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IL “BIO CONTADINO”

VENEZIA – (m.cr.) «Troppi capannoni, troppo cemento, in Veneto c’è sempre meno terra per l’agricoltura e i campi sono sempre più spezzettati, difficile far rendere economicamente questo mestiere. Se non ci fosse il prosecco molti contadini oggi sarebbero alla fame», riflette amaro Fabio Brescacin, presidente di EcorNaturaSì e tra i promotori di quest’avventura steineriana di successo che ha messo radici in tutto il Nordest e non solo. «La terra è sempre più costosa, è diventata un bene per speculare e non per vivere – osserva Brescacin – per questo è necessario unire le forze, pensare più ad affittare i campi che a comprarli, sostenere a ogni costo la produzione di qualità e promuovere il prodotto a chilometro zero. L’unico modo per farlo è puntare su prodotti ad alta qualità». E promuovere il rispetto della persona e dell’ambiente anche attraverso scuole controcorrente.

 

IL LAVORO DI DOMANI

La rivoluzione degli under 25 spingerà agricoltura e cibo

Il lavoro del futuro? Sarà in agricoltura e nel cibo secondo uno studente su quattro delle scuole secondarie. Lo afferma il presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo: «Il 23% degli iscritti al primo anno degli istituti tecnici e professionali ha scelto per l’anno 2013/14 un indirizzo legato all’agricoltura e all’enogastronomia. È in atto una rivoluzione generazionale, che andrà sostenuta con atti concreti». Intanto il futuro delle nuove generazioni sta diventando un problema non solo per l’Italia. Anche in Spagna i giovani si vedono con l’acqua alla gola, senza speranze di trovare un lavoro pur essendo disposti ad accettare salari bassi in qualunque posto e con la prospettiva di restare a carico dei genitori.
La mancanza di opportunità per i giovani spagnoli è stata fotografata da un’inchiesta sociale svolta dal Centro Reina Sofia sull’adolescenza e la gioventù. Otto spagnoli su dieci tra i 18 e i 24 anni ritengono probabile dover accettare un qualunque lavoro e sei su dieci sono pronti a emigrare per trovare un’occupazione. Sette giovani su dieci attribuiscono a governo e partiti politici durata e profondità della crisi, che genera frustrazione e visione fatalista del futuro.

 

 

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