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Tribuna di Treviso – Maltempo, gli allagamenti.

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6

feb

2014

«Foraggio da buttare» Allevamenti in crisi

Feltrin, presidente della Coldiretti: «Campi sepolti dalla fanghiglia»

Danni per milioni all’agricoltura: a rischio la produzione di grano e orzo

macchinari allagati. Sono stipati in capannoni allagati

Appello per la manutenzione dei fossati e delle arterie idriche principali

radicchio sott’acqua. Le temperature elevate di questi giorni rischiano di danneggiare la coltivazione

Dita incrociate in attesa di un po’ di freddo

TREVISO – Dopo le eccezionali precipitazioni che si sono abbattute su tutta la provincia di Treviso, a rischio non solo radicchio, vigneti e seminativi, ma anche il settore zootecnia. «Ci sono giunte tantissime segnalazioni di fienili allagati. Quantità enormi di foraggio da buttare, per non parlare dei seminativi», commenta Walter Feltrin, presidente provinciale di Coldiretti, «le precipitazioni rischiano di mettere in ginocchio anche il comparto della zootecnia, gli allevamenti, già provati dalla crisi». «Stato di calamità» Feltrin parla senza incertezza di “calamità”. È ancora presto per una stima dei danni, molto dipenderà dall’andamento del meteo delle prossime settimane. Ma di certo il maltempo di questi giorni, gli allagamenti, le tracimazioni di fiumi e canali, costeranno all’agricoltura nostrana un conto salatissimo, di milioni e milioni di euro. In tutta la Marca, ma soprattutto nella parte centro meridionale della provincia, si segnalano campi e vigneti allagati. Se non tornerà il beltempo nell’arco di pochi giorni, l’acqua non potrà defluire e le colture non potranno resistere, soffocate dalla fanghiglia. Radicchio a rischio «Il radicchio di Treviso è resistente. L’importante è che non sia stato totalmente sommerso o che il fango non rovini le foglie. I problemi per questa coltivazione sono dati dalla piovosità, ma anche dalle alte temperature attuali, di qualche grado sopra la media stagionale. Solo se nei prossimi giorni la temperatura scenderà il nostro fiore sarà salvo». Vigneti allagati C’è poi la questione dei vigneti allagati e sommersi dalle acque: «Le situazioni peggiori le registriamo nei vigneti che hanno sofferto dell’esondazione del Livenza. Lì il terreno è particolarmente argilloso, l’acqua tende a stagnare, il rischio è che le radici vadano in asfissia e che quindi le piante siano danneggiate in modo irreversibile. Le prossime settimane saranno decisive», continua il presidente Feltrin. Sementi e macchine in ammollo Altro problema lo presentano i seminativi:soprattutto nella bassa trevigiana la fanghiglia che si è creata dopo le incessanti piogge rischia di compromettere la produzione di grano e orzo. «Non ultimo tutti i danni alle strutture e macchinari, stipati nei cantieri e capannoni allagati. Anche in quel caso si registreranno perdite preoccupanti». Secondo il leader degli agricoltori oggi oramai ci troviamo di fronte ad un clima drasticamente mutato, quasi tropicale, che impone la necessità di una puntuale attività di “prevenzione” attraverso interventi mirati e frequenti. «Nonostante il patto di stabilità non dimentichiamo che la manutenzione di fossati e arterie idriche principali è oggi di fondamentale importanza per consentire il defluire dell’acqua». «Troppo cemento» Feltrin rilancia poi l’allarme del continuo consumo di terreno agricolo da parte del cemento che si è mangiato solo recentemente almeno 11 mila ettari. Dall’altro lato gli intoppi burocratici. «A Preganziol la situazione si sarebbe potuta risolvere anni fa, con un nuovo bacino di laminazione, progettato dal Consorzio di Bonifica Piave e già finanziato dalla Regione, fermo da 4 anni». Feltrin attacca infine i cosiddetti ambientalisti convinti “Se non vogliono salvare le nutrie le adottino. Perché stanno causando danni irreparabili ai nostri fiumi, per milioni e milioni di euro e non lo pagheranno solo gli imprenditori agricoli ma tutti i cittadini. Stessa considerazione per il Piave: non vogliono vengano tagliati gli alberi sul greto del fiume, senza considerare che bloccano l’acqua e non la fanno defluire».

Serena Gasparoni

 

Si sgretola la collina famiglie in pericolo

Vittorio Veneto: gigantesco smottamento minaccia le case di via Val de Mar

Forse oggi l’evacuazione. Famiglia sfollata a Sarmede, altre auto giù a Osigo

VITTORIO VENETO – Come un terremoto di fango e melma. Un movimento lento, inesorabile. La terra sotto i piedi che vacilla, rumori sinistri che spezzano il silenzio della boscaglia. Le colline di Vittorio Veneto, impregnate d’acqua, hanno iniziato a cedere sotto il peso di una settimana di pioggia incessante. Ieri pomeriggio, poco dopo le 18, una frana si è staccata da una collina di Cozzuolo: ha accerchiato due case. Due famiglie sono rimaste ostaggio della melma in via Val de Mar. Sette persone, tra cui due anziani, sono rimaste completamente isolate. Una coppia di abitazioni lontane dalla strada principale che dal pomeriggio di ieri sono in balìa di frane e smottamenti. Stessa situazione a Sarmede, dove è stata evacuata una famiglia che vive in una casa a ridosso della collina. Ma è emergenza diffusa in tutto il Vittoriese: ieri a Fregona una frana si è portata via un’altra auto. La Protezione civile è al lavoro per far fronte alla furia delle colline che si sgretolano sotto il peso della terra mescolata all’acqua. Famiglie in ostaggio del fango La Protezione civile era già in allerta. Quella collina a Cozzuolo da ore era una sorvegliata speciale. Ma d’un tratto, verso le 18, la furia del fango si è riversata su due abitazioni che si trovano in via Val de Mar. Due famiglie sono rimaste isolate: sul posto è intervenuta la polizia locale, la Protezione civile, i vigili del fuoco. Ieri erano tutti al lavoro per cercare di mettere in salvo quelle sette persone. Preoccupano due anziani, che si trovano nelle condizioni di non potersi muovere. Le operazioni di evacuazione dovrebbero andare in scena questa mattina. Troppo fango sulla strada, mentre le case sembravano riuscire a reggere. In via Val de Mar ieri è accorso anche il sindaco di Vittorio Veneto Gianantonio Da Re, che sta coordinando le operazioni di salvataggio dei suoi concittadini. Non si conosce ancora l’entità della frana che si è staccata dalla collina di Cozzuolo, ma ieri sera si parlava di centomila metri cubi di fango che si muovono lentamente verso valle. Frana a Sarmede Evacuata una famiglia a Sarmede. Lo sgombero ha interessato due pensionati e la figlia  che vivono in un’abitazione a ridosso della collina in via Socosta al civico 4. «Se arrivano altre precipitazioni», spiega il sindaco Eddi Canzian, «la frana investirà la casa». Lo smottamento sta mettendo a rischio anche un’altra abitazione al civico 2, anche se qui la situazione è meno critica. L’allarme è scattato intorno alle 12 di ieri. Sul posto è arrivato lo staff del Comune e i carabinieri. Nel pomeriggio è stato attivato il centro operativo con la Prefettura. Alle 15.30 c’è stato un sopralluogo con un geologo della provincia, sul posto anche il geologo vittoriese Antonio Della Libera. Gli esperti hanno confermato la criticità della situazione. La Protezione civile ha fissato dei picchetti e ogni due ore ci sarà la verifica dei movimenti della collina. «C’è da pregare che non continui a piovere», ha aggiunto il sindaco, «la situazione è in costante pericolo. Servono interventi urgenti di ripristino». Emergenza a Fregona Situazione complessa anche a Fregona. «Abbiamo una ventina di frane in tutto il territorio comunale», afferma il sindaco Giacomo De Luca, «stiamo rincorrendo le emergenze». In via Osigo un altro pezzo di piazzale di un’officina è crollato, trascinando nel ruscello un’altra macchina. Il giorno precedente altri tre mezzi erano finiti allo stesso modo. L’imponente smottamento ha riversato nell’alveo del torrente molti metri cubi di terra, alberi e detriti bloccando il reflusso delle acque. Situazione critica nel Vittoriese Preoccupazione anche a Col di Osigo dove la frana si sta muovendo. Frane e crepe anche a Cappella Maggiore. La più grande si trova in via Anzano 23, lungo il versante collinare prima di Sant’Apollonia. A Vittorio Veneto sono state contate frane in via San Mor, nella  Val dei Fiori, due a Formeniga, nei pressi della chiesa, e poi ancora in via Col di Stella alle Perdonanze e a Maren. A  Corbanese di Tarzo osservata speciale la frana in località Madonna di Loreto. Scivolamenti ci sono stati in località Castagnera. Una frana si è mossa in località Piai, mentre resta alta l’allerta attorno ai laghi. Il sindaco Bof ha fatto richiesta di calamità naturale alla Regione e per questo invita i cittadini a segnalare i danni in Comune.

Francesca Gallo

 

Asolo, cedono 20 metri di strada

Il sindaco Baldisser chiede lo stato di calamità: «Due crolli in soli due giorni»

ASOLO – Crolla un tratto di strada di via Foresto di Pagnano, registrati danni per oltre 400 mila euro. Una nuova frana dopo il cedimento di via Sant’Anna, avvenuto lunedì sera. Due episodi in rapida successione che hanno convinto il sindaco Loredana Baldisser e l’assessore Luca Frezza a scrivere al governatore Zaia: Asolo ha chiesto lo stato di calamità. Paura in via Foresto martedì sera: oltre 20 metri di strada sono franati sotto gli occhi di residenti a automobilisti. Il maltempo si abbatte anche sulla città dei cento orizzonti, prima lunedì sera con una frana in via Sant’Anna, poi martedì con un cedimento sulla provinciale 101 in via Foresto Nuovo. Sul luogo della frana ieri mattina si sono precipitati il sindaco Baldisser, l’assessore Frezza e il responsabile della protezione civile comunale Giuseppe Masaro. «Vista la gravità della situazione è stata già presentata la domanda per il riconoscimento dello stato di calamità», ha affermato Frezza, «martedì sera siamo rimasti tutti con il fiato sospeso. Sotto la strada corrono infatti le tubature del gas, acqua e fognatura bisognava intervenire subito». «Il sindaco, che ha coordinato la protezione civile, ed io», continua l’assessore, «siamo accorsi in via Foresto e siamo rimasti fino alle 2 di notte. Da quel momento in poi la frana è stata presidiata dai tecnici di Aascopiave». Ieri mattina erano già al lavoro le ruspe: la strada rimarrà chiusa fino a fine maggio. Non cala l’allerta invece a Borso: sono stati invasi dall’acqua una casa di via Molinetto e 12 garage di piazza Paradiso a Semonzo. In via Caose nel primo pomeriggio di ieri quasi 3 mila metri cubi di acqua hanno invaso gli scantinati di due abitazioni in costruzione. È stato immediato l’intervento di una squadra della Protezione civile della Pedemontana coordinati dal presidente Fabrizio Xamin . «L’allarme sta rientrando lentamente», spiega il presidente, «Ci sono ancora delle situazioni di criticità che vanno costantemente monitorate per questo siamo pronti per correre immediatamente ai ripari ».

Vera Manolli

 

«Troppi disboscamenti colpa di vigneti e pesticidi»

Nel mirino degli ambientalisti del Wwf gli interventi nelle colline del Prosecco

Il Consorzio si difende: «Anzi, i viticoltori sono garanzia di stabilità del terreno»

FARRA DI SOLIGO «Giù le mani dei boschi»: il Wwf punta il dito contro i nuovi vigneti sulle colline del Prosecco Docg, corresponsabili, secondo gli ambientalisti, dei dissesti idrogeologici che hanno messo in ginocchio il Quartier del Piave. I produttori si difendono, e sposano la tesi del geologo pievigino Gino Lucchetta: «Per la stabilità del terreno meglio un vigneto nuovo, e ben curato, di un bosco vecchio e senza manutenzione». Il Consorzio del Prosecco, inoltre, sottolinea che nessuna delle ultime frane è collegabile a lavori eseguiti impropriamente sui vigneti. I sindaci del Conegliano Valdobbiadene ricordano che mai, come negli ultimi anni, le amministrazioni sono state così severe nell’autorizzare sistemazioni agrarie, disboscamenti e nuove piantumazioni: ogni progetto di nuovo vigneto deve prevedere sistemi di drenaggio e di scolo delle acque. Gli ambientalisti Il vigneto di Luciano Bortolomiol, vice presidente Wwf Altamarca, non ha mai registrato smottamenti o movimenti di terreno: «Questo perché non diserbo. L’erba viene tagliata con la falce, in modo da permettere alle radici di svilupparsi nel sottosuolo, e rinforzare il terreno». Bortolomiol spiega che il vigneto di un familiare, situato accanto al suo e trattato con diserbanti, si sta lentamente muovendo. «Il principio generale è che abbiamo tolto gli alberi e messo viti che non hanno radici profonde» precisa Bortolomiol. «Ormai sono fragili come le piante da serra: entro tre anni devono rendere, e dare un raccolto. Questo tipo di coltura, e il diserbo massiccio, non aiuta di certo a contrastare le frane». Il mondo ambientalista si è compattato in una petizione: “Salviamo i boschi”, capace di raccogliere nei mesi scorsi migliaia di adesioni (soprattutto online). Tra gli interventi più contestati, una risistemazioni agricola a Refrontolo, dove una cantina, nella scorsa primavera, ha disboscato un’area di quattro ettari per piantumare un nuovo vigneto, scatenando la protesta (arrivata fino in consiglio comunale) dei giovani del paese. I produttori Il Consorzio di Tutela Prosecco Docg la vede diversamente. Dà ragione al geologo Lucchetta, quando dice che non necessariamente un bosco raso al suolo, sostituito da un vigneto, è un peggiorativo per la stabilità della collina. Anzi. Se i lavori sono fatti a regola d’arte, la rinforzano. Il presidente del Consorzio, Innocente Nardi, ragiona però sulla cronaca di questi giorni, e fa notare che nessun vigneto è responsabile delle ultime, numerose frane da Refrontolo a Valdobbiadene: «È stato un periodo di eventi atmosferici straordinari, però i nostri vigneti hanno tenuto. Gli oltre 3 mila viticoltori della Docg sono una garanzia per la stabilità del territorio, perché sono sempre operativi e attenti alla manutenzione dei fondi». Le ultime frane, in effetti, hanno riguardato solo i boschi: «Dove non c’è un sistema di regimazione delle acque. Abbiamo notato che i boschi più stabili sono quelli al posterno». I sindaci Sulle pratiche di ogni nuovo vigneto, c’è sempre la firma del sindaco. Che deve approvare, o meno, il progetto. I due “guardiani” del Conegliano Valdobbiadene ripetono all’unisono: «Negli ultimi anni, la severità nel concedere le autorizzazioni è aumentata». Da Conegliano, Floriano Zambon ricorda che l’attenzione al problema è aumentata già dopo l’alluvione del 12 giugno 1998: «Dopo quell’episodio, ci siamo posti il problema e l’abbiamo affrontato nel Piano Regolatore. I danni erano generati dalla veloce discesa a valle dell’acqua, a causa dei filari disposti lungo le linee di pendenza delle colline. Dove possibile, bisogna sempre prevedere un bacino di laminazione. Ora tutti i vigneti sono autorizzati dalla Forestale». Sulla stessa linea Bernardino Zambon, sindaco di Valdobbiadene: «Ogni intervento deve superare rigorosi vincoli paesaggistici e geologici. Nella Docg, non esiste il concetto di abuso. Gli atti confutano chi vede un nesso tra frane e nuovi vigneti: le perizie geologiche mostrarono che anche la frana del 2010, nel cimitero di Santo Stefano, non era collegata ai lavori eseguiti sui filari».

Andrea De Polo

 

STRANO FENOMENO SUL MONTELLO

Tra le prese 1 e 2 si è formato una lago di trecento metri

NERVESA DELLA BATTAGLIA Paolo Gasparetto, presidente del Gruppo Naturalistico Montelliano, ha notato e fotografato spettacolari fenomeni dovuti al maltempo di questi giorni sul Montello. Nella Val Fredda, tra le prese 1 e 2, si è formato un lago provvisorio lungo circa 300 metri e largo 100 che in alcuni punti arriva ad una profondità di 5 metri. Il fenomeno è dovuto alla conformazione carsica del Montello. Il lago dovrebbe prosciugarsi naturalmente in un periodo che va da 10 a 15 giorni. Le piogge di questi giorni hanno portato anche all’inondazione del laboratorio di biospeologia del Gruppo Naturalistico nella grotta del Bus del Tavaran Longo. «Ci sono un metro e trenta centimetri d’acqua e temiamo per l’impianto elettrico», informa Gasparetto. Sempre a Nervesa il maltempo ha causato infiltrazioni d’acqua nella sede dell’associazione “Battaglia del Solstizio” a villa Eros.

Gino Zangrando

 

Chiaviche aperte sul Livenza: Gorgo e Meduna respirano

GORGO AL MONTICANO – A Gorgo e Meduna si fanno ancora i conti con l’acqua. Sono numerose le strade cittadine ancora allagate. Ieri sera verso le 22.30 la riapertura delle chiaviche sul Livenza dovrebbe riportare, oggi, la normalità a Meduna. «Mi hanno comunicato», spiega il sindaco Marica Fantuz, «che apriranno le chiaviche sul Livenza e quindi dovrebbe finalmente defluire tutta l’acqua che ha inondato alcune vie del centro. Le situazioni più critiche restano infatti via Canevon e via Runco, dove diverse decine di scantinati sono stati allagati». Situazione critica anche in via Versi. «Lì l’acqua è arrivata a lambire il supermercato e tutte le attività e le case del centro», continua Fantuz, «Devo ringraziare i volontari che hanno fatto un grandissimo lavoro mettendo in funzione tantissime pompe grazie alle quali sono riusciti a contenere l’allagamento in particolare del supermercato. Mi spiace comunque che alcuni garage siano stati allagati ugualmente». Resta ancora allagata l’area golenale del Saccon, dove risiedono sette famiglie, alcune sfollate mentre altre sono rimaste in casa spostandosi ai piani più alti. A Gorgo al Monticano il sindaco Firmino Vettori ha ordinato la sospensione del trasporto scolastico fino a sabato nelle vie Marigonda (parzialmente percorribile fino alla fine della zona idustriale presso la ditta Ican), Livenza, Marco Torzo, Croce, Manin, Redipuglia, Boschi, Moletto e Sala di Sopra. La frazione di Navolè è la più colpita con numerosi scantinati e le campagne completamente allagate. Con la riapertura delle chiaviche sul Livenza anche l’acqua che ha invaso Navolè dovrebbe defluire. Le scuole del territorio sono tutte regolarmente riaperte.

Claudia Stefani

 

Scoppia il caso falde «Bombe d’acqua uscite dal sottosuolo»

Le precipitazioni hanno riattivato vene ferme da trent’anni

Accusa dell’assessore Lorenzon: «Serve più prevenzione»

TREVISO «Le precipitazioni di questi giorni hanno fatto scoppiare il caso delle falde e la questione Livenza. Per soli 30 centimetri abbiamo scongiurato l’evacuazione dell’ospedale di Motta». È il bilancio tracciato da Mirco Lorenzon, assessore provinciale alla Protezione Civile. Le piogge eccezionali, iniziate lo scorso giovedì e durate per quasi una settimana hanno riportato alla luce vecchie questioni e richiesto un enorme impiego di uomini e mezzi. Come avete monitorato il territorio? «Lo sforzo è stato massiccio con 450 volontari di Protezione Civile della Provincia e un centinaio di militari. I lagunari erano a Preganziol, poi avevamo uomini dislocati a Borso, su tutta la sinistra Piave, a Vazzola e lungo tutti i Comuni con problemi di falda» L’innalzamento delle falde ha causato parecchi danni, cosa è successo? «Direi che questa volta è scoppiato il caso delle falde, abbiamo avuto delle vere e proprie bombe d’acqua dal sottosuolo. Le abbondanti piogge hanno riattivato delle vene “dormienti” da almeno trent’anni. Per la prima volta interi quartieri sono stati colpiti dal fenomeno. A Cimadolmo, Maserada, Villorba, Mareno, l’acqua della freatica esce in quantità notevoli, le pompe stanno andando giorno e notte. Ci troviamo con pavimenti e scantinati invasi, l’acqua zampilla dalle sigillature delle piastrelle». Perché accade e come si risolve? «Il livello della falda si sta alzando a causa del minor sfruttamento del suolo. Fino al 2010 non avevamo questo problema. Ora che si sta verificando, a rimettercene ci sono tutte quelle abitazioni con scantinati costruiti senza un’adeguata impermeabilizzazione. Per gli edifici che verranno realizzati in futuro basterebbe edificare 10 cm sopra alla quota campagna e con un buon isolamento per evitare l’80% dei problemi. Per le abitazioni colpite oggi, non resta che attendere che si abbassi il Piave e quindi pensare a interventi strutturali». Quale invece il bilancio sui corsi d’acqua? «Osservato speciale è stato il Livenza. La situazione era critica, lunedì sera ha raggiunto l’apice con il livello dell’acqua che saliva di 5 cm l’ora, per 30 cm abbiamo scongiurato l’evacuazione dell’ospedale di Motta. Oltre al Livenza, l’altro fiume di maggior portata era il Piave. Entrambi rischiano l’esondazione per le acque che arrivano da Alpi e Dolomiti. Ma per il Piave la situazione è stata meno preoccupante, visto il suo bacino esteso e la sua elevata pendenza, ha smaltito bene». Alla luce di quanto successo in questi giorni, per essere più preparati in futuro, quali sono le soluzioni da attivare per abbassare il rischio idrogeologico nella Marca? «Contro la natura non si va,ma la prevenzione è fondamentale. Lo Stato e le Regioni si devono attivare per le grandi opere sui grandi fiumi, come il bacino di laminazione a Prà dei Gai o la pulizia degli alvei del Piave. Lo Stato pensi a un Commissario per gli interventi sui fiumi principali. Per la rete secondaria di fossi e canali bisogna fare le piccole opere, lo Stato deve svincolare le risorse per il rischio idrogeologico dal patto di stabilità».

Valentina Calzavara

 

«Sile, presenteremo il conto alla Regione»

L’accusa del sindaco di Silea, Piazza. Rientra l’allarme a Preganziol. Comincia la conta dei danni

SILEA – Emergenza Sile, dopo la paura per l’esondazione ora è il tempo della conta dei danni. Ieri, complice anche il meteo che ha concesso una tregua, l’acqua ha cominciato lentamente a defluire, liberando le case e parzialmente anche le strade. Il livello del Sile rimane altissimo e l’allerta non si può ancora dire rientrata. Dalle case rivierasche che sono state invase dall’acqua, in tutto una trentina tra Cendon, Lughignano e Casale, nelle scorse ore sono scattate le pulizie. In molti casi, infatti, sacchi di sabbia e pompe non sono bastati a evitare che l’esondazione arrivasse sino nelle stanze. I danni sono soprattutto all’arredamento e agli elettrodomestici. «Ma», spiega il sindaco di Silea, Silvano Piazza, «in alcuni casi più che l’acqua e la melma, è l’umidità a creare problemi che vengono alla luce anche mesi dopo l’evento». Nelle precedenti esondazioni, Silea aveva presentato la richiesta danni alla Regione: «Ma non è mai arrivato nulla. Presenteremo la richiesta anche stavolta, sempre che ci siano soldi». Ieri è rientrata a casa l’anziana di Cendon che per un giorno e una notte è stata ospitata al centro anziani visto che la sua casa era stata invasa dal Sile. Interventi di prosciugamento in corso anche a Casale e Lughignano: la Protezione civile è andata in aiuto di alcune famiglie, tra cui una novantenne che vive sola, che aveva l’interrato sommerso. Restano ancora chiuse via San Nicolò, via Torre e via Saccon, in attesa che le acque del Sile si ritirino. A Preganziol l’emergenza era rientrata già lunedì notte, questa volta l’intervento tempestivo della Protezione civile con il supporto pure dei Lagunari ha evitato il peggio nella zona di Frescada Ovest. Va verso la normalizzazione anche la situazione a Roncade, dove la maggiore preoccupazione è stata per il fiume Musestre. «Ieri abbiamo aperto la chiavica sul Sile, ci sono ancora delle sacche d’acqua ma stiamo rientrando nella normalità», spiega l’assessore Guido Geromel. Restano allagati i terreni e una manciata di scantinati in via Treponti. «Siamo riusciti con le idrovore a tenere basso il livello dell’acqua, altrimenti sarebbero state ben di più le case allagate», conclude l’assessore, «restano ora i danni che i privati dovranno sobbarcarsi».

Rubina Bon

 

Muraro: «Letta, stop al patto di stabilità»

esercito ancora in campo con 175 uomini e 35 mezzi

Mentre il presidente della Provincia di Treviso, Leonardo Muraro, chiede al premier Letta di sbloccare il patto di stabilità per far fronte ai danni del maltempo, nella Marca, come in altre aree del Veneto, continua l’impegno dell’Esercito nelle zone colpite dall’eccezionale ondata di maltempo. Su richiesta delle prefetture, circa 140 militari e 41 mezzi dell’Esercito, tra cui cingolati BV-206 e macchine movimento terra, sono stati impiegati, nel Bellunese, per il ripristino della viabilità e per lo sgombero della neve accumulata; nel Trevigiano 175 uomini, mezzi speciali del genio e idrovore, per un totale di 35 mezzi, sono stati impegnati per il monitoraggio e il rafforzamento degli argini, per il drenaggio delle acque e per la rimozione di detriti nei Comuni di Motta di Livenza, Meduna di Livenza e Preganziol.

 

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