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Tribuna di Treviso – Frane. L’allarme in collina

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

21

feb

2014

Mezzo milione di danni. Felettano in ginocchio.

Il geologo Granziera e il sindaco Dalto guidano il tour degli smottamenti

Decine, forse centinaia di cedimenti: «I vigneti non c’entrano, anzi, aiutano»

SAN PIETRO DI FELETTO «Vista tutta la pioggia che è caduta, poteva andare peggio». Parola del geologo Celeste Granziera. Difficile da credere, visto che i 19 chilometri quadrati del Felettano sono stati letteralmente messi in ginocchio dalle frane: sono decine, forse centinaia i piccoli, medi e grandi smottamenti che hanno interessato boschi, sentieri, pareti rocciose e, in minima parte, vigneti. Il Comune ha stimato in 424 mila euro i danni derivati dal maltempo. «Dal 25 dicembre a oggi, sono caduti sul Felettano 729 millimetri di pioggia, su una media annua di 1250» spiega ancora Granziera. «Non c’è molto da fare: il nostro terreno è fatto a strati, sopra c’è il conglomerato, sotto l’argilla. L’acqua si è infiltrata, e ha degradato l’argilla, che non è riuscita a trattenerla». Ieri Granziera e il sindaco Loris Dalto sono andati in sopralluogo sulle principali frane del paese. Hanno spiegato alla stampa che i vigneti non c’entrano: «Sono lavori di miglioria agraria» assicura il sindaco. «I casi più gravi si sono verificati dove l’uomo non è intervenuto». Frana Landron . Tra i casi più gravi, c’è sicuramente la frana “del Landron”, a San Michele di Feletto. «Qui ci venivo da bambino, e in 63 anni non avevo mai visto una cosa del genere» assicura Granziera. Non aveva mai visto, cioè, centinaia di metri cubi di roccia, fango e alberi precipitare a valle da decine di metri, chiudendo un sentiero naturalistico aperto al pubblico, e ridisegnando per sempre la morfologia della valle. A dire il vero, più “spettacolare” che pericolosa: attorno non ci sono case, né strade. Ci sono due case, invece, ai piedi del masso di circa 400 metri cubi che si è staccato da una parete di roccia in via Galinera, a Santa Maria di Feletto. Era trenta metri più a monte, ora è sull’orto di un’abitazione privata. Il masso di Varaschin. Il masso “di Varaschin”, che prende il nome da una delle famiglie minacciate dalla sua discesa, ha fermato la sua corsa. «Ora è stabile, abbiamo emesso un’ordinanza per metterlo in sicurezza, non si muoverà più» assicura Dalto. Anche Granziera spiega che resterà lì, dov’è ora: «Lo studio del 2010 del professore bellunese Luca Salti aveva indicato precisamente il punto in cui si sarebbe fermato. Poi, don il martellone di un escavatore, abbiamo frantumato altre rocce rimaste sospese più in alto». Frana di Nava. Un nuovo fronte franoso si è aperto, nei giorni scorsi, a Rua, in via Provera. È la “frana di Nava”. Un fronte vastissimo: circa duecento metri. Soprattutto, un terreno che continua a muoversi: lo si vede dalle “onde” e dalle profonde crepe generate dall’acqua che si è infiltrata, e ha scavato strati e strati di materiale. A monte c’è un vigneto, che non è al sicuro: i filari sono inclinati. Dal sindaco, una sola raccomandazione: «Mai disporre i filari “a ritocchino”, cioè lungo la linea di pendenza delle colline. L’acqua va deviata orizzontalmente, non deve prendere velocità e scendere a valle». Frana via Manzana. Il vigneto, invece, è franato in via Manzana.Colpa di un vecchio impluvio, e di un fronte vecchio di anni, che si è mosso con le recenti piogge. I lavori dell’uomo, finiti sul banco degli imputati, sono assolti ancora una volta: «I lavori devono sempre prevedere regimentazione delle acque, e drenaggi» spiega Granziera. «Ho censito 120 frane tra San Pietro e Refrontolo. Statisticamente, oltre la metà si trova in territori naturali non toccati dall’uomo. La nostra presenza è un presidio a difesa della stabilità del terreno, il nostro abbandono, un pericolo».

Andrea De Polo

 

Tanto prosecco ma i problemi sono nei boschi

Un pomeriggio sulle frane, per mappare di persona i punti più a rischio del Felettano. Il geologo Celeste Granziera ha accompagnato il sindaco Loris Dalto, ieri pomeriggio, sulle principali criticità del suo Comune. Alcune, come la frana “del Landron”, non erano note nemmeno al primo cittadino. Si sono stacccate di notte, in posti isolati: chissà quante ce ne saranno. Nonostante il 37 per cento del territorio comunale sia coltivato a vigneto, e il 22 per cento sia boschivo, è in quest’ultimo ambiente che la natura ha presentato il conto più salato. L’intero territorio è mappato, e sottoposto a vincolo idrogeologico: «Ma quel vincolo risale ormai al 1923» ha spiegato Granziera.

(a.d.p.)

 

Dalto: «Vincoli stretti nel Pat, viti solo a regola d’arte» 

SAN PIETRO DI FELETTO Ma cosa deve fare chi, da un giorno all’altro, si è svegliato con un masso di 400 metri cubi che incombe sulla sua casa? O chi ha perso bosco, e vigneto, per colpa di una frana? «Se il terreno è di sua proprietà, deve provvedere alla messa in sicurezza dei luoghi» ha spiegato il sindaco, Loris Dalto. Una beffa, dopo il danno? Di fatto il Comune non può intervenire in proprietà privata. Può solo emettere un’ordinanza per il ripristino dei luoghi. I lavori devono essere eseguiti a spese del privato, che al massimo può sperare (magari con anni di ritardo, come avvenuto dopo l’alluvione 2010) di avere un contributo dalla Regione. «Anche se non ci sono moduli ufficiali, consigliamo a tutti di comunicare in municipio i danni subiti» spiega Dalto «basta anche una telefonata, poi noi trasmettiamo il censimento alla Regione. Che aspetterà a sua volta i soldi dallo Stato». La prima stima (approssimativa) parla di danni per 424.500 euro, di cui 39.500 per opere pubbliche di competenza del Comune. Il danno più consistente, 25 mila euro, riguarda la frana di via Manzana. Bisogna ripristinare le condotte di scarico, e mettere in sicurezza il versante che lambisce la strada comunale. «Ma i calcoli sono approssimativi» riconosce Dalto «perché molte sono ancora in movimento, ed è difficile quantificare i danni se frana un bosco, o un prato». Non c’è modo di prevenire? «Con il Pat, nel 2011, abbiamo introdotto vincoli importanti, rafforzando quelli che già vigevano nel precedente Prg del 2000. Oggi non si può realizzare, per esempio, un nuovo vigneto, senza le opere idrauliche necessarie alla tenuta del terreno, e senza il controllo del geologo».

(a.d.p.)

 

Incubo Val De Mar migliaia di metri cubi scivolano a valle

I tecnici monitorano la Pedemontana vittoriese sventrata

A Cozzuolo la terra continua a muoversi, un fiume di fango

Carlo Celso. Dopo queste settimane possiamo dire che il movimento delle nostre colline è quasi fisiologico, le ruspe non possono entrare in azione

VITTORIO VENETO – I tecnici corrono al capezzale del grande malato, il territorio della Pedemontana vittoriese sventrato dalle frane. Nuovo sopralluogo ieri dei tecnici e del geologo comunale nella zona ad “allarme rosso” in via Val De Mar a Cozzuolo. Migliaia e migliaia di metri cubi di collina continuano inesorabilmente a scivolare a valle stringendo d’assedio le case. «La frana si muove», conferma il vicecomandante della polizia locale Carlo Celso, «dopo queste settimane possiamo dire che il movimento è ormai fisiologico». Oltre alla terra che ha cancellato la via d’accesso e che preme sulle pareti delle abitazioni, l’altro grande nemico è l’acqua. Il torrente di fango che sgorga da uno dei fronti della frana continua a riversarsi sul lato ovest dell’antica casa colonica. L’unico modo è di lasciare scorrere il flusso attraverso il piano terra di casa Polazzo, il cui restauro era stato concluso a dicembre. Una situazione che impedisce anche alle ruspe di entrare in azione per aprire una nuova via di accesso. La terra continua a muoversi anche a Formeniga. Sotto osservazione in particolare il fronte in via Sabbionere. Tengono invece gli smottamenti nelle vie Somera e Formeniga, dove la terra insiste sul versante del campanile della chiesa parrocchiale di San Pancrazio. A Fregona intanto sono iniziati i lavori di riparazione e consolidamento lungo la strada che da Sonego porta all’acquedotto. Tutte le altre frane sono monitorate, compresa la grande voragine che ha inghiottito alcuni mezzi che erano sul piazzale sprofondato di un’autofficina in via Osigo. Al momento non sono segnalate situazioni di rischio imminente, ma l’equilibrio dei pendii è sempre instabile. Movimenti si registrano anche a Cappella Maggiore, in particolare nelle zone calde di via Anzano e via Crispi. La terra continua a scivolare ma per fortuna lontano dalle abitazioni. Stabile la situazione in via Anzano 23 lungo il versante collinare prima di Sant’Apollonia. Ancora disagi sulla strada di via Rive Anzano. Resta chiusa via Levine Rosse a Sarmede. Il cedimento della banchina aveva consigliato di fermare il traffico lungo la direttrice che collega Rugolo con Villa di Villa, in comune di Cordignano. Gli ulteriori sopralluoghi hanno confermato che i tempi saranno lunghi. A parte gli interventi immediati di sistemazione della strada, saranno infatti necessarie opere di consolidamento. Allarme “giallo” in via Soccosta, sempre a Sarmede, dove la frana ha messo sotto pericolo un’abitazione. Il fronte sembra al momento assestato.

Francesca Gallo

 

E via Guizza continua a sprofondare

Il terreno non scivola a valle ma cede su sè stesso, il sindaco Zambon in sopralluogo quotidiano 

CONEGLIANO – Il sindaco Floriano Zambon ci fa il giro ogni giorno. Guarda, monitora, riflette: la frana di via Guizza preoccupa. Non tanto per il fronte pubblico, che riguarda 200 metri quadrati, su un totale di 4 mila metri quadrati comprendenti il vigneto sottostante di proprietà privata. Quanto per la continua “attività” e per le modalità di scivolamento. «Purtroppo la frana non sta scendendo a valle, come ci si aspetterrebbe – conferma Floriano Zambon – ma sta letteralmente sprofondando su se stessa, quindi verso il basso». Il gradino formatosi sulla strada, a ridosso della scuola elementare di Collalbrigo, è di oltre un metro. E ogni giorno che passa cresce di qualche centimetro. La giunta comunale ha messo da parte risorse finanziarie per pagare un geologo. Il suo lavoro è delicato: dovrà capire se effettivamente la frana è dovuta all’esistenza di una falda media che trova alimento da una fontana ingrossata dalle acque delle ultime settimane. «I più anziani – conferma ancora Floriano Zambon – ricordano bene la presenza di una sorgente, in quel luogo. Se fosse confermato, significa che sotto la strada c’è un’attività di scavo del terreno che ha provocato il crollo del terreno in superficie, e che continua a erodere». Se fosse possibile, il Comune tenderebbe a sistemare la strada e a ripristinare, dopo averla messa in sicurezza, la circolazione lungo l’arteria che collega la città alle sue colline e al Felettano, attraverso via Guizza. Resterebbe comunque il problema del movimentoi franoso complessivo, che interessa, appunto, anche il terreno privato, non meno di 4 mila metri quadrati, a valle della strada. È chiaro che un intervento definitivo dovrebbe essere compreso in un progetto generale di ripristino anche in terreno privato. Qui, le risorse in gioco, però, non sarebbero più pubbliche ma – appunto – del proprietario del terreno. I tempi di ripristino della strada e della circolazione dipendono dalla “diagnosi” del geologo: se sarà possibile mettere in sicurezza solo il tratto di strada franato, allora i tempi si accorcerebbero di molto. Questo consentirebbe di preservare anche via dei Pascoli attualmente interessata dalla deviazione organizzata dal Comune ma, a propria volta, chiusa per frana per alcuni mesi lo scorso anno.

(r.z.)

 

Trentamila euro straordinari per Mareno

FRONTE FALDE: provvedimento della giunta regionale 

La Giunta regionale ha destinato una somma di 30.000 euro per contribuire a far fronte all’emergenza determinata dall’affiorare delle falde acquifere nell’area del Comune di Mareno di Piave. Ne ha dato notizia il presidente Luca Zaia nel corso del punto stampa seguito alla seduta dell’esecutivo. «Quello che sta accadendo a Mareno – ha detto Zaia – è un’emergenza nell’emergenza. Gli uomini della nostra protezione civile e i militari stanno facendo ogni sforzo possibile, ma il fenomeno è in atto da tempo e i residenti devono affrontare spese ingenti, dell’ordine anche di 150 euro al giorno di solo carburante per far funzionare le pompe ed estrarre l’acqua che si insinua nelle abitazioni». I 30.000 euro, ha precisato Zaia, sono posti in capo alla Protezione Civile, che ne gestirà l’utilizzo.

 

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