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DOPO LA TEMPESTA GIUDIZIARIA

VENEZIA – Il gruppo Mantovani prova a voltare pagina e si interroga sulla strategia per il futuro. In discussione c’è un modello di business che, al netto dei guai legati alla tempesta giudiziaria, è fortemente legato al mercato interno (per non dire quasi esclusivamente) e, in particolare, al Veneto.

Nei giorni scorsi, la società che fa capo alla famiglia Chiarotto ha accolto un nuovo manager di sicura esperienza. Si tratta di Maurizio Boschiero, ex Condotte, che ha lasciato la direzione generale di Veneto City Spa.

I guai giudiziari hanno portato a svalutazioni di poste per 20 milioni sul bilancio 2012. Sull’esercizio corrente, poi, ci sarà da tenere conto del maxi assegno da 6 milioni versato all’Agenzia delle Entrate per chiudere il capitolo relativo all’evasione fiscale realizzata attraverso l’emissione di fatture false. Ma il gruppo è chiamato anche a fare “i conti” con la strategia impostata nel corso degli anni da Piergiorgio Baita. L’investimento in Serenissima, in questo senso, è sicuramente un capitolo importante. Non l’unico, però. La Mantovani, infatti, opera esclusivamente sul mercato interno.

Nel 2012 i nuovi lavori acquisiti hanno subito un calo del 45% (da 405 a 223 milioni) rispetto all’anno precedente determinando una flessione del portafoglio ordini dell’8%, ovvero (valori di fine esercizio) da 2,5 a 2,3 miliardi. Con la sola eccezione dei lavori per la realizzazione della “piastra” per l’Expo 2015, le principali commesse del gruppo relative al quinquennio 2008-2012 parlano in modo chiaro: project financing del nuovo polo ospedaliero Ulss 4 – Alto Vicentino (dove Mantovani ha il 25%); Porto di Venezia, dragaggio canali a 10,50 metri (60,4%); centro protonico di Trento (49%); Autovie Venete, Terza corsia tratto Quarto d’Altino-San Donà (42,5%).

Nel 2012 il giro d’affari è cresciuto a quota 423 milioni (utile netto di 11,3 milioni) grazie alle commesse del Mose e ad altri lavori per l’Autorità portuale di Venezia. Considerando, però, che i lavori per la realizzazione del sistema di dighe mobili per la salvaguardia di Venezia dovrebbero terminare nel 2016, per la Mantovani il tema diventa quello della diversificazione. Ovvero dell’affrancamento da quella che è stata definita la “monocultura” Consorzio Venezia Nuova, dove la Mantovani, negli anni, ha raggiunto la maggioranza relativa (32%).

(m.mar.)

 

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