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Comitati pendolari e Legambiente si rivolgono alla magistratura: «Chisso non ci ha ascoltato»

Confermati il presidio del 15 febbraio alla stazione di Venezia Santa Lucia e gli “Stati generali”

SAN DONÀ – La battaglia dei pendolari contro il nuovo orario cadenzato dei treni finisce sul tavolo della magistratura. Ieri il Comitato pendolari del Veneto Orientale, quello di Quarto d’Altino e Legambiente Veneto hanno presentato un esposto alla Procura. Una decisione, sottolineano i promotori, presa «dopo aver inutilmente presentato documenti di modifica e integrazione alla proposta regionale e richieste d’incontro all’assessore Chisso». Nelle cinque pagine dell’esposto si ricostruisce quanto accaduto prima e dopo l’introduzione del cadenzamento, e si denunciano le mancanze del nuovo orario, dai problemi per i turnisti alla forte riduzione delle corse festive e di sabato. Alla magistratura comitati e Legambiente chiedono di appurare «se i vuoti orari così programmati, i disservizi causati dal mancato coordinamento e informazione abbiamo pregiudicato gravemente il diritto alla mobilità dei cittadini».

Inoltre alla Procura viene chiesto di valutare se la cancellazione del servizio, nei weekend come in certe fasce orarie, «senza confronto con i territori interessati», possa configurare l’ipotesi di interruzione di pubblico servizio della Regione, «in quanto soggetto proponente dell’orario».

«La Regione ha incontrato gli enti locali, ma non vuole parlare con noi», spiega Marco Natella, del Comitato del Veneto Orientale, «i pendolari pagano l’abbonamento, che è una sorta di contratto, ma da Trenitalia non viene rispettato. Con l’orario cadenzato non ci sono treni dalle 22 alle 6 del mattino e si sono verificate tante criticità, non tenute in conto dalla Regione. Si continua a prorogarne la sistemazione: si era parlato di gennaio, siamo a febbraio e ora slittano a maggio».

Sabato 15 febbraio i pendolari terranno un presidio alla stazione di Venezia Santa Lucia. In concomitanza, dalle 10 alle 14, nella sala San Leonardo nel sestiere di Cannaregio, Legambiente proporrà gli «Stati generali dei pendolari veneti», con l’obiettivo di unire le istanze dei vari territori.

«Nonostante i numerosi tentativi di approccio con la Regione, non sono mai state prese in considerazione le necessità dei cittadini», commenta Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto, «crediamo che sia arrivata l’ora che la magistratura sia messa a conoscenza di quanto sta accadendo».

Gli ambientalisti chiedono di sapere quali indirizzi abbia la giunta Zaia per il trasporto pubblico, sottolineando che il Veneto vi investe solo lo 0,31% del suo bilancio contro l’1,19% della Lombardia.

«L’esposto è il minimo rispetto a quanto meriterebbero», conclude Luciano Ferro, del Comitato di Quarto d’Altino, «io chiederei le dimissioni dell’assessore Chisso e che Trenitalia faccia in modo adeguato il suo lavoro. Il 15 febbraio a Venezia dimostreremo che i pendolari sono sempre presenti».

Giovanni Monforte

 

PIGOZZO (PD)

«Niente soldi per migliorare il servizio»

SAN DONÀ «Nel bilancio che la giunta Zaia sta predisponendo per il 2014 non ci sono le risorse sufficienti né per incrementare il servizio con quei fabbisogni che comitati e sindaci evidenziano da mesi, né per gli investimenti infrastrutturali per completare almeno gli interventi della prima fase della Metropolitana di superficie». A dirlo è il consigliere regionale del Pd, Bruno Pigozzo. Se la denuncia trovasse conferma nella bozza definitiva del bilancio, potrebbero essere a rischio i servizi aggiuntivi richiesti dai pendolari per migliorare le falle dell’orario cadenzato. «Chiediamo che vengano inseriti almeno altri 5 milioni per integrare i servizi che sono ancora mancanti, nonché altri 20 per portare avanti la Sfmr», attacca Pigozzo, «in questi anni il trasporto pubblico locale è stato sempre una cenerentola. Il Fondo unico nazionale che viene erogato al Veneto è l’unica risorsa che dalla Regione è destinata al servizio di trasporto. Con questa asfissia di risorse è impensabile impostare un nuovo modello di orario come quello cadenzato. Teoricamente è ottimale, ma in Veneto non può funzionare perché mancano i presupposti strutturali e strategici».

(g.mon.)

 

Esposto Legambiente sui treni cadenzati.

Nel mirino c’è Chisso

Ecologisti e comitato pendolari chiedono alla Procura di valutare il reato di interruzione di pubblico servizio

ODERZO – Legambiente del Veneto Orientale presenta un esposto contro la Regione Veneto in merito al nuovo orario cadenzato. Dopo un’odissea che prosegue da dicembre, da quando il nuovo orario cadenzato è entrato in vigore, Legambiente ed il Comitato pendolari del Veneto Orientale si sono uniti per formalizzare l’esposto contro la Regione, e contro l’assessorato alla Mobilità. Per quanto riguarda la tratta Treviso-Portogruaro, che ha a Oderzo il suo centro principale, sotto accusa è il grave danno che stanno subendo studenti e pendolari che dall’Opitergino-Mottense usano il treno per raggiungere le scuole a Treviso, Portogruaro e le università di Padova, Trieste e Venezia ed i posti di lavoro. I disservizi ed i tagli alle corse dei treni sono stati argomento di incontri fra i sindaci della tratta e l’assessore Renato Chisso: aggiustamenti ci sono stati. Ma non a sufficienza, secondo Legambiente. Scrive Legambiente: «Il 14 dicembre 2013 la Regione Veneto ha attivato il “Cadenzamento Orario ferroviario”. Nelle dichiarazioni dell’assessore Chisso, il nuovo servizio doveva garantire: maggior frequenza, più servizio, più velocità, più semplicità di utilizzo. Dopo l’avvio dell’orario la Regione, su pressione di amministratori e comitati, ha avviato alcuni servizi sostitutivi di autobus che allungando di molto i tempi di percorrenza, obbligano i pendolari ad utilizzare mezzi propri su queste tratte. Il nuovo orario porta gli studenti, nelle città sede di servizio scolastico, troppo presto o troppo tardi diversamente da quanto avveniva fino al 13 dicembre. Questo ha causato grandi difficoltà a famiglie e istituti.Sono stati istituiti bus sostitutivi, con le note difficoltà, ottenendo il risultato di avere dei treni vuoti e doppie corse di autobus» aggiunge Legambiente nel suo esposto «chiediamo di sapere se i vuoti orari così programmati, i disservizi causati dal mancato coordinamento e informazione abbiano pregiudicato gravemente il diritto alla mobilità dei cittadini veneti. Chiediamo se le stesse cancellazioni di giornate e fasce abbiano costituito interruzione di pubblico servizio da parte della Regione, nella figura dell’Assessorato alla Mobilità in quanto soggetto proponente dell’orario». E sempre ieri, a Preganziol, il Comitato pendolari ha presentato una petizione che ha raggiunto la quota di 1190 firme.

Giuseppina Piovesana

 

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