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Gazzettino – Venezia. Diossina e veleni sotto il luna park

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

12

dic

2013

VENEZIA – Un “sarcofago” di cemento oggi imprigiona gli inquinanti, ma c’è chi esprime perplessità sull’operazione

Sarebbe necessaria una imponente opera di bonifica per realizzare il parco a tema a Sacca San Biagio

L’ISOLA DEI DIVERTIMENTI – Il progetto intenderebbe portare a Sacca San Biagio un parco a tema

Diossina nel sarcofago sotto il luna park

Tonnellate di veleni da bonificare all’ex discarica. «Vanno portati via»

Al momento sono state fatte solo alcune indagini superficiali, ma è fuori di dubbio che se la ditta Antonio Zamperla Spa vorrà realizzare un parco a tema in Sacca San Biagio sarà necessaria una importante operazione di bonifica.

Sul sito dell’inceneritore, chiuso nel 1984 dopo aver immesso nell’atmosfera tonnellate di sostanze tossiche, ci sono ancora i residui della combustione dei rifiuti. Tante ceneri, uno strato spesso alcuni metri (forse cinque, secondo gli uffici dell’Assessorato all’Ambiente) contenenti percentuali elevate di diossine e idrocarburi aromatici policiclici, composti tutti cancerogeni, mutageni e comunque super pericolosi per la salute. Soprattutto per un luogo che in prospettiva si riempirebbe di famiglie con bambini. Allora, come fare? Al momento, gli inquinanti sono stati isolati dalla laguna attraverso una conterminazione in cemento che copre l’intero perimetro dell’isola. Sulla parte soprastante, nei decenni successivi alla demolizione, si è sviluppata una fitta vegetazione.

A questo punto, le scuole di pensiero sono due: bonificare attraverso l’asportazione integrale del materiale tossico-nocivo oppure bonificare isolando accuratamente quei materiali, come è accaduto per il parco di San Giuliano, per poi coprire tutto di terreno da riporto oppure con lastre di pietra o semplicemente asfalto. Così si soddiferebbero anche gli adempimenti di legge, dal momento che il materiale non entrerebbe in contatto con l’ambiente.

La prima soluzione, invocata da diversi professionisti, è ovviamente la più costosa: lo sforzo potrebbe essere di almeno 15 milioni.

«È un sito molto inquinato che al momento è inerte – dice uno specialista del settore – e prima di intervenire bisogna che venga fatta ogni verifica. Il Comune dovrebbe comportarsi come un privato facendo un progetto di caratterizzazione dello stato di bonifica. Cerchiamo di non ripetere gli errori fatti con porto Marghera e l’ospedale al Mare».

Dagli uffici comunali ribattono però che l’isola non è del Comune ed è chi la gestirà a dover presentare un progetto per la bonifica, che dovrà essere poi valutato attentamente. Comunque garantiscono che un isolamento fatto bene e monitorato nel tempo passerebbe il vaglio di ogni commissione senza dover ricorrere all’espediente eccessivamente dispendioso, data l’enorme quantità di materiali ancora presenti.

La ditta Zamperla, che ha ottenuto l’isola in concessione per quattro anni dal Demanio, ha cominciato ad effettuare le indagini sul suolo e entro breve dovrà dire che cosa intende fare, dopo aver incassato la benedizione di Ca’ Foscari, dell’assessore regionale Elena Donazzan e, al momento, un interesse con perplessità da parte del Comune.

 

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