Segui @OpzioneZero Gli aggiornamenti principali anche su Facebook e Twitter. Clicca su "Mi piace" o "Segui".

Questo sito utilizza cookie di profilazione, propri o di terze parti per rendere migliore l'esperienza d'uso degli utenti. Continuando la navigazione acconsenti all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni cliccare qui

LA CITTÁ CHE SI SVUOTA»LA PROTESTA

Cinquanta commercianti del centro manifestano sulla scalinata degli Alpini

Pesca: «Senza di noi sarà una città fantasma».

Guidara: «Servono più attrazioni»

CONEGLIANO – La scalinata degli Alpini si illumina con le fiaccole dei negozianti di Conegliano: «Più tutela per il piccolo commercio, meno centri commerciali». Una cinquantina di cittadini ed esercenti, ieri sera, ha risposto all’appello di Marina Buffoni (Fratelli d’Italia) e Roberto Cappelli (Terzo Polo) a manifestare per chiedere misure concrete per ridare linfa ai piccoli commercianti. Dalle 18, hanno affollato la scalinata degli Alpini con una protesta pacifica, che li ha successivamente portati in via XX settembre, al centro delle riflessioni di politici e cittadini. Perché tutti quelli che hanno protestato ieri sera, Contrada Granda la vogliono riaperta al traffico. Accanto alle fiaccole, le bandiere tricolore, esposte per dare alla protesta un valore trasversale rispetto agli schieramenti politici. C’erano, in piazza, anche alcuni esponenti di Fratelli d’Italia (oltre a Marina Buffoni, Raffaele Zanon e Marco Cassini), ma la protesta si è colorata solo delle storie di chi fatica a tenere aperta la sua attività. La più conosciuta tra le commercianti del centro è Giuliana Spolaor, per cinquant’anni in via XX settembre. Oggi ha lasciato alla figlia la sua maglieria. Guarda Contrada Granda, e non la riconosce più: «Vederla morire così mi fa male il cuore. Per mantenere un’attività ora bisogna lavorare di più, bisogna investire. Paghiamo tante tasse, e i prezzi aumentano continuamente, ma a chi sceglie i centri commerciali dico: vi siete chiesti perché “regalano” la merce? Avete notato la qualità, rispetto a quella dei negozi storici?». In tanti si lamentano di come via XX settembre, deserta durante il giorno, si animi (troppo) di notte, tra affollati plateatici, musica alta, e qualche bicchiere di troppo. In centro c’è anche lo storico negozio di Tino Pesca, da 103 anni punto di riferimento per l’abbigliamento: «Se si spengono le luci dei negozi, questa diventa una città fantasma, nessuno camminerà più per il centro, con ripercussioni negative anche per la sicurezza» spiega il titolare. Anche lui alle prese con tasse e concorrenza spietata dei centri commerciali: «In Germania, la Merkel sta agevolando chi riporta le attività nel centro delle città. Credo che sia questa la strada da seguire, anche in Italia». Perché, come sostiene Maria Guidara, «i centri storici sono dei centri commerciali naturali. In via XX settembre bisogna portare più manifestazioni, e più servizi, perché la gente vi sia attratta sempre». Ma non soffre solo Contrada Granda. In via Lourdes c’è un distributore di benzina che non rischia di chiudere, ma ha i suoi buoni motivi per lamentarsi. È quello di Gianni Fantin, Q8: «Abbiamo realtà più grandi di noi che ci fanno concorrenza. E le grosse compagnie petrolifere fanno cartello tra di loro». Loro si arricchiscono, i gestori delle pompe di benzina invece sono semplici dipendenti: «Ci mettono in regime di “self service” e ho paura che a poco a poco ci possano mandare via». Nessuno dei commercianti vorrà avere a che fare con Mattia Ardenghi, presente in qualità di responsabile dell’associazione Vittime di Equitalia: «Siamo qui per stare vicini ai negozianti. Una battaglia che abbiamo iniziato tre anni fa, quando ci siamo opposti alla chiusura al traffico di via XX settembre. Noi diamo ascolto a chi riceve cartelle esattoriali o ipoteche, a volte anche all’improvviso». Se la riapertura di via XX settembre è la prima richiesta al sindaco Floriano Zambon, tante voci si levano per chiedere anche maggiore decoro in centro (e meno schiamazzi) e, soprattutto, meno centri commerciali. Il Conè, dicono, ha sottratto lavoro anche nei quartieri, non solo nel centro città. E chissà cosa accadrà quando ne aprirà un altro, contestatissimo, sul Menarè. Qualche passante si ferma ed esprime la sua solidarietà.

Andrea De Polo

 

Cappelli e Buffoni «Stop al Menarè Siamo contrari»

CONEGLIANO. Da ieri, è all’opposizione: «Sono più libera, sarà più facile portare avanti le mie battaglie» spiega Marina Buffoni, organizzatrice della fiaccolata e “pasionaria” della politica coneglianese. «Se prima avevo un’idea alternativa, veniva letta come “lesa maestà”. La maggioranza è eterogenea, dai banchi dell’opposizione lavorerò meglio». Assieme a lei, Roberto Cappelli, Terzo Polo: «Avevamo ragione quando siamo usciti dal Pdl, stiamo dimostrando che esiste una nuova possibilità di centrodestra». Entrambi, compatti contro il nuovo centro commerciale che sorgerà sul Menarè: «Dobbiamo invece ascoltare le associazioni di categoria» spiega Cappelli «e ragionare al di là delle appartenenze». Su via XX settembre si sono già espressi a gran voce per la riapertura. Ma la Buffoni rilancia: «Avevamo chiesto, almeno per i giorni di shopping natalizio, parcheggi gratis davanti ai negozi. Ma non ci hanno ascoltati. I soldi, volendo, ci sono: la giunta non usi le solite scuse».

(a.d.p.)

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Copyrights © 2012-2015 by Opzione Zero

Per leggere la Privacy policy cliccare qui