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Sulle grandi navi rientrano in campo gli altri progetti

Contorta, stop dal Senato

Ordine del giorno unitario votato all’unanimità dall’aula: niente procedure speciali per il Contorta, progetti da comparare. E un termine di tre mesi

VENEZIA – Il Senato stoppa il canale Contorta e il decisionismo del governo e del Porto. Con un voto unanime (229 favorevoli e solo due astenuti) Palazzo Madama ha approvato ieri un ordine del giorno unitario, sintesi delle cinque mozioni presentate sul tema Grandi navi.

Passa la linea proposta dal Pd e da Sel (primo firmatario Casson), dai Cinquestelle (Endrizzi) e da Scelta civica (Della Zuanna) per bloccare le procedure speciali della Legge Obiettivo e il canale Contorta come «unica alternativa» al passaggio delle grandi navi davanti a San Marco.

Dovranno essere confrontate invece «tutte le soluzioni presentate da soggetti pubblici e privati in sede di Valutazione ambientale attraverso un processo trasparente e partecipato, sentita anche la commissione di Salvaguardia».

I criteri che dovranno guidare la comparazione sono la compatibilità di impatto ambientale e la rapidità di esecuzione ma anche la «flessibilità, gradualità e reversibilità», parole d’ordine della Legge Speciale mai applicate con il Mose e ripescate ieri dal senatore di Sc Gianpiero Della Zuanna; infine, l’«impatto seull’economia di settore, l’entità delle risorse, la sostenibilitò economica e ambientale di lungo periodo e il rispetto delle normative».

Tutto dovrà essere concluso entro tre mesi, i progetti avviati allo studio entro 30 giorni. Tempi stretti e richiamo all’occupazione da tutti sottolineato. Che alla fine hanno convinto anche i relatori di Nuovo centro destra e Forza Italia a convergere sul testo.

Per il ministro delle Infrastrutture Lupi e il Porto, che insieme a industriali e sindacati avevano puntato tutto su un’unica alternativa – il canale Contorta Sant’Angelo, da approvare con la legge Obiettivo – è uno stop. La proposta di modifica al documento avanzata in aula dal sottosegretario Gislanda è stata bocciata. A quel punto il governo si è rimesso alle decisioni dell’aula. Adesso tutti commentano soddisfatti il risultato e pensano al dopo. La convergenza sul documento finale è stata ieri più di facciata che di sostanza, visto il tono molto diverso degli interventi. A conclusione del dibattito e della presentazione delle cinque mozioni, mercoledì sera, i presentatori hanno trovato l’accordo. La vicepresidente Valeria Fedeli ha aperto ieri mattina la seduta di voto, dopo il burrascoso dibattito sulla questione del Senato parte civile contro Berlusconi. È toccato al sottosegretario Gislanda illustrare la linea del ministero. Ricordando i limiti posti alle navi nel 2014 (no ai traghetti dal 5 aprile, diviento alle navi sopra le 96 mila tonnellate dal 2015) e il decreto della Capitaneria di porto che individua come «via d’accesso alternativa alla Marittima il canale Contorta Sant’Angelo». Propone alla fine di modificare l’ordine del giorno inserendo «il ricorso alla Legge Obiettivo». «Così si torna indietro di dieci anni», lo boccia Casson, «abbiamo scelto la strada della comparazione fra tutti i progetti e della trasparenza». Della Zuanna ricorda come i lavori dovranno essere rapidi e si dovrà tutelare l’occupazione. «Ma nuovi canali in laguna potrebbero essere dannosi», dice. Dicono sì anche Massimo Cervellini (Sinistra e Libertà), Massimo Bitonci (Lega), Mario dalla Tor (Ncd). Giovanni Endrizzi (Cinquestelle) denuncia il «grave impatto» del canale proposto dal Porto: «cinque chilometri di lunghezza, 170 metri di larghezza e dieci metri di profondità, 170 milioni di euro per lasciare le navi che inquinano a ridosso della città». Il capogruppo del Pd Luigi Zanda invita infine alla precauzione. «Qualunque governo del mondo lo farebbe trattandosi di Venezia», attacca. Interviene sulla laguna, precisa, dopo molti anni di silenzio. Essendone uno dei massimi esperti, per anni presidente del Consorzio Venezia Nuova alle sue origini, negli anni Ottanta. «Visto ciò che è successo con il canale dei Petroli», dice citando lo studio dell’Istituto veneto di Scienze, lettere ed arti, «dovrebbe far paura scavare canali tanto profondi e tanto larghi. Abbiamo un rischio che non può essere sottovalutato. E insieme una necessità: quello che i nuovi progetti non prevedano sacrifici per l’occupazione».

Dunque, progetti in fila. Niente corsie preferenziali per il Contorta, ma valutazione «comparata» e trasparente della bontà di tutti i progetti sul tappeto. Impatti ambientali e socioeconomici, strategie a breve e lungo periodo. L’ordine del giorno, ha precisato la presidente dell’aula, «ha valore di mozione». Il governo è cioè impegnato a tradurre in atti formali le direttive votate ieri all’unanimità dai senatori. Bisognerà adesso decidere quale sia la sede tecnica del confronto. Il ministro Maurizio Lupi insiste perché la competenza sia delle Infrastrutture, da cui dipendono Porto, Magistrato alle Acque e Capitaneria ma ieri anche il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando ha fato sapere di essere investito della questione. Trenta giorni, poi tre mesi per scegliere il progetto.

Alberto Vitucci

 

In laguna

Pd, è polemica sulla lettera del segretario Stradiotto ai senatori

Una lettera «singolare». Scritta a titolo personale dal segretario, perché il documento già votato dai circoli del centro storico dice tutt’altro. «Il segretario provinciale avrebbe dovuto rispettare il lavoro dei circoli e dei suoi iscritti invece ha preferito rompere l’unità del partito che lo aveva portato alla segreteria». Così il senatore Felice Casson, relatore della mozione sulle grandi navi a Palazzo Madama, ha risposto alla lettera pro Contorta inviata mercoledì, a poche ore dal voto, a tutti i senatori dal segretario provinciale del Pd Marco Stradiotto. Iniziativa che ha fatto rumore. E mentre a Roma il Pd ha ritrovato l’unità, in laguna sul tema grandi navi le divisioni sono profonde. Un tentativo di arrivare a una posizione condivisa, dice Casson, era stato fatto con il gruppo di lavoro dell’anno scorso. Che ha illustrato i suoi risultati all’affollata assemblea di San Leonardo. Sul testo finale devono pronunciarsi alcune sezioni, ma il documento è piuttosto netto. E avanza seri dubbi sull’utilità di scavare nuovi canali in laguna, sottolinea l’importanza del fattore occupazionale, ma anche la prospettiva di portare le grandi navi al di fuori della laguna e di creare due nuovi terminal «davanti alle dighe del Mose» e a Marghera.

«È la portualità che deve adeguarsi alla laguna», si legge senza mezzi termini nella relazione finale, «facendo attenzione a non mettere in pericolo un ecosistema delicato, sottoposto a una pressione turistica fortissima».

«Obiettivo irrinunciabile», si legge ancora nel testo del gruppo di lavoro, «deve essere quello del recupero della laguna rispetto al degrado in corso, superando il Piano regolatore del Porto, fermo a mezzo secolo fa. «Cerchiamo di avviare un metodo nuovo», dice il coordinatore del gruppo Sandro Moro, «basato sulla partecipazione della cittadinanza e su dati scientifici per arrivare a posizioni condivise». Già oggi è prevista una nuova riunione tra segretari, gruppo di lavoro e parlamentari.

(a.v.)

 

«Costa, la persona giusta per fare il commissario»

Chisso (Regione) lancia la proposta per realizzare il progetto in tempi stretti

Trevisanato: «Confermata della Marittima». Zoppas: «Accolto il nostro appello»

VENEZIA «Un commissario straordinario per il traffico croceristico. Potrebbe farlo l’attuale presidente del Porto, Paolo Costa». A tamburo battente, un paio d’ore dopo il voto del Senato che ha stoppato il nuovo canale e le procedure spciali, la Regione va al contrattacco. È l’assessore alla Mobilità Renato Chisso a lanciare la proposta-provocazione. «Sono importanti i tempi di realizzazione delle alternative», dice, «per non finire nelle pastoie burocratiche occorre un commissario. E Costa è la persona giusta». Il presidente del Porto del resto ha ricoperto nella sua lunga carriera politica diversi incarichi di commissario straordinario. «Mi pare la persona meno indicata», replica il senatore Felice Casson, relatore della mozione Grandi Navi, «è il proponente di un progetto, non è super partes». Paolo Costa, da parte sua, commenta: «Il Senato ci dice di seguire tempi certi, per allentare la pressione su San Marco e non mettere in crisi la croceristica. Ben venga la comparazione tra le varie soluzioni, a patto che si distingua tra quelle che confermano la Marittima e sono realizzabili solo in tempi brevi e le altre. Adesso spetta al governo e alla Regione attuare quelle indicazioni». La battaglia dunque, al di là dell’unanimità di facciata, continua. Mario Dalla Tor, parlamentare del Nuovo centrodestra, insiste sulle procedure speciali. «La soluzione che privilegiamo», dice, «è quella del canale Contorta Sant’Angelo, che va inserita nella Legge Obiettivo. Il governo sta valutando questa opzione con molta attenzione, e il ministro Lupi sarà a Venezia il 17 febbraio proprio per dare risposte su questo tema». Ognuno avanti per la sua strada, dunque, e la prova di forza sembra soltanto rinviata. Matteo Zoppas, presidente degli Industriali veneziani, commenta positivamente l’inserimento dell’impatto sull’economia di settore e la continuità dell’offerta croceristica» nel dispositivo approvato. «Un risultato importante», dice, «frutto anche dell’appello lanciato insieme con le categorie. «Ma i tempi sono ancora lunghi, perché si è rinviata la decisione di tre mesi. Sandro Trevisanato (Vtp) si dice soddisfatto per la «riconferma dell’attuale Marittima, che avrà due nuovi terminal operativi dal prossimo aprile. Occorre però evitare una ulteriore riduzione del traffico croceristico che significherebbe la perdita definitiva delle navi a vantaggio di altri porti». «Siamo riusciti a ottenere alcune garanzie per il bene comune», commenta Giovanni Endrizzi (Cinquestelle), «come la comparazione dei progetti. Ma adesso dovremo vigilare perché quegli impegni presi vengano rispettati dal governo».

«È un buon risultato, anche se non è stato facile raggiungerlo per via di pressioni molto forti», commenta Silvio Testa, del comitato «No Grandi Navi». E aggiunge: «Bisogna adesso verificare che quel percorso di trasparenza e comparazione sia fatto per davvero».

Soddisfatto anche Antonio De Poli (Udc). «Abbiamo appoggiato quell’ordine del giorno. C’era il rischio che il governo prendesse decisioni che non tenevano conto dell’importanza anche economica del settore della croceristica».

(a.v.)

 

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