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Sugli appalti l’ombra della mafia

«La frammentazione dei rapporti di lavoro dovuta alla legge Biagi ha creato una zona grigia che facilita le infiltrazioni mafiose nelle imprese e nell’economia».

Questo è il messaggio, che ieri è venuto da villa Franchin in viale Garibaldi, dove si è svolto l’ultimo appuntamento di “Dark Economy a Nordest 2013 – Un percorso di conoscenza sulla criminalità nelle filiere economiche” dedicato alle infrastrutture. L’iniziativa è stata promossa dall’Osservatorio ambiente e legalità, dall’assessorato comunale all’Ambiente e da Legambiente. I relatori erano Ivan Cecconi del centro studi Itaca, Guido Pieri tenente colonnello della Dia (Direzione investigativa antimafia), Roberto Iovino dell’ufficio Legalità e sicurezza della Cgil e Vittorio Mete dell’università Magna Graecia di Catanzaro.

Il concetto generale, emerso dalla discussione, è che è l’assetto stesso dell’economia degli ultimi decenni nel nostro Paese a creare un’illegalità diffusa in cui spesso mafie e imprese si incontrano creando una collaborazione. Un tempo un’azienda contemplava al suo interno una serie di cicli produttivi, mentre oggi la regola è esternalizzare con il meccanismo dei subappalti che però essendo più difficili da controllare a volte creano zone d’ombra in cui si diffonde l’illegalità.

«Nei mesi scorsi», ha ricordato Pieri, «Fincantieri con la Prefettura ha firmato un protocollo sulla legalità che rappresenta un importante strumento di controllo sulle imprese degli appalti perché permette le verifiche anche sulle aziende con contratti inferiori ai 150.000 euro a differenza da quanto previsto dalla normativa europea».

Un altro meccanismo che creerebbe ulteriori zone grigie, secondo Cecconi, è quello del Project Financing con cui l’Asl 12, ad esempio, ha costruito l’ospedale dell’Angelo.

«La finanza di progetto», ha detto l’esperto, «conviene solo alle aziende a cui viene affidata la realizzazione dell’opera perché con questo meccanismo si assicurano guadagni spropositati. I soggetti pubblici, come l’Asl 12, invece, ottengono solo l’effetto di sprofondare in debiti enormi per decenni».

Michele Bugliari

 

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