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CAORLE – Mentre stasera è in programma il Consiglio comunale nel quale il sindaco parlerà delle minacce ricevute

L’allarme dell’Osservatorio legalità di Legambiente. Favaro: «Trattati come una zona periferica»

Turismo, edilizia, commercio, gestione delle spiagge demaniali, investimenti, riciclaggio di denaro: smisurati interessi illeciti che si vanno a saldare nel grande business dello sviluppo urbanistico. La presenza della criminalità organizzata nel Veneto Orientale è un dato di fatto. E non da ieri. Bensì da almeno trent’anni. A dimostrarlo inchieste, arresti, relazioni parlamentari.

«Ma la domanda che dobbiamo porci con urgenza è se oggi siamo di fronte a una reale ed effettiva capacità di interlocuzione della stessa criminalità organizzata con l’imprenditoria e la politica locale» dichiara Gianni Belloni, direttore dell’Osservatorio ambiente e legalità, istituito dal Comune di Venezia e da Legambiente Veneto, nel presentare il tradizionale dossier che non a caso quest’anno si focalizza sul tratto di territorio regionale ai confini con il Friuli dove la camorra sarebbe legata a doppio filo al cemento.

Ed è su questo sfondo che Caorle emerge in maniera preoccupante alla luce della recente denuncia di intimidazioni in stile mafioso al sindaco in merito alla paventata modifica dell’accordo per la costruzione del mega insediamento delle Terme.

In municipio a Mestre, ieri, con l’assessore all’Ambiente di Venezia, Gianfranco Bettin e il presidente regionale di Legambiente, Luigi Lazzaro, c’è anche Marco Favaro, consigliere comunale di minoranza di Caorle. È stato lui, insieme al collega Alessandro Borin, a far scoppiare il caso Caorle nonostante il primo cittadino Luciano Striuli abbia sempre negato di aver subìto le minacce rese pubbliche dai due, con botta e risposta piuttosto ruvidi e annunci di querele per danno all’immagine della cittadina.

«Quanto sta accadendo – affonda Favaro – potrebbe essere la prova di un condizionamento che magari ha finora agito sotto traccia e adesso, forse per la crisi o per altri fattori, si è palesato in maniera aggressiva e prepotente. La costa orientale è stata investita e continua a esserlo da una cementificazione che ha occupato tutti gli angoli pregiati del litorale, attirando investimenti milionari. Lo sforzo investigativo non è mai stato ben articolato perché si tratta di una zona periferica, lontana dal centro. Eppure i cinque comuni rivieraschi che arrivano a circa 50mila abitanti, d’estate accolgono più di 30 milioni di persone, rimandando a un indotto economico che non può e non deve essere considerato periferico».

E il ruolo della politica? «Occorre più consapevolezza della gravità del problema. Non si può demandare alla magistratura il compito di smascherare eventuali infiltrazioni o insediamenti della camorra o altro a valle. Servono strumenti legislativi urbanistici in grado di respingere a priori eventuali tentativi di radicamento di fronte a prg vetusti o manchevoli. Al riguardo sconcerta il silenzio in cui è passata la scadenza, giusto un mese fa, del Protocollo di legalità siglato dalla Regione Veneto con la Prefettura».

 

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