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Nuova Venezia – I giudici bocciano i project financing

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 1 Comment

21

feb

2014

POLITICA & affari»IN VENETO

La Corte dei conti: «Costano troppo e hanno clausole favorevoli ai privati».

Buscema: «La corruzione dilaga anche qui»

VENEZIA – Un faro puntato sui project financing veneti, con un richiamo agli enti pubblici a dettare le condizioni e a non farsele imporre dai privati. E un allarme-corruzione nella pubblica amministrazione, mina per la democrazia. Sono i due temi che hanno dominato l’inaugurazione dell’anno giudiziario della Corte dei conti. Ad accendere i riflettori sui project financing è stato il procuratore Carmine Scarano, partendo dalle cinque inchieste in corso sulla realizzazione dell’ospedale all’Angelo di Mestre: dalla congruità della rata che ogni anno l’Asl 12 deve restituire ai privati al costo di un laboratorio, dagli arredi acquistati senza gara alla manutenzione di alcuni macchinari. «Sono emersi», sottolinea Scarano, «indubbie criticità sull’utilizzo in concreto di questo strumento». Strade, ospedali, scuole: interventi cofinanziati dai privati – ripagati in danaro e servizi dal pubblico – giustificati «dalla scarsità delle risorse pubbliche disponibili e dalla necessità di garantire maggiore tempestività nella realizzazione delle opere», sottolinea Scarano, ma che troppo spesso vedono oneri e rischi solo a carico del pubblico: «Per lo più accade che il privato si assume solo il rischio di costruzione e per il resto si tutela bene inserendo nel contratto clausole che di fatto annullano i rischi, ad esempio con penali contenute, insignificanti. L’opera finisce così per costare molto di più del previsto aggravando il debito dell’ente pubblico». Da qui un preciso vademecum, che il procuratore Scarano dà agli enti: «Chiarezza sulle modalità di calcolo del canone negli anni; effettività delle gare per la scelta del partener privato; controllo da parte dell’ente pubblico sulle forniture, perché «non può delegare del tutto al libero arbitrio del partner privato la scelta di strumenti fondamentali, come macchinari o arredi di un ospedale». Valdastico sud, passante di Mestre, Pedemontana Veneta, gli ospedali di Mestre e di Venezia (il nuovo padiglione Jona), di Castelfranco, Montebelluna, Arzignano, l’ampliamento di quello di Treviso e ora il progetto da 650 milioni per il nuovo ospedale universitario di Padova. «Il project financing è un buon strumento per fare veloci, ma pesa con costi finali pesantissimi, pari al 10-11% del bilancio», ha replicato il governatore Zaia, che molti ne ha “ereditati”, «ma il governo romano dovrebbe darci una mano, con norme che ci permettano di ricontrattare le condizioni». A suonare forte l’allerta-corruzione – ma anche per la «trascuratezza dell’amministrare» – è stato il presidente della Corte, Angelo Buscema, con toni netti: «La corruzione ha avuto negli ultimi anni una diffusione esponenziale, andando ad alterare i normali meccanismi di settori dell’amministrazione sempre più ampi, superando i confini tradizionali degli appalti, sino ad orientare le stesse scelte strategiche dell’azione pubblica». «Un quadro desolante», ha proseguito, «ma soprattutto allarmante»: «Desta preoccupazione l’espansione del malaffare in tutti i livelli dell’amministrazione e molta preoccupazione il rischio del venir meno della riprovevolezza sociale di queste condotte criminose, troppo spesso accettate come ineluttabili, quando non anche giustificate come utili al funzionamento della macchina amministrativa e dell’economia». «Il Veneto», ha concluso Buscema, «al quale si può ricondurre una tradizione di buona amministrazione e di buon livello generale nell’erogazione dei servizi, non vive la propria realtà isolata dal resto del Paese. Bisogna tenere alta la guardia per impedire che il malaffare abbia ulteriormente ad espandersi sino a diventare sistema». Soluzioni: norme chiare in materia urbanistica, previdenziale e degli appalti, «perché la criticità del sistema normativo determina il moltiplicarsi delle prassi e delle interpretazioni, incrementando in misura esponenziale incertezze, clientele, contenziosi».

Roberta De Rossi

 

LA RELAZIONE DELLA PROCURA

Citati in 115 per 14 milioni di danno erariale

VENEZIA – Nel 2013 la Procura veneta della Corte dei conti ha citato a giudizio 115 persone per un danno erariale complessivo di oltre 14 milioni di euro. Ma nelle 25 sentenze emesse – nello stesso anno – dai giudici della stessa Corte, si trovano cifre più piccole, seppur “curiose”. Ci sono i 6500 euro chiesti a cinque amministratori del Comune di Montegrotto Terme per spese legali imprudenti, per aver fatto causa alla Regione Campania, alla Provincia e Comune di Napoli per il caso-rifiuti: per «la temerarietà della lite, l’irrazionalità e incongruenza della difesa in giudizio», «per colpa grave, consistente nella mancanza di normale prudenza nel prevedere l’esito della lite», con «una condotta processuale assolutamente avventata e priva di giustificazione, con l’assunzione di una delibera “palesemente incongrua, abnorme e tutt’altro che adeguatamente ponderata”». Poi 77 mila euro chiesti all’ex economo del Comune di Tombolo. Ci sono i 6 mila euro di danni da disservizio e all’immagine chiesti ai due carabinieri di Nervesa che avevano preteso prestazioni da una prostituta. I 4500 euro chiesti per «condotta negligente e imprudente» al poliziotto di Rovigo che pulendo la pistola si era ferito accidentalmente finendo a lungo in malattia. I 20 mila euro chiesti a un primario dell’Asl 13 che ha violato il rapporto di lavoro esclusivo, lavorando per una clinica privata. I 6 mila euro di condanna per danno all’immagine della Difesa chiesti a un carabiniere di Chioggia dopo la condanna penale per accesso abusivo al sistema informativo. I 5 mila euro – sempre per danno all’immagine, ma del ministero dell’Interno – per il poliziotto condannato per aver chiesto 50 mila euro ad un autista di Tir durante un controllo o i 10 mila euro a un finanziere condannato per concussione.

(r.d.r.)

 

Il governatore luca zaia

«L’ospedale di Padova va finanziato dallo Stato» 

VENEZIA – Mai più un ospedale costruito con il project financing formula «global service». Luca Zaia è appena rientrato dall’inaugurazione dell’anno giudiziario della Corte dei Conti e concorda con le valutazioni del procuratore Carmine Scarano: «Sì, è vero. Appena sono stato eletto nel 2010 ho iniziato la rivisitazione dei project che sono un onere eccessivo per le casse della Regione. Ci vuole una legge nazionale, che consenta le rinegoziazione dei contratti realizzati in una stagione completamente diversa: lo Stato quando emette Bot e Btp oggi incassa lo 0,80% e invece deve pagare rendimenti trentennali del 10-12% alle aziende private che hanno realizzato le opere pubbliche con il project. Bisogna cambiare marcia. Oggi la Bei ci dà i mutui al 2%». Quanto al futuro che accadrà? In agenda come priorità assoluta c’è il nuovo polo della salute di Padova, «che verrà realizzato nel giro di 5 anni, ma i soldi li deve mettere lo Stato, anche se Leonardo Padrin fa bene a battere cassa dall’assessore Ciambetti», ribatte Zaia. Il governatore, tra la cerimonia della Corte dei Conti e la visita del segretario della Lega Matteo Salvini, trova il tempo per approvare due delibere contro l’emergenza neve a Rocca Pietore e i fontanazzi nel Trevigiano e poi per ribadire le sue idee sul governo che sta per nascere a Roma: «Un ministro veneto ci vuole, è fondamentale essere presenti a palazzo Chigi e tutelare gli interessi della nostra regione», spiega Zaia, che ricorda di voler consegnare a Matteo Renzi i dossier sulla situazione economica e sull’emergenza maltempo: fatti e rifatti i conti i danni ammontano a 450 milioni di euro. Il tema del giorno è la sanità. Non solo i project financing, ma lo scontro sul bilancio 2014 con la bocciatura dell’assessore Ciambetti. Il nodo è il nuovo polo della salute di Padova, con Leo Padrin che chiede uno stanziamento di almeno 100 milioni di euro. «La stazione appaltante è l’Azienda ospedaliera e il direttore generale Claudio Drago entro giugno presenterà la proposta di pubblica utilità. Le osservazioni della Commissione sanità sono corrette, le preoccupazioni del presidente Padrin anche, ma prima di mettere soldi inserendoli in bilancio, per me è meglio chiederli a Roma. Se lo facessimo, trattare con il Governo avendo già previsto lo stanziamento non ci aiuterebbe e ci farebbe partire con il freno a mano tirato. Il bilancio è stato presentato e firmato: se qualcosa non funziona, saranno i tecnici a rispondere. Ma a me risulta che il segretario generale della Sanità abbia confermato che va tutto bene. Da anni lo Stato non finanzia più l’articolo 20, per il quale siamo in graduatoria. Le preoccupazioni lasciamole a Roma, che deve assumersi l’impegno di restituirci i nostri soldi, con un buco di 650 milioni che deve essere sanato dal Governo. L’ultima volta che sono stato a Roma a chiedere veramente soldi, sono tornato portando a casa 360 milioni: vuol dire che tornerò». L’ospedale assicura Zaia, si farà. «Assolutamente sì: col project financing e con gran parte di fondi propri: più saranno le risorse che ci darà il Governo, meno dovremo ricorrere a risorse private». Basta partire.

Albino Salmaso

 

la replica di Sinigaglia (Pd)

«Bastano 50 milioni per avviare i cantieri» 

VENEZIA «La giunta regionale non vuole anticipare nulla nel bilancio per il nuovo ospedale di Padova? Mi pare una risposta miope. Non capisco perché Zaia continui a batter cassa a Roma mentre non spiega perché in passato ha garantito risorse più che adeguate ai nuovi ospedali all’Angelo di Mestre, di Santorso nel Vicentino, a Montebelluna-Castelfranco e a Treviso. Non ci sono figli e figliastri, a seconda dei collegi elettorali di provenienza», ribatte Claudio Sinigaglia, Pd, vicepresidente della commissione Sanità. «Nel bilancio della Regione esistono le risorse per avviare il cantiere, ma sono convinto che Galan avrebbe già realizzato il nuovo ospedale di Padova con una procedura collaudata: il project. Purtroppo ci siano trovati con Zaia alla guida della Regione che ha cambiato rotta e dopo 5 anni siamo fermi al punto di partenza. N on è possibile che il presidente della giunta regionale scarichi le colpe della sua inefficienza sullo Stato che non concede risorse. L’ospedale ce lo possiamo fare noi da soli: basta stanziare 50 milioni per 10 anni in bilancio e garantire così al Veneto una struttura di eccellenza per i prossimi trent’anni», conclude Sinigaglia. Fuori dall’aula di palazzo Ferro Fini, l’assessore Ciambetti incrocia Leo Padrin e gli dice: «Stai tranquillo, un accordo sul fondo di finanziamento del nuovo ospedale di Padova lo troviamo» e il presidente della V Commissione non replica. Ieri è saltata la riunione dei capigruppo perché la Lega è corsa in massa dal segretario Matteo Salvini e così Ncd di Zorzato e Pdl-Fi Veneto hanno litigato sugli spazi da assegnare ai rispettivi gruppi dopo il divorzio. Il match decisivo ci sarà martedì prossimo in commissione: Ciambetti dovrà passare dalla parole ai numeri.

 

  1. 1 Comment

    • Luigi says:

      Sui project financing negli ospedali vorrei sapere cosa aspetta Zaia a convocare quei funzionari corrotti e incapaci che hanno firmato quei disastrosi contratti con i privati. Hanno fatto danni enormi. Quali misure sono state prese nei loro confronti?
      Sono ancora al loro posto? O magari sono stati anche promossi?

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