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Nuovo orario, disguidi, ritardi: oggi incontro con l’assessore «Esposto contro Trenitalia e Regione se rimane il problema»

Incontreranno l’assessore regionale alla mobilità Renato Chisso per discutere eventuali modifiche al contestatissimo orario cadenzato del Veneto. Sono i sindaci dei comuni del Veneto, decisi a non siglare alcuna tregua, nemmeno il giorno della vigilia di Natale, al nuovo orario che sta causando innumerevoli disagi ai pendolari, turnisti in particolare. L’appuntamento è per oggi a mezzogiorno nella sede di Veneto Strade.

La conferma dell’incontro è arrivata al sindaco di Quarto d’Altino, Silvia Conte, capofila della protesta, che ieri in fretta e furia ha diramato l’invito a tutti i sindaci a vario titolo coinvolti nei disagi degli ultimi giorni. «Siamo fiduciosi, speriamo che si possa trovare un punto di accordo e per i problemi conclamati si possa trovare una soluzione», ha spiegato Silvia Conte, «oltre ai disguidi legati a ritardi e disservizi vari è innegabile che con un orario del genere alcune persone facciano veramente difficoltà ad andare a lavoro. O lo perdono o saranno costretti a trovare sistemi di trasporto alternativi, più costosi non solo in termini economici ma anche in termini di qualità della vita».

Un incontro cruciale quello di oggi, dunque, rispetto alla possibilità o meno di presentare un esposto contro la Regione o Trenitalia. «È un’ipotesi concreta», continua la sindaca, «stiamo raccogliendo tutte le informazioni necessarie con le altre amministrazioni e i comitati dei pendolari per essere il più esaustivi possibile rispetto alle problematiche e i disservizi che impone questo nuovo orario. Quando avremo tutti gli elementi in mano, valuteremo se presentare questo esposto contro Trenitalia o la Regione. Ma speriamo ancora che quest’incontro possa dare i risultati attesi».

Non solo correzioni significative al nuovo orario: all’incontro con l’assessore verrà anche chiesta l’istituzione di un tavolo permanente della mobilità nella quale vengano coinvolte non solo le amministrazioni locali ma anche gli utenti finali e i rappresentanti dei lavoratori, in modo che la programmazione del trasporto su rotaia e su gomma venga modulato sulle reali necessità dei pendolari.

«Le statistiche confermano che un quarto della popolazione si muove con il treno, un altro quarto lo farebbe se i treni ci fossero», conclude Conte, «ma bisogna lavorare per una programmazione seria, bisogna porsi nell’ottica di rispondere a un bisogno altrimenti il rischio è di buttare via risorse inutilmente”.

Intanto per il prossimo 14 gennaio è prevista un’altra manifestazione contro l’orario cadenzato: pendolari e sindaci si daranno appuntamento a Venezia e in un piccolo corteo andranno a Palazzo Balbi, sede della Regione, per manifestare contro l’assenza di una programmazione seria nel trasporto pubblico. Ieri l’assessore Chisso, presente all’inaugurazione della nuova bretella di Casale, ha sollevato la Regione da qualsiasi responsabilità. «I primi giorni di prova del nuovo orario effettivamente sono stati un disastro. Ma una cosa è l’orario, un’altra è la sua gestione che è di Trenitalia. Per quanto riguarda l’orario stiamo lavorando sul suo adeguamento in un rapporto diretto con i sindaci e i singoli utenti. Non c’è nessuna colpa da parte della Regione».

Serena Gasparoni

 

L’albero in stazione con i desideri dei viaggiatori

I pendolari hanno allestito un provocatorio albero di Natale nella stazione dei treni di Oderzo: le decorazioni sono tutte lettere di lamentele e di invocazioni a Renato Chisso in veste di Babbo Natale.

«Voglio un treno delle 7 al mattino», si legge su un biglietto. «Perché devo pagare l’abbonamento intero quando ho la metà dei treni dell’anno scorso?», dice un altro biglietto. E ancora: «Babbo Natale vorrei che mio papà potesse tornare a casa un po’ prima. Voglio il treno delle 18.30 da Treviso», ma anche : «Pendolari, no sardine», o «Veneto mona, paga, tasi e va a pie».

C’è anche il biglietto che invoca i Forconi. Intanto i sindaci oggi, vigilia di Natale, vanno in pellegrinaggio da Chisso. «Chiediamo un giusto servizio», dice il sindaco di Oderzo Pietro Dalla Libera, «Noi sindaci siamo uniti: proponiamo all’assessore di adottare la proposta di orario fatta dai pendolari e che noi sindaci abbiamo condiviso. Al summit cercheremo di ottenere il massimo possibile. Va detto che l’orario cadenzato sembrava un’innovazione invece si è rivelato completamente insufficiente. Allora tanto vale lasciare tutto com’era, che non era ottimale, ma se il nuovo orario peggiora il servizio meglio tornare indietro. Bisogna prevedere corse in più, per un giusto servizio ai cittadini. Tutto sommato, era meglio prima», conclude il sindaco di Oderzo.

(Giuseppina Piovesana)

 

Comitiva di disabili intrappolata nel vagone

Stavano scendendo, il convoglio è ripartito: metà costretti a proseguire fino alla stazione successiva

Un gruppo di ragazzi disabili, accompagnati da alcuni educatori, è rimasto intrappolato in treno sabato scorso mentre tornava da una gita. Un episodio triste che ha lasciato sgomento tutte le famiglie dei ragazzi. Il fatto è accaduto alla stazione ferroviaria di Castelfranco Veneto. Il gruppo formato da 12 ragazzi disabili e sei educatori dell’associazione Farcela, costituita da famiglie con ragazzi disabili autistici e Down dell’area di Castelfranco Veneto e Montebelluna, era partito alla volta di Bassano del Grappa. Una visita ai mercatini di Natale per i giovani ragazzi con il proposito di comprare un regalo per i propri familiari. Dopo un tour tra i mercatini, il gruppo è salito sul treno di ritorno in partenza alle 18.25 dalla stazione di Bassano del Grappa. Arrivati a Castelfranco alle 18.44 è successo il fattaccio. I giovani accompagnati dagli educatori sono stati aiutati a scendere dal treno. La sosta però è stata troppo corta, non tutti sono riusciti a scendere dal convoglio in tempo. Anzi, uno dei ragazzi ha rischiato di rimanere incastrato quando le porte del treno si sono chiuse. Sono scesi solamente due educatori e sette ragazzi. Sono rimasti all’interno del treno invece cinque ragazzi e quattro educatori. Un episodio spiacevole che si sarebbe potuto risolvere subito. Gli educatori infatti hanno chiesto al capotreno di riaprire le porte, spiegando che i ragazzi sono disabili e che molti di loro hanno difficoltà motorie. Chiedendo dunque di poterli far scendere alla stazione di Castelfranco, com’era da programma. Di tutta risposta però il capotrenno ha tagliato corto dicendo che non si potevano riaprire le porte. «Fortunatamente noi educatori eravamo per metà con i ragazzi scesi e per metà con i ragazzi rimasti in treno», racconta Giada Marin, una delle educatrici al seguito del gruppo, «la cosa sconvolgente è che nel momento in cui abbiamo chiesto delle spiegazioni al capotreno, ci è stato risposto che dovevamo muoverci, che siamo stati troppo lenti. Tra l’altro i ragazzi del nostro gruppo sono persone con autismo, sindrome di Down, e alcuni hanno anche delle difficoltà motorie», prosegue l’accompagnatore, «Non abbiamo nemmeno ricevuto delle scuse, e alla nostra domanda sul cosa potevamo fare ci è stato risposto di scendere alla stazione successiva, Piombino Dese, e poi arrangiarci». Un episodio che ha lasciato l’amaro in bocca. «Noi educatori lavoriamo per l’autonomia dei nostri ragazzi», dice ancora Marin, «Molti di loro hanno le potenzialità per poter riuscire un giorno a spostarsi da soli con i mezzi pubblici e hanno il diritto di farlo, abbiamo il compito di accompagnare i genitori in queste spinte emancipative aiutandoli ad acquisire sempre maggiore fiducia nei loro figli e nello loro capacità.». «Vorrei anche aggiungere solo una frase al racconto», dice Stefano Busato, dell’associazione Farcela, «la civiltà di un popolo si misura da come tratta le minoranze più deboli».

Daniele Quarello

 

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