Segui @OpzioneZero Gli aggiornamenti principali anche su Facebook e Twitter. Clicca su "Mi piace" o "Segui".

Questo sito utilizza cookie di profilazione, propri o di terze parti per rendere migliore l'esperienza d'uso degli utenti. Continuando la navigazione acconsenti all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni cliccare qui



Sostieni la battaglia contro l'inceneritore di Fusina, contribuisci alle spese legali per il ricorso al TAR. Versamento su cc intestato a Opzione Zero IBAN IT64L0359901899050188525842 causale "Sottoscrizione per ricorso TAR contro inceneritore Fusina" Per maggiori informazioni cliccare qui

Longarone. Nei documenti il rapporto tra Zambon e la Sade e l’improvvisa fretta nell’acquisto di terreni disponibili da mesi.

LONGARONE – Nei giorni del 50esimo anniversario del disastro del Vajont si è parlato molto del “caso Chiarelli”, recentemente tornato alle cronache per l’iniziativa del senatore friulano Lodovico Sonego, ma anche per la decisione della procura di Belluno di chiudere l’indagine preliminare con un’archiviazione. Al processo dell’Aquila,il notaio Isidoro Chiarelli raccontò di aver firmato tre atti il giorno 8 ottobre 1963, alla presenza del geometra Zambon e del dirigente Sade Cavinato, che motivò la fretta di concludere quegli atti con una frase rimasta impressa nella mente di Chiarelli e dei suoi figli: «Perché domani facciamo venire giù la frana del Toc». Cavinato e Zambon smentirono il notaio e la sua testimonianza restò agli atti, senza produrre ulteriori accertamenti. A distanza di cinquant’anni, con tutti i soggetti coinvolti ormai scomparsi, è difficile sapere di più, ma non è impossibile ricostruire alcuni passaggi. Grazie alla curiosità di Pierluigi Chiarelli, avvocato figlio di Isidoro, è stato possibile entrare nell’Archivio notarile di Belluno, dove nessun altro finora aveva chiesto accesso ai faldoni Chiarelli. Si scopre così che il notaio bellunese concluse la maggior parte degli atti di compravendita dei terreni del Vajont tra gli ertani e la Sade. Le procure dei proprietari erano tutte affidate a Zambon, così come la società era sempre rappresentata da Cavinato. Questo elemento, costante negli anni, descrive un rapporto tra Zambon e la Sade tale da lasciar immaginare che il geometra non avrebbe messo mai in difficoltà la società. Il secondo elemento significativo riguarda i tre atti firmati l’8 ottobre 1963. Riguardano la vendita di alcuni terreni di una decina di proprietari che avevano firmato la procura a vendere a Zambon ormai da molti mesi, cioè rispettivamente in data 26 agosto 1963, 26 ottobre 1962, 29 dicembre 1962 e 15 febbraio 1963. La domanda di chi vorrebbe capire di più è: perché Sade ha voluto concludere quelle vendite autorizzate già da molto tempo proprio l’8 ottobre? Forse per il motivo raccontato dal notaio Chiarelli, o forse per una coincidenza.

Irene Aliprandi

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Copyrights © 2012-2015 by Opzione Zero

Per leggere la Privacy policy cliccare qui