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Bettin presenta la terza indagine dell’Osservatorio legalità «Le infiltrazioni pericolose sono intrecciate con la politica»

Venezia, anzi per essere precisi Marghera, l’ha scampata bella in materia di smaltimento dei rifiuti e delle possibili infiltrazioni della criminalità organizzata, ormai presente stabilmente anche nel nostro territorio. I tentativi di utilizzare gli inceneritori del Petrolchimico (SG31) rimasti a secco dopo la chiusura di molte industrie o di potenziare (con progetti di reforming) impianti che già trattano rifiuti pericolosi e speciali come quello di Alles spa, sono stati fermati. Come pure è stata scoperta e smantellata, pochi anni fa, una rete di traffico illegale di plastiche che – attraverso un’azienda di Limena (Padova), la Levio Loris srl – dal porto commerciale di Venezia arrivavano in Cina dove venivano riciclate e trasformate in giocattoli e altri oggetti che venivano rivenduti in Italia con falsi certificati e concentrazioni di sostanze cancerogene come i pcb.

«Ma i rischi di infiltrazioni sul ciclo dei rifiuti e su altre attività economiche e produttive e nella amministrazione pubblica, continuano ad esistere», ha sottolineato ieri l’assessore comunale alle politiche Ambientali, Gianfranco Bettin, nel corso della conferenza stampa convocata in municipio.

«Sono necessarie azioni e proposte concrete per fare l’antimafia prima e non dopo, che i misfatti si compiano».

Ieri è stato presentato “Schegge di Dark economy”, terzo Quaderno  curato dall’Osservatorio Ambiente e Legalità di Venezia, in cui si studia il «fenomeno della corruzione di alcune filiere economiche, in particolare nell’ambito dell’edilizia, energia rinnovabile, logistica e traffico dei rifiuti, a partire da alcuni casi concreti».

A spiegare i risultati delle indagini promosse dall’Osservatorio, c’erano anche il presidente di Legambiente Veneto, Luigi Lazzaro, il coordinatore Osservatorio ambiente e legalità, Gianni Belloni e la coordinatrice del comitato scientifico dell’Osservatorio ambiente e legalità, Laura Fregolent.

«Contrariamente a quanto ritenevano gli organi inquirenti fino a poco tempo fa» ha spiegato Bettin «ovvero che l’operatività delle mafie nel Veneto fosse funzionale soprattutto al riciclaggio del denaro piuttosto che ad un vero e proprio insediamento e a un tentativo di controllo del territorio, oggi i segnali di operatività non episodica della criminalità organizzata sono numerosi. E ancora più evidente è il loro intreccio con la politica».

«Le inchieste sulle grandi opere» ha osservato Belloni «hanno svelato accordi collusivi tra imprese e organizzazioni criminali, che chiedono di essere cooptate dentro circuiti “protetti” e legali. Spesso con l’aiuto di professionisti locali, le mafie si sono insediate stabilmente e in maniera continuativa nella nostra regione, attivando contatti e complicità con settori del mondo politico e imprenditoriale».

Il Quaderno presentato ieri si conclude con un’analisi sulla Commissione regionale per la Valutazione di Impatto Ambientale (Via) regionale e sulle «discutibili» modalità di nomina dei suoi componenti.

«Bisogna infatti evitare che la “dark economy” diventi la forma di economia dominante» ha concluso Bettin «come è invece negli obiettivi delle organizzazioni mafiose e, per farlo, soprattutto come pubbliche amministrazioni, dobbiamo evitare il crearsi di zone grigie, rivedere i sistemi di finanziamento, elaborare standard in materia di conflitto di interesse e corruzione». Tutti i Quaderni dell’Osservatorio si possono consultare e scaricare all’indirizzo www.osservatorioambientelegalitavenezia.it.

Gianni Favarato

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Legambiente, Iuav e Comune vogliono saperne di più

L’Osservatorio Ambiente e Legalità promosso dal Comune di Venezia in collaborazione con Legambiente e Forze dell’Ordine, si propone come struttura di riferimento per l’osservazione, l’analisi e la comprensione dei fenomeni di illegalità e criminalità e promuovere ricerche e documentazione sul fenomeno delle ecomafie e della criminalità ambientale, con l’obiettivo di offrire quadri conoscitivi convincenti e sensati, e strumenti per l’azione di prevenzione. UL’Osservatorio quest’anno ha organizzato tre conferenze pubbliche e quattro incontri allo Iuav e ha pubblicato già due quaderni sulle infiltrazioni malavitosi nel ciclo dei rifiuti e la criminalità organizzata condiziona e controlla la macchina ammistrativa pubblica e il mondo politico locale e regionale.

 

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