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Corriere delle Alpi – Anche Feltre chiude la porta agli Ogm

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

13

feb

2014

Approvata una delibera di giunta che mette al bando alimenti e produzioni transgenici sul territorio comunale

FELTRE – Feltre si dichiara Comune antitransgenico e amico della biodiversità. Banditi gli Ogm. È sancito nella deliberazione con cui la giunta esprime «la ferma contrarietà al fatto che sul territorio vengano coltivati, allevati, sperimentati in campo aperto e commercializzati organismi geneticamente modificati» e invita le aziende fornitrici di derrate nelle mense a non utilizzare alimenti contenenti Ogm. L’impegno è inoltre quello di attivare controlli affinché non si verifichi uno sviluppo mascherato.

Non è un’iniziativa estemporanea, perché nasce dalla sollecitazione di comitati e associazioni, in primis il gruppo Coltivare condividendo, preoccupati dal pericolo Ogm – che contaminano le varietà locali, tradizionali, antiche mettendo a rischio un enorme patrimonio di biodiversità e tipicità – e spaventati dai segnali che arrivano di una forte espansione in Friuli (in alcuni campi del pordenonese nel 2013 si è coltivato e raccolto mais Monsanto).

«Le normative a livello europeo hanno coni d’ombra», spiega l’assessore ai beni comuni (acqua, agricoltura, energia) e all’ambiente Valter Bonan. «La condivisione dei Ministri europei sulla necessità di prendere in dovuta considerazione le specifiche caratteristiche dei contesti locali e regionali dà legittimità alle deliberazioni Ogm-free», rimarca. «Per noi è forte il segnale di contrarietà a questo tipo di interferenza colturale».

Da qui scatteranno campagne di sensibilizzazione e incontri culturali (l’idea è organizzare un convegno in primavera) per sensibilizzare la popolazione con un’assunzione di responsabilità. Il Comune è impegnato in una politica di sviluppo di un’agricoltura compatibile con l’ambiente e di promozione della biodiversità, in contrasto con le produzioni transgeniche che causerebbero problemi ai piccoli coltivatori.

«Un percorso strategico per favorire un futuro sostenibile alle comunità», la convinzione della giunta feltrina, considerando anche «l’intendimento di incentivare forme di produzione e consumo di alimenti da agricoltura biologica, compresa la loro introduzione nella ristorazione collettiva».

Altro aspetto riguarda la tutela dei cittadini, pensando inoltre alla trasparenza nella filiera: «Fondamentale è vietare la produzione, che può determinare la contaminazione genetica delle colture contermini, ma è opportuno anche che i consumatori sappiano se gli alimenti contengono Ogm», aggiunge l’assessore Bonan. In più, «l’uso di sementi transgeniche crea una dipendenza per le filiere produttive dai pochi detentori dei brevetti genetici e chimici».

Raffaele Scottini

 

FELTRE – 12 mila 400 metri quadri di terreno sono pronti a trasformarsi di nuovo in orti comuni con la riproposizione del bando che l’anno scorso ha costruito il suo successo sull’onda dell’interesse verso l’agricoltura sana, il vivere sostenibile e le produzioni locali (32 sono stati i lotti assegnati a molti giovani, ma anche meno giovani e anziani, con l’inclusione di 6 famiglie di immigrati: una greca, una rumena, una libanese, due albanesi e una del Burkina Faso). Ma non finisce qui, perché se queste sono aree per l’auto consumo alimentare, adesso l’amministrazione ha intenzione di allargare l’offerta, mettendo a disposizione lotti più grandi per la produzione agricola destinata alla vendita come fonte di reddito. Si parla di 12 ettari, minimo uno per ogni assegnazione, da coltivare con tecniche naturali affini al biologico a sostegno alla biodiversità, senza l’uso di pesticidi né chimica di sintesi. Esclusi i modelli intensivi. Criteri e parametri del progetto sono in via di definizione. Se l’iniziativa della produzione per la commercializzazione decolla, l’idea è dare sbocco alla vendita degli alimenti a chilometro zero sui banchi dell’agrimercato per la chiusura della filiera breve. Sarebbe un paradosso che si andasse a produrre in questi contesti di proprietà pubbliche per poi avere una delocalizzazione.

(sco)

 

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