Segui @OpzioneZero Gli aggiornamenti principali anche su Facebook e Twitter. Clicca su "Mi piace" o "Segui".

Questo sito utilizza cookie di profilazione, propri o di terze parti per rendere migliore l'esperienza d'uso degli utenti. Continuando la navigazione acconsenti all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni cliccare qui

L’OPINIONE

Il ritiro da parte del Magistrato alle Acque del progetto di allargamento e arginamento del Canale dei Petroli è una notizia che infonde una grande speranza e va dato atto al Ministero dell’Ambiente di aver svolto un ottimo lavoro. Oggi si può dire che forse non tutto è perduto, che, forse, la “pazzia” non ha contagiato ancora tutte le menti di questo nostro martoriato Paese.

Forse si può sperare che il progetto di realizzazione del nuovo Canale Contorta non venga inserito nella Legge Obiettivo che lo esenterebbe dal confrontarsi con la legislazione vigente in tema di protezione ambientale della Laguna di Venezia e con le necessità di protezione della Città di Venezia.

Solo così si potrà avere il tempo di verificare che i dati forniti dai vari Enti sulle caratteristiche del canale sono diversi dalla realtà e più precisamente: la lunghezza dello scavo non è di soli 4 km, bensì di oltre 5,5 km; il volume dei metri cubi di fango da asportare sale ad oltre 9 milioni di mc cui si sommano i quasi 4 milioni da asportare dal Canale dei Petroli per il suo allargamento.

I costi aumenterebbero del 50% per l’obbligatoria modifica delle linee dei servizi che verrebbero intercettati (acquedotti, fognature, oleodotti, elettrodotti) mentre i tempi di realizzazione si dilaterebbero oltre ogni misura.
Rimangono da calcolare gli effetti che questo enorme canale avrebbe sul livello dell’acqua in Laguna e, quindi, in Città.

Ebbene quegli effetti, possono essere stimati con buona approssimazione anche con metodo empirico da qualsiasi persona in grado di usare un computer e di collegarsi al sito del Comune di Venezia e, da qui, all’Ufficio Maree per accedere ai dati delle 12 stazioni di rilevamento perennemente in funzione.

Chi lo farà potrà rendersi conto che vi è sempre una differenza tra il livello del mare registrato alle bocche di porto e quello delle zone più interne: in condizioni normali e con marea crescente la differenza tra il porto del Lido e Punta della Salute varia da 2-3 cm a circa 20.

Questa differenza corrisponde alla resistenza che la Laguna odierna riesce ad opporre al mare nella fase di riempimento che dura mediamente 6 ore.

Nel corso del 2011, ad esempio, quei pochi centimetri di differenza minima di livello tra mare e laguna hanno tenuto all’asciutto piazza San Marco, per oltre una cinquantina di giornate. Non vi fosse stata, Piazza San Marco sarebbe andata sotto quasi il doppio delle 60 volte accadute, e la permanenza dell’acqua alta si sarebbe allungata di quasi un’ora in tutte le occasioni.

Insomma, lo scavo del Canale di Contorta avrebbe un effetto di “alimentazione” alla marea crescente da riuscire a ridurre e probabilmente azzerare quella piccola residua resistenza che ancora oggi, nonostante tutto, la Laguna riesce ad opporre al mare.

Se poi lo si guarda in prospettiva, si capisce che l’effetto di quel canale indurrebbe la chiusura del Mose in modo molto più frequente e questo, di certo, non a vantaggio del Porto.

Insomma, tutte le ipotesi che riguardano nuovi canali, rappresentano non solo una sciagurata ipotesi sul piano ambientale, ma il peggior “veleno” per la crocieristica per l’evidente accelerazione che indurrebbe al riempimento del bacino lagunare.

Renzo Scarpa – Consigliere Comunale di Venezia

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Copyrights © 2012-2015 by Opzione Zero

Per leggere la Privacy policy cliccare qui