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Piano casa, attacco di Orsoni

No alla mediazione della Regione: «Ricorso alla Corte Costituzionale»
 
L’assessore regionale Zorzato cerca di mediare ma il sindaco Orsoni attacca: «Quella legge deve essere tutta rifatta». E sollecita il ricorso alla Corte Costituzionale.

Piano Casa, il Comune boccia la proposta Zorzato
 
Respinta al mittente la mediazione regionale. «La legge va subito ritirata»

Lettera al governo con la richiesta di attivare il ricorso alla Corte Costituzionale

«Quella legge non si può modificare nei dettagli. Va ritirata e cambiata radicalmente». Una lettera durissima, indirizzata al presidente del Consiglio, Enrico Letta. E l’annuncio di una guerra a oltranza contro la nuova legge regionale 32, il cosiddetto “Piano Casa”. Il Comune va all’attacco e assicura: «Ci opporremo a tutti i livelli». Respinta al mittente anche la proposta di mediazione avanzata dall’assessore regionale e vicepresidente della giunta Zaia Marino Zorzato. «È una presa in giro», dice il sindaco Giorgio Orsoni.

Andrea Ferrazzi, assessore all’Urbanistica del Comune, rincara la dose: «Rispondere alle proteste dei Comuni che le modifiche potranno essere inserite nella circolare interpretativa è davvero risibile». La legge va cambiata nel suo impianto, dice il Comune. Che non può essere quello che “premia” con aumenti di volume le demolizioni. Per la città storica potrebbe tradursi in un disastro, ribadisce Ferrazzi, «perché basterebbe ottenere una modifica interna anche negli edifici vincolati per poi ottenere il cambio d’uso. Significa trasformare in albergo e affittacamere quel che resta della città». Riunione d’urgenza convocata ieri con i tecnici dell’assessorato. E un dossier inviato a Roma con le tabelle e le simulazioni di quello che succederebbe. Con la richiesta specifica al governo di attivare la procedura legale, con il ricorso alla Corte Costituzionale per bloccare la legge. Zorzato tranquillizza. Dice che l’edificazione prevista dal Piano Casa riguarderebbe soltanto il 5 per cento del nuovo edificato previsto nel Veneto. E comunque non interesserebbe i centri storici. Ma il Comune insiste. «Lo scriva nella legge», ha detto Orsoni alla riunione dei sindaci delle grandi città, convocata l’altro giorno a Venezia. La giunta su questo punto è compatta. E l’altro giorno ha approvato un atto di indirizzo che impegna il sindaco a battersi in ogni modo per far modificare o ritirare il Piano casa. Non soltanto un provvedimento che minaccia da vicino l’integrata della città. Ma una norma calata dall’alto, senza consultare gli enti locali, che antepone la direttiva regionale alla pianificazione comunale. «Non è la sola cosa su cui la regione cerca di forzare», dice Ferrazzi, «da sette mesi hanno la nostra documentazione sul Pat e ancora non è stata avviata la Valutazione strategica, necessaria per legge. Finché non si fa il nostro Piano di Assetto del territorio non può entrare in vigore».

E come sulla Casa, va avanti invece la Pianificazione regionale. Con il Ptrc che ha inserito progetti non approvati dal Comune, come la sublagunare e l’Alta Velocità con stazione a Tessera e percorso in gronda lagunare. Alla faccia del federalismo insomma palazzo Balbi legifera anche per i comuni e intanto, denunciano a Ca’ Farsetti, «tiene fermo il Pat inviato ai loro uffici da quasi un anno». Dietro a questo anche la battaglia per la presidenza della commissione Via regionale. Luogo strategico dove si danno i pareri ai progetti più importanti sul tappeto. Se n’è andato Silvano Vernizzi, dirigente dell’assessorato all’Ambiente e Infrastrutture e adesso il posto è vacante. Ma intanto, denunciano a Ca’ Farsetti, le pratiche restano ferme. La guerra insomma va avanti. E non riguarda soltanto il Piano Casa.

Alberto Vitucci

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Un dossier al ministero dei Beni culturali 

La legge sul Piano casa sul tavolo del ministero dei Beni culturali. Un vero dossier, quello inviato a Roma dagli uffici della Direzione regionale. Che illustra nei dettagli cosa succederebbe se il nuovo strumento legislativo venisse approvato. I passaggi più «pericolosi» della nuova legislazione voluta dalla giunta Zaia sono ora all’esame dei tecnici del ministero, che stanno valutando la possibilità di ricorso alla Corte Costituzionale. Potrebbe trattarsi, avvertono gli esperti, di una sorta di condono mascherato, con incentivazioni al consumo di suolo e alla realizzazione di nuove strutture edilizie anche in aree protette. Una norma che in qualche modo esautora i Comuni e scavalca gli organi di tutela. Consentendo nuova edificazione e come premi l’aumento delle volumetrie.

(a.v.)

 

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