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Nuova Venezia – La laguna inquinata “invasa” dall’azoto

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

11

gen

2014

La Regione ha aggiornato dopo oltre dieci anni il Piano di risanamento del bacino scolante

La laguna di Venezia sta male, con un carico di inquinanti che continua a peggiorare. Lo certifica anche la Regione – sulla base dei dati del monitoraggio dell’Arpav, l’Agenzia regionale per l’ambiente – che ha appena aggiornato il piano direttore per la prevenzione dell’inquinamento e il risanamento delle acque del bacino scolante, che risaliva al Duemila. Quel Piano, facendo propri i limiti posti dalla Legge Speciale per Venezia, aveva fissato l’obiettivo di sversare ogni anno in laguna un carico massimo di 3 mila tonnellate di azoto e 300 di fosforo. Ebbene se il carico di fosforo nei dieci anni successivi e fino ad oggi ha più o meno centrato l’obiettivo, il carico di azoto è stati ben 5 mila tonnellate all’anno, con una punta di 7300 toccate nel 2010. Il monitoraggio ha messo in evidenza che a portare l’azoto sono i corsi d’acqua e i canali agricoli che scaricano in laguna. Dal monitoraggio compiuto dall’Arpav nel triennio 2010-2012 è emerso che i parametri particolarmente critici sono l’azoto ammoniacale e a seguire l’azoto nitrico e il fosforo, mentre i valori di ossigeno registrati nell’acqua non sembrano essere un problema. Secondo quanto registrato nell’aggiornamento del Piano direttore, i carichi dei microinquinanti sarebbero nei limiti previsti, ma il monitoraggio ha rilevato la presenza e il carico di sostanze come arsenico, piombo e diossine per le quali è previsto il divieto di scarico in acqua. Dal monitoraggio dell’Arpav sempre dal 2010 al 2012 si segnala una diffusa criticità legata alla presenza di erbicidi e insetticidi, in particolare nel periodo che va da aprile a luglio. A portarli, soprattutto, le acque sotterranee del Bacino Scolante, che portano nitrati, pesticidi e altri metalli come ferro, manganese, arsenico. Per quanto riguarda le pressioni ambientali a cui la laguna è continuamente sottoposta, oltre al traffico marittimo, influiscono – secondo quanto accertato dalla Regione – l’erosione, la riduzione delle praterie di fanerogame, quella della concentrazione di ossigeno, l’iperproliferazione di alghe, le alterazioni delle condizioni di salinità dell’acqua, l’alterazione dell’idrodinamismo e del ricambio idrico e quindi anche delle condizioni di salinità. Le fonti puntuali di diffusione di sostanze inquinanti che si scaricano in laguna sono i depuratori civili, le utenze domestiche prive di sistema fognario e gli scarichi industriali, ma anche e soprattutto le fonti diffuse legate al drenaggio dei terreni agricoli e ai prodotti della zootecnìa. Confermata anche l’accentuazione dell’erosione della laguna a causa dell’idrodinamica lagunare e del ridotto apporto di sedimenti da parte dei fiumi che scaricano nel bacino scolante. In molte aree, come nei canali di grande navigazione – rileva il piano della Regione – è necessario un dragaggio costante dei sedimenti. Il traffico acqueo si somma alle tendenze già in atto. Una certa stabilizzazione dell’inquinamento in laguna negli ultimi anni sarebbe dovuta in particolare alle diminuzione delle attività industriali e produttive di Porto Marghera. Nitrati, pesticidi e altri inquinanti, per il loro peso specifico superiore a quello dell’acqua, si accumulano sul fondo delle falde acquifere, inquinando le acque sotterranee anche per interi decenni dopo essersi infiltrate nel sottosuolo. L’aggiornamento del Piano Direttore prevede interventi di mitigazione e bonifica e una nuova campagna di monitoraggi affidati all’Arpav sullo stato di salute della laguna.

(e.t.)

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