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Tribuna di Treviso – Piano cave, anche Paese si ribella.

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

31

gen

2014

 

La giunta prova a smontare la Regione: sopravvaluta il fabbisogno di ghiaia, ignora la ricomposizione ambientale

PAESE – Il Comune di Paese prova a smontare il piano cave regionale. Controlli, fabbisogno di ghiaia e riqualificazione sono i tre temi su cui si concentrano le contestazioni principali del Comune. D’altra parte, a Paese in materia di cave hanno una certa esperienza, visto che anni fa, quando l’attività estrattiva viveva il suo momento più redditizio, ospitavano addirittura 20 siti produttivi. Ora la situazione è cambiata, ma l’allarme per un Prac che in provincia potrebbe riaprire alcuni bubboni è evidente. Il piano, secondo la giunta di Paese, sopravvaluta, e non di poco, il fabbisogno di ghiaia per i prossimi dieci anni.

I numeri lo dicono chiaramente. Oggi in provincia di Treviso sono stati autorizzati, ma non ancora scavati, 69 milioni di metri cubi di ghiaia. Il fabbisogno stimato dalla Regione, per i prossimi dieci anni, è di 36 milioni di metri cubi; quindi senza autorizzare un solo metro cubo in più di ghiaia ci sarebbe un residuo di altri 33 milioni di metri cubi.

«Una riserva tale da soddisfare il fabbisogno per un ulteriore decennio», si legge nelle osservazioni del Comune. «Inoltre ho anche qualche dubbio che ci sia la necessità di scavare tutta questa ghiaia», spiega l’assessore all’ambiente Vigilio Piccolotto, «Il fabbisogno è stato calcolato sui dati di un periodo in cui il trend dell’edilizia non era quello attuale». A Paese poi spingono per la ricomposizione ambientale. «Abbiamo chiesto che venga dato potere di veto ai Comuni», prosegue Piccolotto, «Dobbiamo poter dire la nostra su come riqualificare un sito».

Nel Prac il tema della ricomposizione ambientale è infatti lasciato all’iniziativa e al buon senso dei privati, mentre attraverso l’osservazione si chiede che si indichino «criteri più dettagliati e puntuali per le opere di mitigazione e ripristino ambientale, nel senso che man mano che la coltivazione procede dietro ad essa deve essere lasciato un territorio perfettamente ricomposto e reso fruibile per le attività previste dal Piano degli Interventi».

Altro tema caldo è quello dei controlli sull’attività estrattiva, che così com’è prevista dal nuovo Prac rischia di diventare praticamente nulla. È demandata ai Comuni, ma l’incasso delle eventuali sanzioni è invece lasciata a Provincia e Regione. «Il costo ricadrebbe unicamente su di noi», conclude Piccolotto, «La soluzione è che si stabilisca, al momento dell’autorizzazione dell’attività di cava, che controlli bisogna fare e quanto costano. In questo modo i Comuni potrebbero andare a contrattare con i cavatori e alzare il contributo che devono assegnare, per riuscire a sostenere il costo dei controlli stessi». I tempi per cambiare il piano non sono lunghi. In consiglio regionale è stata infatti approvata la mozione per presentare a palazzo Ferro Fini il piano entro 90 giorni. «Ora andiamo al vedo», ha detto Claudio Niero, primo firmatario della mozione, «Si capirà una volta per tutte se il centrodestra intende davvero migliorare le regole delle attività di cava, dando ai Comuni la possibilità di intervenire, in modo particolare nel recupero ambientale del territorio».

Federico Cipolla

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