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Il caro pedaggi aumenterà il traffico in molte strade di Riviera e Miranese

Su Facebook gli automobilisti annunciano l’abbandono dell’autostrada

MIRANO – Il salasso in autostrada e l’invasione di auto nei centri abitati. Ecco perché i rincari del pedaggio in A4 e A57 non riguardano solamente i pendolari. Rischia tutta la viabilità ordinaria, vera alternativa all’autostrada e a tremare sono sia il Miranese che la Riviera. A fare due conti sono gli stessi sindaci, che da questa settimana, al rientro dalle ferie, si troveranno a dover gestire una situazione che non avevano messo in conto in questo inizio d’anno, capitata tra capo e collo a Capodanno con l’aumento delle tariffe al casello fino al 250% sulla tratta Mirano-Padova, a pieno titolo ora diventati gli 11 chilometri più cari d’Italia. Ovvio che con questi aumenti, la maggior parte dei pendolari del Miranese sceglieranno la viabilità locale per raggiungere la città del Santo. Le alternative alla A57 per raggiungere Padova in realtà sono più di una, ma questo non basterà a spalmare la mole di traffico senza un incremento, anche minimo, di auto e tir nei centri abitati, con conseguenze nefaste per la circolazione, i tempi di percorrenza e la sicurezza stradale.

A rischio soprattutto la strada regionale 515 Noalese, che collega Treviso con Padova e attraversa proprio i comuni di Santa Maria di Sala e Pianiga (a Mellaredo). Ma anche la strada provinciale 25 (via Marinoni) tra Caltana e Pianiga, verso la Riviera del Brenta (Fiesso e Stra). Tra Santa Maria di Sala e Mirano a rischio congestione è via Cavin di Sala, fino alla confluenza (in pieno centro del capoluogo salese, alla curva Beccante) con la Noalese, ma anche viale Venezia a Mirano: qui potrebbe riversarsi tutto il nuovo traffico che utilizzerà il casello di Spinea, località Crea, al posto di quello di Dolo-Mirano, località Vetrego. Non se la passerà meglio la Riviera, che rischia di trovarsi tutto il traffico autostradale lungo la statale 11 del Naviglio Brenta e occhio anche alla provinciale 26 da Roncoduro a Dolo, sempre verso la Riviera.

Non si tratta solo di ipotesi: sui social network molti pendolari annunciano già le loro intenzioni. «Abbandono l’autostrada e passo in Riviera», commenta un automobilista. Addirittura un lavoratore incita a fare della convenienza una forma di protesta: «Usiamo tutti le statali, così che capiscano che ci stanno massacrando».

Forconi al volante insomma: anche così si crea il blocco. I sindaci corrono già ai ripari: chiederanno un incontro con la Regione e il prefetto, come annunciato dal primo cittadino di Santa Maria di Sala Nicola Fragomeni, per chiedere la tutela dei paesi attraversati dalle provinciali e regionali. Intanto già oggi, al rientro delle ferie, si avrà il primo banco di prova delle scelte dei pendolari.

Filippo De Gaspari

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IL CALVARIO DEI PENDOLARI »L’AUTOSTRADA

Lupi: abbonamenti scontati ai lavoratori

Il ministro dei Trasporti: «Stiamo lavorando a riduzioni mirate del 20 per cento. Concessioni più lunghe? L’Ue direbbe no»

VENEZIA – Famiglia, messa, staff, cinema. Finalmente, alle otto della sera Maurizio Lupi, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, riaccende il cellulare e replica alle domande del cronista. Nel Veneto cresce la protesta contro i rincari autostradali e le società concessionarie chiamano in causa il suo ministero: eventuali riduzioni dei pedaggi – è la tesi – non rientrano nelle nostre facoltà ma richiedono l’autorizzazione preventiva dei Trasporti.

«Una premessa: nel Veneto, quasi tutte le concessionarie ci avevano richiesto aumenti superiori a quelli accordati, noi li abbiamo calmierati in partenza ma questo non è sufficiente. In tempi di crisi che colpisce le famiglie e le imprese, ogni rincaro diventa doloroso. Per questo, con i tecnici del ministero stiamo studiando un sistema di abbonamenti sulla rete autostradale diretti alle categorie che, per ragioni di lavoro, sono più esposte agli aumenti, come i pendolari e gli autotrasportatori. L’obiettivo realistico? Se attraverso il sistema dell’abbonamento riuscissimo a ridurre i costi del 20%, avremmo ridotto di molto l’impatto degli adeguamenti tariffari».

Nel tratto più controverso, quello Padova-Venezia, la Cav auspica un allungamento dei tempi di concessione, dagli attuali 23 a una quarantina d’anni, perché ciò consentirebbe di “spalmare” il debito contratto per realizzare il Passante di Mestre, rendendo possibili sconti ai caselli altrimenti vietati da esigenze di bilancio. È una prospettiva praticabile?

«Rispondo con franchezza, nell’immediato lo ritengo improbabile alla luce della scontata opposizione dell’Unione Europea, che solleverebbe un problema di violazione della libera concorrenza. È evidente però che la questione è fondata e attuale. Il sistema delle concessioni dev’essere rivisto, anzitutto perché da sei anni a questa parte la domanda di traffico autostradale è diminuita. Dobbiamo garantire i contratti e il rispetto della legge, certo, ma dall’altra parte non si può continuare con questo meccanismo di rinnovo automatico che ignora le mutate condizioni di mercato».

Lei ipotizza una revisione delle regole. Ma su quali basi? E con quali effetti sulle tasche dei consumatori?

«Per quanto riguarda l’interlocutore europeo, dobbiamo avviare un tavolo di confronto nella consapevolezza che i tempi della trattativa non saranno brevi e l’esito non sarà scontato. Sul fronte interno, invece, credo ci sia disponibilità e coscienza da parte del sistema dei concessionari per rivedere una dinamica non più adeguata alle esigenze del Paese, anzi, per molti versi in controtendenza. Su questo versante sono ipotizzabili agevolazioni mirate, almeno per le categorie pendolari: gli abbonamenti scontati favorirebbero non soltanto loro ma anche i concessionari che hanno interesse a stimolare la domanda evitando un ulteriore calo della percorrenza autostradale».

Sconti per lavoratori pendolari e camionisti. È una vaga promessa o un obiettivo concreto del suo ministero?

«È un impegno che assumiamo, al quale stiamo già lavorando. Conto di darvi buone notizie in tempi ragionevoli».

Filippo Tosatto

 

Appello web: adesioni verso quota 2 mila «Scongiurare l’ennesima stangata» 

VENEZIA. Si avviano a quota 2 mila le adesioni giunte al nostro sito a sostegno degli «sconti pendolari» della Venezia-Padova, una campagna inaugurata dal nostro giornale con l’appello rivolto dal direttore Antonio Ramenghi al governatore Luca Zaia. L’iniziativa, che ha sollevato il tema dei rincari autostradali in particolar modo sul Passante (più 20 per cento in due anni), sta raccogliendo consensi crescenti: in meno di quattro giorni hanno firmato cittadini di ogni età e fascia sociale. Qual è la richiesta? Che la Regione Veneto, proprietaria del 50% di Cav, si faccia carico di una serie di agevolazioni e sconti a favore dei pendolari che ogni giorno percorrono la tratta Venezia-Padova. Una misura necessaria, a detta di tutti, perché su questo tratto autostradale padovani, mestrini e trevigiani rischiano di bruciarsi le tredicesime. Il costo dei venti chilometri tra Padova Est e la barriera di Venezia-Mestre, attualmente, è di 2 euro e 80 centesimi. Stessa cifra per chi esce a Mirano/Dolo o Mira/Oriago. Il sistema più conveniente, attualmente, per raggiungere Mestre da Padova è quello di scegliere il casello di uscita di Spinea Crea (1,60 il pedaggio da Padova Est) ed entrare a Mestre attraverso la viabilità ordinaria. Questa tariffa differenziata rischia di riproporre il tema del tornello che tanti disagi ha provocato al casello di Vetrego.

 

MENTRE DE POLI PUNGE ZAIA E IL GOVERNO

Bembo cerca uno spiraglio «Rischio di danno erariale»

VENEZIA – Che fare? A parole tutti concordi, nei fatti prevale un rimpallo di responsabilità sull’asse Venezia-Roma. Che il salasso dei pedaggi autostradali investa competenze svariate lo riconosce anche Antonio De Poli, segretario dell’Udc veneta, lesto peraltro a incalzare la Regione:

«Le concessionarie non possono scaricare le loro inefficienze sui cittadini, il governatore Zaia convochi subito un tavolo con le società concessionarie tra cui la Cav e non stia dalla parte di chi mette i rincari»; il senatore centrista spiega che«quella che si sta giocando è una partita senza colore politico ma in difesa dei veneti, di pendolari e autotrasportatori» e in un’interrogazione parlamentare al ministero dei trasporti chiede spiegazioni sui criteri adottati che «hanno graziato il Sud e dato una stangata al Nord».

Conclusione salomonica: «Ciascuno deve fare la propria parte, solo così riusciremo a vincere questa sfida che si gioca in Veneto ma anche nei palazzi romani».

Giorni di passione per Tiziano Bembo, presidente della Cav. Che si sente preso di mira, perché i contestatissimi aumenti nella sua tratta Padova-Mestre sono pur sempre inferiori a quelli adottati dalle società che gestiscono la Padova-Rovigo e la Treviso nord-Mestre:

«Figuratevi se non vorrei applicare riduzioni tariffarie e sconti», fa sapere «il punto è che gli adeguamenti dei pedaggi sono sanciti dalla concessione, eventuali modifiche, che stiamo valutando dal punto di vista tecnico, devono essere autorizzati dal ministero. In presenza di minori introiti al casello determinati da scelte unilaterali, lo Stato subirebbe un contraccolpo sul piano dell’Iva e dell’Ires e potrebbe farci causa chiedendo il risarcimento del danno erariale».

«È l’ennesimo regalo avvelenato del centralismo», chiosa il governatore Zaia «la Cav non ha effettivo potere decisionale sulle tariffe soggetta com’è alle decisioni del Governo di Roma. Ma noi non ci arrenderemo, lo dobbiamo ai nostri pendolari».

 

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