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Prefetto e questore: vertice con i sindaci. Fiumi ancora sorvegliati speciali e mareggiata a Bibione. Autovie chiude l’uscita di San Stino verso Venezia 

PORTOGRUARO – L’emergenza maltempo continua e si fa sempre più allarmante nel Portogruarese: ieri sono arrivati anche il prefetto e il questore di Venezia. San Stino resta il comune più colpito. Corbolone, Sette Sorelle, Bivio Triestina, Biverone, il centro stanno patendo le peggiori conseguenze. Preoccupano moltissimo il Malgher e il Fosson, ormai da giorni. Il Livenza minaccia la località: è gonfio di fango; non migliora la situazione ad Annone, dove preoccupa il Malgher. Tensione nella vicina Pramaggiore. Portogruaro e Concordia, che sembravano salve domenica sera, tornano a tremare per l’innalzamento repentino, ieri, di Lemene e Reghena. Bibione. Ieri una rovinosa mareggiata si è abbattuta su Bibione, allagando tutto l’arenile di piazzale Zenith. La notte appena trascorsa è stata sicuramente insonne per migliaia di famiglie. Almeno 50mila persone, la metà del mandamento portogruarese, rischia pesanti, pesantissime ripercussioni. Autovie. A San Stino Autovie Venete dopo le 17 ha decretato la chiusura degli svincoli di San Stino, perché il Fosson era a rischio tracimazione e i volontari della Protezione civile e gli operai del Consorzio erano chiamati a intervenire per predisporre i soliti sacchi. Consorzio. Il consorzio di bonifica Veneto orientale ha fatto il punto della situazione, aggiornando quasi di ora in ora l’evolversi della situazione. Le quote idrometriche alle 18 di ieri si mantenevano su livelli molto elevati. Tra gli osservati speciali, dunque, ci sono in ordine di pericolosità, Malgher, Fosson, Livenza, Loncon, Reghena, Lemene, Lugugnana, Taglio, Vidimana e roggia del Mulino. Gli ultimi tre corsi d’acqua si trovano a San Michele al Tagliamento, che a pieno titolo fa parte della galleria dei comuni più colpiti dall’alluvione, perché di questo si tratta oramai. Anche a Sant’Anna di San Michele, oltrechè a Sette Sorelle si San Stino, sono giunte da Taglio di Po due pompe di emergenza in grado di “sparare” 1200 litri d’acqua al secondo. Per salvare le case. Nel sanmichelino sotto pressione ci sono anche Bibione (per il mare), Malafesta e Villanova della Cartera, al confine con il Friuli. Le previsioni di pioggia per oggi sono state riviste al ribasso, di 20-30 millimetri. Non basta. Il mare continua a ricevere, ma la laguna di Caorle assolutamente no. Loncon e Malgher formano una conca e si buttano nel Nicesolo, un fiume che non scarica in mare, non è il Livenza. Protezione civile. Attivi, grazie alla provincia di Venezia, ci sono 200 volontari di Protezione civile. Sono attivi anche gli agenti della Polizia provinciale con quattro pattuglie. Gli agenti hanno eseguito servizi sulle strade provinciali. Straordinari anche per il Genio civile, ieri c’era a San Stino (si è incontrato con il sindaco Cappelletto) il coordinatore regionale del Veneto. Interrogazioni. Il deputato del Pd Andrea Martella ha inoltrato un’interrogazione in commissione al ministro dell’Ambiente. Analoga iniziativa è stata annunciata dal deputato della Lega Nord, Emanuele Prataviera. Bruno Pigozzo, consigliere regionale del Pd, ha depositato in commissione Ambiente la richiesta di convocare un’audizione urgente della Conferenza dei sindaci del Veneto orientale sul tema della sicurezza idraulica dell’area compresa tra Piave, Livenza, e Lemene. Il sindaco di Portogruaro Antonio Bertoncello ha scritto alla Regione per sollecitare interventi, e soprattutto investimenti per il territorio. Per l’assessore alla protezione civile portogruarese, Ivo Simonella, «mai il centro storico di Portogruaro era stato colpito così duramente dalle esondazioni». Gravemente danneggiati i mulini. Distrutta la pavimentazione. A Caorle si è riunito il Coc, ma non sono stati riscontrati, finora, danni significativi. E’ qui che si concentra però l’attenzione di tutti. Se mare e laguna non ricevono il disastro sarà inevitabile.

Rosario Padovano

 

Il prefetto promuove i volontari

Sopralluogo di Cuttaia con il questore: «Tutti stanno facendo la loro parte»

ANNONE Il prefetto Domenico Cuttaia e il questore Vincenzo Roca ieri mattina hanno incontrato il sindaco di San Stino Matteo Cappelletto, quello di Portogruaro Antonio Bertoncello, e la collega di Annone Claudia Savian. «Abbiamo voluto incontrare la Protezione civile e i primi cittadini per avere un quadro esaustivo della situazione e per vedere come si sta adoperando il territorio per fronteggiare questa emergenza – ha sottolineato il prefetto Domenico Cuttaia, al termine di un breve briefing con la Protezione civile annonese – i volontari della Protezione civile si stanno dando molto da fare». Si pensa già al dopo emergenza, a quello che si potrebbe fare e che finora, per una serie di circostanze, non è stato ancora fatto. «Ovviamente non si può trascurare la prevenzione – conclude Cuttaia – la visita è stata organizzata per capire come il territorio sta rispondendo. Tutti stanno facendo la loro parte, nel modo giusto». «Noi ci stiamo impegnando come forze dell’ordine nel compito di vigilare sulla popolazione che sta affrontando un’emergenza impegnativa» commenta il questore « Sono convinto che ha tutte le risorse per farcela. Ci mettiamo l’impegno di sempre. Presidiamo il territorio anche dall’alto. Ci stiamo impegnando molto, anche nella vigilanza alle case momentaneamente lasciate incustodite dagli sfollati». Nel giro di accompagnamento Cuttaia e Roca sono stati scortati dal comandante della guardia di finanza Izzo, della compagnia dei carabinieri De Paoli, dal vicequestore del commissariato Fabro. (r.p.)

Scuole chiuse a San Stino allerta per il Livenza

Restano sotto stretto controllo le zone vicine ai canali Fosson, Loncon e Cernetta

Nuove pompe in supporto all’idrovora sul Loncon, distribuiti sacchetti di sabbia

SAN STINO DI LIVENZA – Scuole chiuse anche oggi a San Stino di Livenza: occhi puntati in queste ore principalmente su fiume Livenza e canale Fosson. Ancora sfollate le venti famiglie delle zone Sette Sorelle e Biverone e le cinque famiglie di Annone Veneto, evacuate sabato a causa della piena del canale Loncon. Nella tarda mattinata di ieri il prefetto e il questore si sono recati al Centro operativo Misto della Protezione civile sanstinese dove hanno incontrato il sindaco Cappelletto, l’assessore provinciale alla protezione civile Giuseppe Canali, l’assessore alla protezione civile del Comune di Portogruaro, i rappresentanti del Genio civile e del Consorzio di Bonifica, il comandante provinciale dei vigili del fuoco e i rappresentanti dei locali presidi di sicurezza. A San Stino la situazione resterà critica almeno ancora per le prossime 24 ore. Massima allerta sulla crescita del fiume Livenza che, per il momento, resta sotto controllo, grazie al fatto che ieri pomeriggio la piena era in fase di stanca. Grossi problemi stanno invece creando le piogge abbondanti e incessanti che hanno provocato una situazione di rischio idraulico e idrogeologico nelle aree a nord del territorio comunale, in particolare negli ambiti di interesse dei canali Fosson, Loncon, Cernetta. Per questo da sabato scorso sono stati evacuati i residenti di via Caorle (dal ponte sul canale Cernetta verso Sud), via Sette Sorelle, via Bonifica, via Condulmer, via Fossa Fondi e via Prese. Le forze dell’ordine hanno la lista dei disabili e anziani che abitano nelle aree a rischio: dopo una coppia di anziani eveacuata ieri sera, altri potrebbero esserlo oggi. «Il problema principale ora» spiega il sindaco Matteo Cappelletto «è rappresentato dal canale Fosson, sul quale stanno lavorando i vigili del fuoco e i volontari della protezione civile con delle pompe per svasare il Fosson sul Malgher». I residenti di via Fosson, la strada dietro il casello autostradale, non sono stati sfollati ma restano in funzione le pompe impegnate a svuotare la strada che a orari alterni si riempie d’acqua. Il sindaco invita inoltre i cittadini residenti nelle aree interessate, in prossimità dei canali Fosson, Loncon, Cernetta, soggette ad allagamenti, a monitorare la situazione presso le proprie abitazioni. Tutti gli istituti scolastici di San Stino sono chiusi da ieri mattina e resteranno chiusi anche per la giornata di oggi in via precauzionale. Stabile la situazione anche ad Annone, dove le cinque famiglie sfollate di via Idrovora (la strada a sud della Triestina) non possono ancora fare rientro nelle proprie abitazioni. «I vigili del fuoco con la collaborazione di Acque del Basso Livenza» spiega l’assessore alla protezione civile Alessandro Scorzon, «hanno aggiunto delle pompe in affiancamento all’idrovora sul Loncon per aumentarne la portata. A Giai la protezione civile ha distribuito numerosi sacchetti di sabbia nel tentativo di proteggere le abitazioni dalle acque che dai canali esondati hanno invaso i campi e lambiscono le case». In particolare si tratta di alcune abitazioni in via Vecchia Giai, via Ugo La Malfa e in fondo a via Fosson, al confine con Corbolone.

Claudia Stefani

 

«Pronti ad accogliere gli anziani»

La casa di riposo di Meolo potrebbe ospitare i pazienti di Motta di Livenza 

MEOLO – Emergenza maltempo, chiuso per il pericolo di inondazioni il ponte di via Ca’ Tron sul fiume Vallio. Anche Meolo, ieri, ha vissuto una giornata di apprensione per il livello molto elevato dei corsi d’acqua. Ma la mobilitazione non ha impedito di pensare anche alla solidarietà per chi stava peggio. Nella nuova casa di riposo «I Tigli» è stato predisposto tutto per poter accogliere gli ospiti della residenza sanitaria assistita di Motta, a rischio evacuazione a causa della piena del Livenza. A metà giornata l’arrivo dei pazienti trevigiani era dato per certo, tanto che Comune e Asl 10 avevano approntato la macchina organizzativa. Il personale della casa di riposo ha provveduto ad allestire le camere libere, mentre dall’Asl sono arrivate delle coperte. Poi, di fronte allo stabilizzarsi della situazione del Livenza, le autorità trevigiane hanno deciso di attendere e a sera il trasferimento non era ancora avvenuto. «Se ce ne sarà bisogno, siamo pronti ad accogliere gli anziani dei Comuni vicini. Ringrazio la casa di riposo e i suoi dipendenti per essere riusciti in una giornata a predisporre tutto», commenta il sindaco Michele Basso. Ieri il primo cittadino e l’assessore Simone Benedetti hanno dovuto seguire anche l’evolversi della situazione idrogeologica. Ormai da venerdì, la protezione civile è mobilitata in modo permanente per presidiare il territorio. Così è avvenuto anche nella notte appena trascorsa, a causa della piena dei fiumi attesa intorno alle 2. Sacchi di sabbia sono stati posizionati alla congiunzione dei fiumi Meolo e Vallio, entrambi in piena. Ma si è intervenuti anche nell’area del capitello Madonna delle Prese, in zona industriale, e a Losson. Situazione sotto stretta osservazione, ma ancora non di emergenza, nel resto del Sandonatese, dove però il timore è per stamattina, quando dovrebbe passare un’ondata di piena. Ieri sono cresciuti di molto i canali Brian e Piavon, pur rimanendo di almeno 20 centimetri più bassi rispetto a sabato. A Ceggia annullato il mercato settimanale previsto per oggi.

Giovanni Monforte

 

Cereser: «Allarme rientrato a San Donà» Ma la Protezione civile resta vigile

SAN DONÀ. Allarme rientrato nel Sandonatese, almeno per ora. Due giorni di apprensione costante per il meteo, con vigili del fuoco, protezione civile, polizia locale e tecnici del Comune sempre in servizio per ogni emergenza. L’attenuarsi del vento di scirocco e l’assenza di piogge nella notte di domenica ha fatto scendere il livello dei canali tra i 55 cm e il metro. Soprattutto nelle frazioni sono stati sistemati i sacchi di sicurezza. La ripresa della pioggia, nel pomeriggio di domenica, non ha invertito la tendenza. Lo stato di osservazione proseguirà però almeno per altri due giorni. Il sindaco Andrea Cereser, dopo l’ ispezione mattutina nei luoghi più a rischio, ha partecipato al pranzo della comunità di Fossà, la frazione dove la situazione è stata più complessa. Ha rassicurato circa l’emergenza esondazione, soffermandosi su alcuni interventi da adottare qualora si ripresentassero delle emergenze, come dotare le frazioni di sacchi di sabbia da utilizzare subito senza attendere. Una parte delle squadre della protezione civile sono rientrate per riposare dopo le svariate ore di intervento alle quali ha partecipato anche l’assessore all’ambiente, Luigi Trevisiol. Saranno chiamate nuovamente oggi perché lo stato di osservazione, a causa delle piogge persistenti, durerà almeno fino a questa sera.

(g.ca.)

 

MALTEMPO»i danni

Orti e colture vanno in ginocchio allagati anche i vigneti Doc

Gravi danni nel Portogruarese, ma tutte le campagne del Veneto Orientale sono finite sott’acqua

La Coldiretti: «La nostra zona è la più colpita dalle piogge, le coltivazioni rischiano di marcire»

PORTOGRUARO – Stavolta sott’acqua sono finiti pure i filari dei vigneti Doc del Lison Pramaggiore. Ma a preoccupare i produttori agricoli del Veneto Orientale è soprattutto il rischio che possano marcire le colture orticole a pieno campo, tra cui anche il radicchio, oltre che il grano. Un timore concreto, se l’acqua esondata dai canali non si ritirerà al più presto dai terreni e non cesseranno le precipitazioni. L’eccezionale ondata di maltempo che ha colpito il Veneto Orientale, e in particolare il Portogruarese, sta mettendo, dunque, a dura prova il mondo agricolo. Le nuove piogge cadute tra domenica e ieri non hanno fatto altro che aggravare una situazione già diventata difficile nei giorni scorsi, con i campi che sono ormai saturi di acqua. Per avere una stima esatta dell’entità dei danni, tuttavia, bisognerà attendere che finalmente smetta di piovere e, soprattutto, che l’acqua dei canali esondati si ritiri dai campi. «Il carico d’acqua non scende solo dal cielo, ma arriva in pianura dalla montagna, creando frane e dilavamenti. È il Veneto Orientale l’area più colpita dalle forti precipitazioni», avvertono dalla Coldiretti, «la fascia ad est della regione, che unisce la provincia di Venezia a quella di Treviso, ricca di vigneti Doc della zona del Piave, è ovunque allagata. I terreni non drenano più». A preoccupare gli agricoltori non c’è solo la situazione del Livenza, ma anche dei vari canali che costituiscono l’ossatura della rete di bonifica del territorio, dal Brian al Bidoggia e al Grassaga, nel Sandonatese. Anche se Coldiretti ricorda anche la situazione degli agricoltori del Miranese. Nel Portogruarese, invece, destano grande impressione le immagini dei celebri vitigni della Doc Lison-Pramaggiore sommersi dall’acqua per più di metà della loro altezza in molte aziende agricole. La Coldiretti ha tracciato una prima panoramica dei danni. «Se per le viti blasonate del Lison Pramaggiore, nonostante le piante siano sommerse, potrebbero non esserci problemi», analizza la Coldiretti, «per le orticole a pieno campo, compreso il radicchio, il rischio di marciume è alto. Oltre al fatto che il fango ne impedisce la raccolta. Il grano sott’acqua muore per asfissia e le temperature sopra la media possono anticipare le fasi vegetative delle colture. L’umidità segna le colture sotto serra e preannuncia l’insorgenza di attacchi di malattie e muffe». Preoccupa molto la sorte delle coltivazioni dedicate ai cosiddetti cereali «autunno-vernini», quali frumento e colza, la cui semina è avvenuta nei mesi scorsi. Insomma, un quadro non certo rassicurante, che riporta alla luce le mai sopite polemiche sulla gestione del territorio. Il problema maggiore è rappresentato dagli allagamenti, ma è tutto il clima particolare di questo inverno (piovoso quanto mite) che rischia di arrecare seri problemi al mondo agricolo. Anche se, ci tengono a ricordare dalla Coldiretti, dietro al problema degli allagamenti rimane aperta la delicatissima questione della gestione idrogeologica del territorio. «Il territorio fa i conti con le avversità», conclude Coldiretti, «ma pure con una urbanizzazione selvaggia, dove anche le buone prassi agricole e lo spirito di cura del paesaggio da parte degli agricoltori nulla possono a ridare equilibrio al sistema». Va sottolineato lo sforzo profuso in questi giorni di emergenza dagli agricoltori, subito intervenuti in pianura come in montagna con trattori e mezzi per sgomberare strade, liberare accessi a stalle e annessi rustici e provvedere così ai primi soccorsi e a mettere in salvo gli animali.

Giovanni Monforte

 

Elevato rischio idraulico fino alle 16 Redi (Consorzio) promuove il Centro maree 

L’emergenza non è finita: previste ancora piogge, che potrebbero creare nuove criticità, tanto che la Protezione civile regionale ha prorogato ancora, almeno fino alle 16 di oggi, lo stato di elevato rischio idraulico per gran parte della Regione. Provincia di Venezia inclusa: massima allerta in particolare nella parte centrale, per il bacino Basso Brenta e Bacchiglione e di nuovo nel Veneto Orientale, dove continuano a preoccupare i corsi d’acqua collegati al Livenza, Lemene e Tagliamento. Criticità moderata anche per il Basso Piave. Intanto Hermes Redi, direttore del Consorzio Venezia Nuova, spezza una lancia a favore del lavoro svolto dal Centro previsioni maree del Comune di Venezia. «La sua funzione oggi – ricorda – è fondamentale, è più difficile del lavoro previsionale di quando ci saranno le barriere mobili in azione. È chiamato con ore di anticipo ad avvertire la popolazione se ci sarà o meno l’acqua alta e quale livello potrebbe raggiungere. Sta operando al meglio usando le migliori pratiche».

 

Un’altra notte in allarme l’emergenza continua

Bendoricchio (Acque Risorgive) analizza la situazione dei fiumi tra Miranese e Riviera Lusore sotto osservazione, tracima il Marzenego. Preoccupazione anche a Mestre 

MESTRE – Una nuova notte di allerta dopo un lunedì difficile nel Veneziano, per tenere sotto controlli fiumi e corsi d’acqua, gonfiati dopo tre giorni di intense pioggie. Sacchi di sabbia e pompe mobili, pronti per essere utilizzati in caso d’emergenza, che continua come la pioggia. È oramai un monitoraggio in continuo quello messo in atto dal consorzio Acque Risorgive, che ha messo in campo oltre 70 uomini che collaborano con la Protezione civile regionale e i volontari dei diversi Comuni allertati per questa ennesima emergenza maltempo. Le criticità nel bacino est. Da giovedì scorso è il bacino Est la zona più critica dell’emergenza, tra Casale sul Sile, Mogliano, Martellago e Scorzé. Ieri mattina si è dovuto intervenire per varie tracimazioni, prima in via Torcelle a Casale, poi sul Dese tra il Molino Turbine e il Molino dell’Orsa. Il Marzenego è tracimato a Noale sulla regionale 515, a Scorzé sul rio Sant’Ambrogio e alla Gazzera, a Mestre in prossimità del cantiere Sfmr. Qui l’idrovora sul rio Cimetto, in difficoltà a smaltire l’acqua a sei metri cubi al secondo, è stata affiancata da due pompe mobili. Carichi d’acqua sono il Marzenego, lo Zero e il Dese, che ha continuato a salire anche se lentamente nel pomeriggio, conferma il direttore del consorzio Carlo Bendoricchio, che ha coordinato i lavori a Mestre e girato tra Miranese e Riviera del Brenta. Nel pomeriggio, problemi a Catlana per il collettore tracimato in strada di venti centimetri e sacchetti di sabbia sul Lusore. L’emergenza nel bacino ovest. Sorvegliato speciale il Lusore tra Santa Maria di Sala e Mirano, con criticità per il Tergola, al limite. Nessun disagio per abitazioni e centri urbani ma tracimazioni in strada e nelle campagne hanno interessato il graticolato tra Camposampiero e Santa Maria di Sala, via Botti a Villanova e Campocroce di Mirano. Impianti idrovori a pieno regime lungo il bacino del Muson dei Sassi e Tergola sotto controllo, «grazie al fatto che il Brenta continua a ricevere», dice il consorzio. Un’altra notte di paura. «Abbiamo organizzato con i Comuni un monitoraggio continuo anche nella notte nel timore di un peggioramento ulteriore del meteo, con nuove pioggie dopo la tregua del pomeriggio», spiega Bendoricchio. «Per fortuna i lavori eseguiti in questi ultimi anni dal consorzio hanno salvato zone come Robegano e Scorzè dagli allagamenti. I risultati si vedono: ogni volta che si presenta un problema, interveniamo con i deviatori e poi i problemi, poi, non si ripropongono. Per affrontare seriamente queste emergenze occorre la certezza dei finanziamenti per opere di prevenzione come i bacini di laminazione che sono indispensabili», segnala il responsabile del Consorzio. Pompe mobili sono state messe in azione, ieri, a Vigodarzere, Camposampiero, Noale, Casale sul Sile. Quelle della Protezione civile sono state posizionate altrove. Il Genio civile è intervenuto sul Serraglio, prolungamento del Tergola. «Non c’è una piena uguale all’altra, la variabilità delle precipitazione e la saturazione dei terreni dovuti alla pioggia ogni volta propongono emergenze diverse», dice il tecnico. Preoccupazione a Mestre. Ha tenuto il Marzenego anche a Mestre, tornato ad alti livelli ieri ma sceso dal pomeriggio. Tanta preoccupazione per i cittadini ma pochissimi disagi. La Protezione civile comunale ha tenuto sotto sorveglianza anche alcuni argini dell’Osellino, a rischio tracimazione. «Tante criticità nonostante non ci sia stata nessuna allerta. A mio avviso siamo e restiamo in equilibrio precario», denuncia Fabrizio Zabeo del Comitato Allagati di Favaro.

Mitia Chiarin

 

Via Vallon chiusa per una voragine. Allagamenti a Favaro

MESTRE. In via Ca’ Colombara da sabato la protezione civile sta monitorando la situazione in via Ca’ Colombara tra il civico 27 e 29, dove il fossato che serve per l’irrigazione e lo smistamento delle acque piovane è tracimato mandando sott’acqua scantinati e garage. «La preoccupazione dei cittadini è alta», dice Angelo Lerede, delegato ai lavori pubblici di Favaro, « e ieri ho dovuto allertare nuovamente la protezione civile per un ulteriore controllo dopo che nella notte di domenica la situazione sembrava essere tornata alla normalità». Garage, scantinati e taverne si sono ritrovati sotto 30 cm di acqua fangosa costringendo gli abitanti a intervenire per salvare auto, mobili e oggetti. Disagi , ieri mattina, e strada chiusa per ore in via Vallon, a Carpenedo, dove un tratto di asfalto è franato aprendo una piccola voragine, poi messa in sicurezza dai tecnici del Comune.

MALTEMPO»RIVIERA E MIRANESE

Con il fiato sospeso e le cantine allagate

A Caltana, Mirano, Ballò, Campocroce, Santa Maria di Sala, Stigliano e Veternigo si teme per i livelli di Muson e Lusore

MIRANO – Anche il Miranese, stavolta, è in affanno: i canali ingrossati dalle piogge dei giorni scorsi ora fanno davvero paura e in vari punti del territorio già ieri si sono verificate tracimazioni, che hanno provocato allagamenti, mandando sott’acqua terreni e abitazioni e costringendo i Comuni a chiudere diverse strade. E non è finita. Dopo una pausa nel pomeriggio, notte di lavoro per i volontari della protezione civile e tecnici del consorzio. Anche perché oggi sono previste nuove piogge. Problematica la situazione soprattutto a Caltana, tornata allagata dopo il disastro del maggio 2010 che mandò sott’acqua circa 500 famiglie, ma ieri è stato un lunedì difficile anche per Mirano: situazione critica soprattutto a Campocroce, dove il canale Lusore è uscito dagli argini in alcuni punti, allagando via Braguolo, via Barbato, via Chiesa, l’area davanti alle scuole e quella del cimitero. Anche a Ballò la situazione è arrivata al limite, con fossi tracimati e diverse aree della frazione allagate. Nel capoluogo invece è rimasto sorvegliato speciale per tutto il giorno, e anche la notte, il bacino dei Molini. Il Genio civile ha delimitato la zona con sacchi di sabbia ma a mezzogiorno l’acqua era già a pochi centimetri dal piano dove si svolge il mercato del pesce. In centro storico sono stati chiusi per precauzione i percorsi pedonali che collegano il bacino dei Molini al Teatro e via Bastia Fuori a piazzale Colombo: troppo forte il rischio di scivolare in acqua e venire trascinati via dalla corrente. Il mercato settimanale del lunedì è praticamente saltato. Preoccupati i cittadini per i livelli raggiunti in poche ore dal Muson in pieno centro. Il sindaco Maria Rosa Pavanello, in previsione di nuove piogge, ha invitato i cittadini a limitare gli spostamenti nelle zone più critiche e resta in contatto con i tecnici del consorzio e del Genio civile. Il Comune ha messo a disposizione sacchi di sabbia anche per i privati, che hanno potuto ritirarli alla sede del consorzio Acque Risorgive in via Marconi. Al lavoro per tutto il giorno operai e volontari, con l’obiettivo di preparare almeno 500 sacchi entro sera. Situazione critica anche in comune di Santa Maria di Sala: è tornata a essere allagata la parte di Caltana a sud del Lusore, dove sono tracimati i canali Volpin, Cognaro, Caltana e Cavin Caselle. Allagata parte delle strade del Graticolato e in centro: in via De Gasperi, via Einaudi e le sue laterali, via Manin, via Pellico, via Cavin Caselle, parte di via Pianiga, via Braguolo, via Zinalbo, via Cagnan e via Pioga l’acqua ha allagato scantinati e garage. Protezione civile al lavoro e monitoraggio fino a notte. Problemi anche in via Gorgo-Marconi, poi in alcuni punti della zona industriale e a Sant’Angelo, dove è stata a lungo impraticabile via dei Masi. Tiene invece per ora il Muson tra Stigliano e Veternigo, dove però il fiume scorre a livelli molto alti.

Filippo De Gaspari

 

Primi cedimenti degli argini lungo il Dese

A Peseggia escavatori e volontari in azione per tappare le falle. Anche il Marzenego a livello di guardia

MARTELLAGO – È stata una giornata difficile anche nell’area nord del Miranese. Guardati a vista il Marzenego e il Dese, con il primo salito di quota in modo preoccupante, tanto da far temere ripercussioni per i paesi attraversati, soprattutto a Robegano. Poi nel pomeriggio è sceso e si è iniziato a tirare un sospiro di sollievo. Decine di uomini al lavoro tra tecnici del consorzio Acque risorgive, comunali, protezione civile e molti hanno lavorato anche di notte per evitare o risolvere le emergenze che si andavano a formare. A Peseggia, si è dovuta chiudere una falla sul Dese (zona via Astori) e in questo caso il Comune ha dovuto mettere a disposizione un escavatore. In mattinata aveva iniziato ad alzarsi l’acqua in via San Benedetto e via Fermi, mentre un anziano ha chiesto aiuto in via Contea. Via Ronchi è stata chiusa al traffico e lo stesso è stato fatto per la strada Molino Todori. Non diversa la situazione a Martellago, dove massima allerta c’è stata in via Ponte Nuovo, al confine con Peseggia. Al Molino Vidali sono state erette delle paratie lungo l’argine del corso d’acqua. Anche a Robegano si è temuto il peggio, anche se nelle ore successive i problemi sono calati. Il Marzenego, infatti, scorre vicino alle scuole e c’era il timore per i piccoli; alla fine nessuno è stato evacuato, le ore di lezione sono andate avanti senza interruzioni ma il Comune era già pronto a intervenire in caso di disagi. Nel pomeriggio le acque del fiume hanno iniziato ad abbassarsi, grazie anche a due interventi fatti per il deflusso all’oasi di Noale. In generale in questo comune, non si sono segnalati allarmi per i singoli cittadini, mentre al mattino si sono dovuti mettere dei cartelli di chiusura su via ronchi e via Brugnole.

Alessandro Ragazzo

 

I ladri si portano via i tubi delle idrovore

Sconcerto a Oriago: l’impianto è inutilizzabile. Preoccupa tutta l’asta del Brenta e Novissimo

MIRA – Non bastasse il maltempo a Oriago ci si mettono anche i ladri. Ad avere una brutta sorpresa sono stati infatti i volontari della Protezione civile che in via Ghebba hanno subito nella sera fra sabato e domenica il furto dei tubi di una idrovora che serve in caso di allagamenti. «È davvero sconcertante», spiega l’ex assessore Michele Gatti, membro della Protezione civile, «Questi ladri senza scrupoli hanno provocato un danno alla comunità e anche messo in difficoltà l’azione della Protezione Civile in questo momento critico». Intanto per tutta la giornata in Riviera il livello dei fiumi è stato preoccupante. La situazione più brutta sul Naviglio del Brenta a Mira e in tutta l’asta (Dolo, Fiesso e Stra) e sul Novissimo che stanno ricevendo le acque dall’entroterra. A Camponogara e a Lughetto sono tracimate diverse canalette. Preoccupa a Pianiga la situazione del Pionca che già ieri mattina era a livello di guardia e che si scarica sul Taglio e poi sul Novissimo . A Malcontenta il livello dello Scolmatore è allarmante. Nell’area sud della Riviera è il fiume Brenta il sorvegliato speciale che già nei giorni scorsi aveva dato origine a vistosi fenomeni di fontanazzi. A Stra il Naviglio Brenta è tracimato nella zona di via Dolo allagando fortunatamente solo alcuni campi agricoli. Livelli d’acqua quasi al limite sono stati rilevati anche nei pressi del centro della frazione di Paluello. A Fiesso sia il Rio Serraglio che il Rio Castellaro presentavano livelli elevati d’acqua in particolare in via Pampagnina nella zona dello stadio comunale e sotto il ponte di via Pioghella dove avevano raggiunto gli argini. Per questo i volontari della protezione civile hanno preparato numerosi sacchi di sabbia in caso la situazione peggiorasse. A Dolo per ragioni di sicurezza è stato chiuso il Ponte dei Cavalli nella zona del Foro Boario. Il ponte pedonale è stato infatti sommerso dall’acqua e nella paratia si sono incagliati numerosi rami di alberi. Livello d’acqua molto alto anche nella zona dei Molini dove sono stati allagati i pontili davanti allo Squero.

Alessandro Abbadir – Giacomo Piran

 

A Chioggia preoccupazione per il Gorzone 

CHIOGGIA. Anche nel Clodiense si guarda con apprensione al livello dei fiumi. I volontari della Protezione civile sono al lavoro in maniera continuativa, ormai dalla fine della scorsa settimana, quando hanno iniziato un vero e proprio tour de force per fronteggiare, in primis, l’emergenza acqua alta (poi rientrata) e l’emergenza fiumi, che ha raggiunto il suo apice nelle ultime ore. Nel Clodiense sfociano il Bacchiglione, il Brenta e l’Adige. L’unica criticità si è registra sugli abitati che sorgono nei pressi del canale Gorzone. Domenica notte il reperibile di turno della Protezione civile è stato allertato da una famiglia di punta Gorzone, che ha riferito di trovarsi di fronte a un principio di esondazione. I volontari della protezione civile coordinati da Leo Marchesan hanno provveduto a posizionare dei sacchi, limitando così l’afflusso dell’acqua. Anche ieri i volontari sono stati all’erta: per fortuna non si è superato il livello di guardia. Ma la vigilanza resta elevata dato che, almeno a breve, non sono previsti miglioramenti delle condizioni meteo. (a.var.)

MALTEMPO»NEL VENETO

Vicenza, questa volta fa paura il Retrone

VICENZA Tutti a guardare il Bacchiglione, a Vicenza. Ma questa volta a portare paura, allagamenti e danni è il Retrone. A sorpresa, bisognerebbe aggiungere. Quasi inaspettatamente Vicenza ripiomba nell’incubo alluvione. Altro che sospiro di sollievo. La città si trova nuovamente assediata dall’acqua. I timori iniziati all’alba, quando i fiumi hanno cominciato ad ingrossarsi, sono continuati per tutto il giorno, e hanno tenuto in scacco residenti e aziende durante la notte. Le preoccupazioni cominciano durante la notte tra domenica e lunedì. Alle 3 il Bacchiglione ha già raggiunto il livello di guardia (4.59). Alle 6.30 il Comune invia un sms ai cittadini: è preallarme. Il livello a ponte degli Angeli è a 4 metri e 80 centimentri, ma è il Retrone a fare paura e a provocare danni. Poco dopo le 8 la situazione è già critica. A Sant’Agostino si verificano i primi allagamenti e la strada, tra via della Tecnica e ponte del Quarelo, viene chiusa. Stessa decisione anche per la tangenziale: non si può circolare in entrambi i sensi di marcia fino a Campedello. Chiuse anche le scuole Arnaldi e Molino. E vengono interdette al traffico altre vie della zona industriale e di Saviabona. Il Bacchiglione non preoccupa. Durante la giornata, in città, i disagi sono limitati. Regna il caos in viale Trissino, mentre finisce come sempre sott’acqua Ca’ Tosate. Le attenzioni del Comune, che dalle 6.30 ha attivato il Centro operativo nella sede di Aim, sono concentrate lungo l’asta del Retrone. «È stretto in una morsa – fa sapere Achille Variati – da una parte non riesce a scaricare nel Bacchiglione, che è molto alto, e dall’altra si trova il suo bacino colpito dalla pioggia insistente». Il livello del fiume continua a salire fino a toccare i 3,66 metri: è allarme. «Siamo preoccupati – afferma il sindaco – soprattutto per l’argine destro del Retrone». I timori del primo cittadino sono fondati. Non tanto perché c’è il rischio che il fiume superi il muro di terra che lo contiene «ma – spiega con preoccupazione il sindaco – abbiamo notato che lungo l’argine in prossimità del ponte Maganza, ci sono molti fori provocati da grandi roditori. Quelle tane, che protezione civile, Genio e consorzio di bonifica hanno chiuso con sacchi di sabbia, si sono allargate a causa della pressione dell’acqua e hanno reso la barriera molto fragile. Per questo dobbiamo restare molto attenti e abbiamo avvisato i residenti di strada di Gogna, perché potrebbero essere interessati da un’eventuale tracimazione». Anche a sinistra del fiume la situazione è delicata. L’argine è solido, fanno sapere, ma vengono avviate le operazioni di innalzamento con i sacchi di sabbia per preservare Sant’Agostino e la zona industriale. I lavori continuano anche in serata, quando il livello del Retrone per la prima volta inizia a scendere. Ma per i residenti saranno comunque ore di ansia e paura.

 

Tutti a guardare il Bacchiglione, ma a impensierire è l’altro fiume cittadino. Minacciati Sant’Agostino e zona industriale

Il sindaco Variati: «Lungo l’argine molti fori provocati da grandi roditori» Le tane si sono allargate a causa della pressione dell’acqua e hanno reso la barriera molto fragile
Strade chiuse al traffico per allagamento: stessa decisione anche per la tangenziale, dove non si può circolare in entrambi i sensi di marcia fino a Campedello

 

Burocrazia e ricorsi rallentano le opere del post alluvione

Per mettere in sicurezza il Veneto servono 2,7 miliardi Novecento gli interventi finora realizzati, ma non bastano

VENEZIA «Chi siamo? I veneti!!! E cosa vogliamo? Fare quello che ci pare!!! E di chi è la colpa? Di tutti gli altri!!!» Gli omini stilizzati della vignetta che circola in rete sembrano rappresentare alla perfezione la situazione di una regione dove bastano cinque giorni di pioggia – e una nevicata eccezionale – per far saltare gli argini di decine di fiumi e allagare le campagne di mezzo Veneto. Del resto, questa è una regione dove il 40 per cento dei comuni è a rischio alluvionale e il 25 per cento a rischio frana. Che durante l’alluvione del 2010 ha registrato trenta sfondamenti arginali. E che ha censito diecimila movimenti franosi, di cui seimila nella sola provincia di Belluno. Le ragioni sono sempre le stesse e mica stanno sulla luna. Idrografiche: un territorio in larga parte montano dal quale scendono decine di torrenti e fiumi; antropiche: quasi cinque milioni di abitanti stipati nella metà del territorio; politiche: negli ultimi quarant’anni si è costruito ovunque senza pensare alla manutenzione del territorio. Perché se ogni anno siamo nella stessa situazione, mica possiamo dare sempre la colpa a Madre Natura: qualche briciolo di responsabilità si trova facilmente nella furbizia edilizia di molti veneti che hanno fatto carte false per ampliare casa e capannone e che hanno chiesto di tombinare i fossi davanti al cancello; nella scaltrezza a gettone di geometri, architetti e ingegneri; nella compiacenza elettorale di tanti amministratori e tecnici comunali; e nel complessivo fallimento della pianificazione del territorio. Tutte responsabilità che stanno vicinissime a noi: non a Roma, non in Europa. Calcola l’assessore regionale alla protezione civile Daniele Stival che, per mettere in sicurezza il Veneto, servirebbero 2,7 miliardi di euro. La Regione ne stanzia 50 l’anno e il calcolo si presta a molta ironia: serviranno 54 anni per mettere assicurare il Veneto. Arrivederci al 2068, dunque. Nel frattempo, la Regione ha colto la piena del novembre 2010 per strappare un pacchetto di fondi straordinari: 300 milioni promessi da Berlusconi a Vicenza (il giorno che Cota teneva il posacenere a Bossi), 71 milioni di fondi regionali, venti milioni piovuti dall’Europa grazie ai buoni uffici dell’ex consigliere diplomatico Stefano Beltrame. Complessivamente, 392 milioni di euro usati per far partire 925 interventi (grandi e piccoli) di messa in sicurezza del territorio. Ma mica possiamo sperare in un’alluvione l’anno. Sono comunque poche gocce nel mare degli interventi che servirebbero per mettere in sicurezza gli argini del Livenza, del Bacchiglione, del Brenta e del Piave. E un project financing per gli interventi di difesa idraulica non l’hanno ancora inventato. I bacini di laminazione sono la toppa tardiva a un territorio devastato dalla cementificazione. Grandi vasche dove far defluire l’acqua dei piccoli fiumi a monte delle città. Uno dei più estesi è quello di Caldogno, nel Vicentino, destinato a trattenere le piene del Timonchio a nord della città berica e, in definitiva, ad alleggerire il Bacchiglione che mette a rischio la città di Padova. I lavori sono partiti lo scorso novembre, dopo tre anni di procedure accelerate dal dirigente regionale Tiziano Pinato su sollecitazione del governatore Luca Zaia. Tutte le altre opere sono in corso di procedura: chi ferma al progetto preliminare, chi allo studio di impatto ambientale, chi alla mancanza di fondi. Il prossimo bacino pronto a partire è quello di Arzignano, da 2,7 milioni di metri cubi sul fiume Agno-Guà. Fine lavori: 2015. Ma il pacchetto di opere anti-alluvione è un libro di sogni: prevede investimenti per un miliardo solo per il Bacchiglione, 449 milioni per il Brenta, 453 milioni per l’Agno, 327 milioni per il Piave, 197 milioni per l’Adige, 145 milioni per il Livenza, 72 milioni per il bacino lagunare, 24 milioni per il Fissero Tartaro Canal Bianco, 41 milioni per il Lemene, 40 milioni per il Tagliamento. Degli undici bacini di laminazione di cui è in corso la procedura, solo cinque sono interamente finanziati: gli altri sono destinati a perdersi nei lunghi tunnel della burocrazia e della determinazione a stagione alterne. Anche perché, osservano in Regione, la procedura autorizzativa è biblica: cinque anni di carte e conferenze di servizio, al netto della magistratura amministrativa. Eppure, la salvaguardia di Venezia ha assorbito finora 12 miliardi di euro, cinque solo per il sistema a dighe mobili del Mose. Se il Veneto fa acqua, insomma, potrebbe essere tutta colpa dei veneziani.

Daniele Ferraza

 

Munerato (Lega) «Stop alle tasse per gli alluvionati»

VENEZIA. «Mettiamo alla prova la tanto sbandierata solidarietà nazionale. Quando è ora di pagare, noi ci siamo, ci siamo sempre stati e, purtroppo, ci saremo finchè questo Paese non verrà riformato o diviso. Oggi però chiediamo uno stop». Emanuela Munerato, senatrice rodigina della Lega Nord, ha presentato un’interrogazione al presidente del Consiglio Letta e ai ministri dell’Interno e dell’Ambiente. «I cittadini dei comuni veneti e del modenese, vittime delle alluvioni, degli allagamenti e dei vari disagi che il maltempo ha causato meritano un segnale inequivocabile da Roma: che siano sospesi immediatamente, anche in raccordo con Regione, Provincia e Comuni, ogni adempimento fiscale, contributivo e assicurativo relativo a persone fisiche e giuridiche – chiede – nonchè i mutui, per i contribuenti e le imprese. Non si tratta di voler battere cassa. Se i fiumi tracimano, se le linee elettriche saltano, se le fognature sono antiquate la colpa è dello Stato che non ha provveduto a finanziare lavori di bonifica, di scavo, di adeguamento, togliendo sempre di più risorse agli enti locali, ma tartassando gli abitanti del Nord. Ecco perchè quello che chiediamo non è un favore. Letta dia un segnale: Invece di tappare i buchi di bilancio di Roma Capitale e della Regione Sicilia – sollecita l’esponente leghista – il Governo stanzi, all’interno dei prossimi provvedimenti legislativi, risorse da destinare agli interventi di emergenza per i Comuni interessati al maltempo di questi giorni».

 

In Italia per fare un lavoro occorrono 5 anni

Il governatore Luca Zaia: «Dal 2010 sforzi eccezionali, prima nessuno aveva investito nel suolo»

VENEZIA «Fino a pochi anni c’era la percezione che la calamità italiana fosse il terremoto. Adesso abbiamo capito che è invece il dissesto idrogeologico. Ma c’è ancora moltissimo da fare» Il governatore Luca Zaia si tiene in contatto con la protezione civile, conosce lo stato delle emergenze. Ringrazia le centinaia di persone: dai sindaci al personale della protezione civile ai cittadini che si stanno prodigando per arginare i danni del maltempo. Presidente, dov’è il rischio maggiore, in questo momento? «La situazione più critica mi sembra nel nel Veneto orientale, Motta di Livenza in particolare. Attendiamo una nuova bomba d’acqua nel pomeriggio di martedì, oggi». Perché bastano cinque giorni di pioggia per mandare in tilt il Veneto? «Questa è una doppia calamità: le precipitazioni oltre la media e una nevicata molto al di sopra del normale. Se viene lo scirocco lo scioglimento della neve provocherà davvero molti problemi». Perché continua a succedere? «Questi sono i giorni della merla: dovrebbero essere i più freddi dell’anno. E invece le temperature sono molto al di sopra. Ieri un contadino delle mie parti mi ha detto: mio padre, quando pioveva così tanto, si metteva il pastran, prendeva la vanga e stava via tutto il giorno. Ci siamo cullati nell’idea di fermare la natura: non è così». Molte delle opere di prevenzione sono ferme al palo: perché? «Vorrei che fossero chiare alcune cose. La prima: quando sono arrivato alla presidenza della Regione, nel 2010, non ho trovato niente in fatto di opere di difesa del suolo. Zero. L’alluvione del novembre 2010 ci ha dato un grosso stimolo ad investire». E che cosa avete fatto? «Dico anche la seconda: qui nessuno dorme sulle carte. In tre anni abbiamo messo in piedi 925 interventi, 392 milioni di investimento, 365 imprese al lavoro. É ancora poco? Certo, non basta, ma non si dica che non abbiamo lavorato» I risultati non si vedono e parte del Veneto torna a sprofondare. «La verità è semplicemente una: che per fare un’opera pubblica ci vogliono cinque anni. Se poi ci si mettono in mezzo comitati e magistrati amministrativi, addio. A Montebello, ad esempio, i sindaci hanno chiesto l’analisi dei terreni dove è previsto il bacino di laminazione: significa sei mesi in più di carte». Di chi la colpa, dunque? «Sfido chiunque a mettere in piedi tanti e tali opere in pochi anni: trovatemelo. Perché a sparare sulla Regione si fa presto, poi però bisogna andare a vedere le responsabilità di tutti». Quanto serve per ripristinare il Veneto dal rischio? «Ci vogliono più di due miliardi di euro per mettere in sicurezza il territorio veneto. E noi con i soldi dell’alluvione abbiamo messo in piedi quasi mille interventi ed ogni anno riserviamo 50 milioni di euro. Ma non bastano». Qual è la sua preoccupazione maggiore? «Il Piave è una minaccia idraulica, è molto pericoloso. Bisogna ripulirlo dei detriti e degli alberi, rendere più sicuro il deflusso dell’acqua»

(d.f.)

 

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