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Gli amministratori: «Il Prac non consenta di usare le proprietà per siti estrattivi»

REVINE LAGO. Si immagini la basilica di San Pietro scavata nel cuore della montagna che sovrasta Revine. Questa era la volumetria che a metà degli Anni Duemila la ditta Fassa si proponeva di coltivare. Senza, magari, dare nell’occhio, salvo che per quel foro d’ingresso. Ma nessuno volle saperne; il progetto venne bloccato dalla mobilitazione popolare che convinse la Regione a non concedere autorizzazioni.

Oggi, in presenza del Prac, il piano regionale delle cave, ritorna quell’antica paura: che i cavatori con proprietà da queste parti possano avvalersi del loro diritto a coltivare la terra, pardon, i boschi. Oltre alla Fassa c’è l’impresa Segat, mentre sul Fadalto, altra montagna candidata alle estrazioni, ha operato a lungo la Grigolin.

«Noi sindaci della Vallata accenderemo l’opposizione, la più strenua, contro chiunque oserà fare scempio del nostro territorio», anticipa Renzo Tonin, primo cittadino di Follina, «ma è evidente che chi ha proprietà di terreni e di sottosuoli ha un vantaggio in più di ottenere licenza di scavo».

Battista Zardet, sindaco di Revine, è la prudenza fatta persona; l’amministratore rifugge il catastrofismo.

«Però», mette pure lui le mani avanti, «in zona è già operativa una piccola cava di pietra che sta dimostrando quanto insopportabile sia lo sfregio di attività come queste; non possiamo permetterci altri ‘sbreghi’. Immaginarsi», insiste il sindaco, «se non dobbiamo reagire anche al più impercettibile sospetto che possa capitarci fra capo e collo qualcosa di ancor più lacerante».

Ecco perché tra ieri ed oggi i cinque sindaci della Vallata (Revine, Tarzo, Cison, Follina e Miane) hanno sottoscritto le Osservazioni al Prac che devono essere depositate in Regione entro il 21 gennaio.

«Siamo sicuri che i Fassa, i Segat, con le proprietà che già vantano, ed altri cavatori non si facciano avanti? La crisi delle costruzioni li consiglierebbe di no. Ma, a scanso di sorprese, è meglio essere previdenti e richiedere alla Regione un altro, rotondo no».

Claudio Niero, consigliere regionale del Pd, ha seguito da Venezia tutta la partita e, a suo avviso, quello che si sta conducendo è un gioco strano.

«Strano perché la provincia di Treviso dà un contributo del 50% al Veneto in termini di ghiaia e sabbia. Il calcare doveva arrivare da Vicenza, Verona ed altre province. Il Prac, invece, candida anche la Pedemontana vittoriese. Perché? Ci sono interessi particolari?».

Francesco Dal Mas

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