Santa Maria del Mare sono destinati in gran parte al Lido, poi alla vicina bocca di Malamocco. Le paratoie in metallo, che andranno fissate ai cassoni, sono in tutto 78 (più due di riserva) e cominceranno ad arrivare nei prossimi mesi. La centrale operativa e anche di manutenzione del sistema Mose sarà all’Arsenale. Dove arriverà una paratoia al mese per essere ripulita e riverniciata.

(a.v.)

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Il libro di sergio bologna

Grandi navi, rischio di una bolla speculativa

Il presidente del porto: «Btm presenterà il progetto per l’arrivo dei maxi carghi in laguna»

Perché i mari continuano a essere solcati da navi-container giganti che viaggiano mezze vuote? C’è il rischio che una bolla speculativa arrivi dal mare? Sono alcune delle domande che Sergio Bologna, uno dei maggiori analisti italiani di trasporti e di logistica, si pone nel suo ultimo libro Banche e crisi. Dal petrolio al container (DeriveApprodi editore, Roma 2013), presentato ieri al Laurentianum di Mestre all’interno di un dibattito organizzato dalla Rivista “Effetto Magnate” di Luca Romano e la Fondazione Gianni Pellicani e alla quale, sono intervenuti, assieme all’autore, Paolo Costa, Presidente dell’ Autorità Portuale di Venezia, Paolo Feltrin docente all’Università di Trieste, Giuseppe Tattara, già docente di Ca’ Foscari oggi attivo nel Comitato “No Grandi Navi” e Fabrizio Vettosi, manager del fondo Venice Shipping and Logistic. La presenza di questi giganti del mare che sono spropositate sia come grandezza che come numero rispetto alla domanda di merci, crollata con la crisi, spiega Bologna nel libro, può creare una grave bolla speculativa, trascinata in particolare dalla Germania dove una normativa fiscale favorevole ha agevolato la concentrazione di investimenti di questo tipo, non supportati da domanda reale e oggetto di fallimenti dei fondi stessi con effetto domino. Ma le mega navi container «hanno anche un impatto distorsivo sull’ economia reale – dice Bologna – , perché sopravvalutando i margini degli interscambi commerciali, soprattutto da e per l’ Asia, non riesce a garantire profitti se non aumentando i debiti statali, abbassando i salari e precarizzando le condizioni di lavoro». Per Giuseppe Tattara il problema del gigantismo navale «è direttamente inglobato nella globalizzazione», per usare un gioco di parole, mentre Paolo Costa rileva che nei porti italiani, e dunque anche in quello veneziano, le navi giganti non riescono a entrare e questo può rappresentare comunque un problema di competitività. Il porto off shore potrebbe essere la soluzione per Venezia. Intanto «il 3 dicembre – annuncia Costa – Btm ci presenterà il progetto della nave lash, che permetterebbe alle merci portate dalle grandi navi container di entrare in laguna senza far entrare le navi stesse». Una sorta di “anteprima” del porto “off shore”. Costa sottolinea poi l’importanza di investire nella logistica nelle ex zone industriali di Marghera. Feltrin propone di creare un’unica autorità portuale dell’alto Adriatico che comprenda Venezia, Capodistria, Fiume, Ravenna e Trieste.

(g.cod.)

Pacific Princess se ne va Costa rassicura i sindacati

«L’arrivo delle crociere a Porto Marghera è solo un’emergenza temporanea»

Tre navi in cinque mesi, poi riaprirà la “bocca” del Lido e chiuderà Malamocco

La Pacific Princess ha lasciato ieri il terminal merci della Tiv a Porto Marghera, lasciandosi alle spalle le contestazioni dei lavoratori portuali, preoccupati delle navi da crociera che vengono dirottate nei terminal merci. Martedì prossimo, a causa della chiusura della bocca di proto del Lido per la posa delle dighe mobili arriverà un’altra nave da crociera a Porto Marghera (la Saga Pearl II di 18 mila tonnellate e lunga 164 metri, a cui seguiranno entro aprile la Delphin da 16mila tonnellate e lunga 157metri e Ms Oriana da 69mila tonnellate e lunga 260metri. Ieri il presidente dell’Autorità Portuale, Paolo Costa, ha incontrato i rappresentanti delle organizzazioni sindacali dei portuali, preoccupati delle «interferenze operative dovute alla compresenza di navi commerciali e passeggeri allo scalo commerciale di Porto Marghera». I rappresentanti sindacali dei portuali hanno chiesto a Paolo Costa il rispetto di norme e contratti vigenti nelle banchine merci del porto veneziano e hanno inoltre chiesto assicurazioni sugli effetti dei futuri lavori di posa dei cassoni delle dighe mobili del Mose quando – dopo l’ultimazione della posa alla bocca di porto d l Lido – toccherà alla bocca di Malamocco da cui comincia il cosiddetto Canale dei Petroli che porta ai terminal commerciali. Il presidente Costa «ha fornito ampie rassicurazioni ai sindacati sottolineando che la nave ormeggiata al terminal della Tiv e le altre attese entro aprile costituiscono i soli eccezionali dirottamenti di traffico crocieristico a Porto Marghera». Tutto ciò, precisa una nota stampa del Porto «perché su indicazione del ministero delle Infrastrutture, la Capitaneria di Porto, d’intesa con Autorità Portuale e Magistrato alle Acque, sta emettendo i provvedimenti che regoleranno il traffico crocieristico per tutto il 2014 e il15, in attesa della disponibilità della via navigabile alternativa individuata, come è noto, nel canale Contorta». Costa ha fatto presente che «nel 2014 oltre al trasferimento dei traghetti nell’area dell’ex Alumix a Fusina, è prevista una riduzione dei passaggi di navi davanti San Marco di poco inferiore al 20%, come risulterà dall’elenco delle navi autorizzate all’accosto per tutto il 2014 che verrà reso noto a breve. Per il 2015, il provvedimento indicherà in 96mila tonnellate il limite massimo delle navi autorizzate a passare davanti a San Marco, e la compresenza di 5 navi al massimo in Marittima». Per quanto riguarda i lavori alla bocca di porto di Malamocco (previsti per la seconda metà del 2014), Costa ha riferito che «sono in corso gli incontri per far si che la posa avvenga in forme che – usando la conca di navigazione opportunamente attrezzata e/o intervallando i lavori con il passaggio delle navi più grandi – consentano di mantenere la piena agibilità del porto anche durante il lavori».

Gianni Favarato

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Bora e pioggia salvano Celebrity Silhouette

Il retroscena, la nave troppo grande per Marghera ha rischiato di restare in balìa delle onde in mare

È solo grazie al forte vento di bora di sabato scorso che la bocca di porto del Lido è rimasta aperta due giorni in più – prima del previsto inizio della posa dei cassoni del Mose – la nave da crociera Celebrity Slihouette (122 tonnellate e 317 metri di lunghezza) non ha rischiato di rimanere in alto mare con i suoi 3.500 ospiti e 1.200 persone dell’equipaggio in quanto per lei non esisteva posto nei terminal merci di Porto Marghera. A spiegare meglio l’accaduto è un dettagliato resoconto di Stefano Nava, dell’Autorità Portuale di Venezia, che ricostruisce tutta la vicenda. Già il 13 settembre scorso, a fronte del calendario di arrivo e partenza delle navi da crociera, l’Autorità Portuale aveva comunicato alla Capitaneria di Porto che «la stazione Marittima è e rimane l’unico terminal per navi passeggeri. Qualora si ipotizzasse l’utilizzo di terminal a Porto Marghera, nessuno è autorizzato, né tantomeno attrezzato allo sbarco o imbarco di passeggeri e che solo in condizioni eccezionali si potrà autorizzare l’eventuale uso di terminal di destinazione a Porto Marghera di navi da crociera, ma in ogni caso con un unico slot di impiego del canale Malamocco Marghera (o ingresso o uscita) nell’arco della giornata per consentire alla nave da crociera di entrare in laguna», seppure la bocca del Lido e chiusa per i l Mose. «Celebrity Silohette è una nave è troppo grande per stare a Porto Marghera» spiega il Porto nel suo resoconto «i terminal commerciali sono oberati di lavoro, le uniche 2 banchine in grado di accogliere la Celebrity Silhouette saranno occupate da 2 porta container negli stessi giorni e non c’è alcuna possibilità di utilizzare i porti di Trieste o Ravenna vista la grandezza della nave in questione». Per questo il 19 novembre il presidente dell’Autorità Portuale chiede al Magistrato alle Acque e alla Capitaneria di «posticipare di 1 o 2 giorni la posa dei cassoni al Lido così da permettere l’arrivo di Celebrity alla stazione Marittima. Il Magistrato alle Acque esaminati i pro e i contro risponde però che «i lavori di posa dei cassoni prenderanno avvio nella data già stabilità», il 22 novembre. La pioggia inizia a cadere su Venezia e Celebrity ancora non sa dove andrà ad ormeggiare. Se non che proprio per le condizioni meteo avverse la sera il 23 novembre, di accordo con il Magistrato alle Acque, la Capitaneria comunica il rinvio per pochi giorni dell’intervento per il Mose e autorizza Celebrity ad entrare dal Lido e raggiungere la stazione di Marittima il 25 novembre.

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I DATI DELL’ARPAV

Yacht rumorosi, ma non ci sono norme sanzionatorie

L’Arpav ha reso noti i dati sull’inquinamento acustico a Sant’Elena e a Santa Marta e sui fumi a Sant’Elena: eccesso di rumore in entrambe le aree, ma fumi sotto controllo. Le conseguenze dell’assenza di una normativa che ponga dei limiti per le emissioni acustiche in acqua ricadano su alcuni cittadini veneziani che vivono in prossimità degli yacht o delle grandi navi. Dalle analisi effettuate in due situazioni specifiche segnalate dalla cittadinanza (la permanenza a luglio di alcuni yacht parcheggiati in riva dei Sette Martiri e l’ingorgo delle 21 navi dal 19 al 24 settembre) è risultato infatti che si è superata la soglia del limite di rumore concesso. Il problema è che le norme giuridiche per l’inquinamento acustico riguardano solo la terra.

«Il problema – spiega l’assessore all’Ambiente Gianfranco Bettin – è che non esistono delle leggi che segnalano dei limiti di rumore in acqua. Noi possiamo continuare a fare rilevazioni, dimostrando come alcuni suoni prodotti in acqua hanno delle conseguenze sulla parte abitata e inviarli come in questi casi alla Capitaneria alla Venice Yacht Pier, ma non possiamo intervenire».

Lo scorso luglio l’associazione ARCO (residenti a Castello) aveva segnalato l’impossibilità di dormire a causa del rumore di alcuni yacht tra i quali il «Tatoosh» di Paul Allen, cofondatore della Microsoft e l’«Alfa Nero». Le analisi hanno dimostrato che avevano ragione, come anche nel caso dell’ingorgo della Grandi Navi a Santa Marta, in occasione del passaggio di settembre. Venezia è in «classe terza», ovvero un’area di tipo misto con limite 60 decibel diurno e 50 notturno, limite che è stato superato in entrambe le situazioni. Fumi invece nella norma (monossido di carbonio, biossido di zolfo, biossido di azoto e polveri) a Sant’Elena nel periodo dal 5 giugno al 22 luglio.

Vera Mantengoli

 

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