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Mira. I tecnici hanno presentato il piano in assemblea. Sacco (Pd): «Bisogna velocizzare i tempi»

MIRA – La discarica delle Terre Rosse in via Bastie a Dogaletto di Mira sarà messa in sicurezza nel giro di dieci anni. Lo hanno spiegato l’altra sera in una pubblica assemblea a Oriago di Mira i tecnici di Veneta Raw Material. Hanno parlato delle varie tappe dell’intervento, che poi dovrà essere valutato da una apposita conferenza dei servizi. A Dogaletto sono stipate 450 mila tonnellate di ceneri di pirite.

La prima operazione sarà quella di mettere in sicurezza le vasche di lavamento ed evitare che il materiale finisca in laguna, facendolo decantare. Quando la materia avrà raggiunto le caratteristiche, grazie alla decantazione, utili alla vendita, verrà portato nei cementifici e alle aziende edili interessate. Nel primo anno dalla partenza delle operazioni di prelievo del materiale, saranno portati via 40 mila tonnellate. Con la stessa quantità si procederà per tre anni per poi aumentare l’asportazione a 90 mila tonnellate l’anno. La rimozione della discarica-cava avverrà con uno svuotamento graduale che sarà fatto per settori. Ne sono stati individuati otto dai tecnici.

La questione delle Terre Rosse si sta trascinando da più di 30 anni, sono stati molti i procedimenti intentati nei confronti della proprietà, che non aveva mai avviato finora la bonifica del sito. La bonifica non sarà avviata per puro spirito di generosità, ma in ottemperanza a una sentenza del Tar dello scorso anno che ha integralmente rigettato tutte le domande proposte dalla ditta(Veneta Mineraria), che non aveva provveduto allo sgombero e al trattamento delle ceneri, accogliendo le tesi difensive dell’avvocatura provinciale. Il tribunale ha deciso l’annullamento, il risarcimento dei danni, e l’invito a provvedere allo smaltimento dei rifiuti stabilendo che vanno trattati come rifiuti speciali, con le procedure e i modi che richiesti dalla procedura. Non sono mancate le critiche soprattutto sui tempi che vengono considerati troppo lunghi. «Più che una bonifica questa operazione sembra avere», commenta il capogruppo del Pd, Francesco Sacco, «le caratteristiche di una concessione mineraria. Il Comune faccia sentire la sia voce e esiga tempi più stretti». Sempre per il Pd il consigliere Maurizio Barberini ha invitato Comune e azienda a cominciare la messa in sicurezza ampliando l’area della bonifica iniziale a oltre i 150 metri previsti dalla fine dei cumuli delle ceneri di pirite.

(a.ab.)

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