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CASTELFRANCO – Le cave inattive non siano riattivate. È l’appello lanciato dalla giunta guidata da Luciano Dussin con le osservazioni proposte alla bozza del Piano regionale attività di cava (Prac). Il documento è stato adottato dalla giunta regionale il 4 novembre 2013. Si tratta di un documento programmatico riguardante tutta l’attività di escavazione futura nel territorio veneto. La bozza è stata pubblicata e i cittadini hanno avuto tempo fino al 21 gennaio per presentare le proprie osservazioni. La giunta Dussin ha approvato una serie di osservazioni tecniche al documento della Regione. Richiede che, in merito alle attività di escavazione, il parere del Comune sia vincolante. Ovvero che i Comuni abbiano l’ultima parola sulle autorizzazioni all’escavazione. Inoltre si richiede di escludere dagli ampliamenti le cave inattive da più di 10 anni. Nella fattispecie la cosa riguarda l’unica cava presente e inattiva a Castelfranco. Una cava situata a Salvatronda, ai confini con Vedelago, di proprietà privata (Betonrossi). «Questa cava è inattiva da 15 anni», spiega l’assessore all’ambiente Nazzareno Gerolimetto, «da oltre 10 anni sono scadute le autorizzazioni. La cava è ferma. C’è stata una richiesta di riattivare il sito nel 2004. È stata giustamente bocciata, per motivi ambientali e anche per problemi di viabilità. È l’unica cava su cui potrebbe essere avanzata una richiesta di riattivazione. Noi siamo contrari, per questo motivo abbiamo chiesto che tutte le cave inattive da più di 10 anni non possano essere ampliate». Assieme a questa osservazione, il Comune ne ha presentate altre di natura più tecnica. Ad esempio l’aumento della distanza dal livello di massima escursione della falda rispetto al fondo della cava. La necessità di aumentare da 5 cm a un metro lo spessore del riporto sul fondo di cava dello strato di materiale argilloso-limoso-sabbioso (in alcuni casi). Inoltre l’introduzione dell’obbligo di pulizia dei mezzi in uscita dalle zone di escavazione, per evitare l’imbrattamento delle strade, e l’obbligo di rispetto dei limiti acustici fissati dal Piano di Classificazione Acustica Comunale per le attività di cava. «Questo Prac ha degli aspetti positivi», concede Gerolimetto, «non prevede l’autorizzazione di nuove cave, ma solamente l’utilizzo o l’ampliamento di quelle esistenti. Si sono inseriti gli 8 milioni di mc derivanti dalla realizzazione della Superstrada Pedemontana Veneta. Tuttavia crediamo che il volume di escavazione complessivo sia sovrastimato. In base ai calcoli, quello che è già autorizzato in Veneto corrisponde al triplo del fabbisogno dei prossimi 10 anni».

Daniele Quarello

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