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Tribuna di Treviso – Crisi del mattone, torna il verde

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

15

dic

2013

Edilizia bloccata, i proprietari chiedono al Comune di trasformare le zone residenziali in agricole

CASTELFRANCO – Crisi del mattone, costruzioni ferme e il Comune fa ridiventare verdi le aree edificabili. L’effetto della crisi economica sul settore edile è profondo al punto che i cittadini chiedono di far tornare aree verdi le zone destinate dal piano regolatore generale a nuove residenze. Pochi riescono ancora a costruire e chi non può farlo chiede che i lotti di proprietà tornino aree agricole. Nel consiglio comunale di domani sera si discuteranno 5 varianti relative ad altrettante aree i cui proprietari hanno chiesto di far ridiventare verdi.

«Si consentirà alle famiglie di risparmiare sull’ Imu tra i cinquecento e i mille euro annui», spiega il sindaco Luciano Dussin, «e si restituiranno terreni oggi previsti edificabili al verde. Dall’adozione dell’attuale piano regolatore generale è trascorso un decennio. Molto è cambiato e per questo abbiamo cercato nuovi adeguamenti. Le previsioni della precedente amministrazione sono risultate sovrastimate. Si era ritenuto di concedere nuove edificabilità nella previsione che ad oggi la popolazione sarebbe cresciuta di 10-15 mila abitanti. Ciò non si è avverato. Siamo rimasti ai valori di allora, 35 mila abitanti. Molto è stato costruito nella cosiddetta edificazione a scopo commerciale, poi l’invenduto ha di fatto bloccato le ulteriori costruzioni autorizzate. Oggi in città ci sono 2 mila alloggi liberi e altrettanti potrebbero essere costruiti. Con il prg furono concessi circa cinquecento lotti residenziali liberi. Solo la metà hanno dato seguito ai lavori, gli altri no. È a quelli non ancora utilizzati che apriamo questa possibilità. I primi cinque richiedenti la trasformazione in aree verdi dei loro lotti singoli residenziali saranno accolte».

Più complicata è la vicenda che riguarda le aree perequative denominate C22, dove vari proprietari devono mettersi d’accordo per urbanizzarle. «La retrocessione di uno», spiega Dussin, «comporterebbe danni per gli altri a causa dell’impossibilità di realizzare una razionale urbanizzazione dell’area e quindi il suo utilizzo. Lo stesso problema riguarda i proprietari dei comparti delle aree industriali inutilizzate da dieci anni a esempio i 400 mila mq ai confini con Vedelago». Di questi ci si occuperà da gennaio prossimo, approvato definitivamente il pat, con i piani di intervento, «coinvolgendo le commissioni consiliari per una proposta che tenga conto delle varie esigenze, non ultima anche quella del Comune».

Daniele Quarello

 

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