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GRANDI NAVI

A Venezia si sta svolgendo da anni una battaglia navale con lo scopo di affondare il settore della crocieristica. Questo il leitmotiv del libro “Venezia: un’invisibile battaglia navale” (ed. Marsilio, 16 € ) scritto a sei mani da Bruno Bernardi (docente di economia e quadro di Forza Italia), Antonio Forza (avvocato veneziano, legale del comitato Cruise Venice nell’episodio del cosiddetto falso inchino) e Rino Rumiat (docente di psicologia a Padova). In 240 pagine vengono raccontati quelli che in copertina sono definiti i “retroscena di una sapiente opera di disinformazione” che punterebbe ad aizzare l’opinione pubblica contro un settore che costituisce oggi una delle industrie principali del territorio veneziano per fatturato e numero di addetti. Il racconto parte da lontano, dal mito dell’assistenzialismo veneziano per arrivare alla pubblicazione del pamphlet “E le chiamano navi” del giornalista Silvio Testa, considerato il punto di partenza della lotta organizzata alla crocieristica. Gli episodi di cui è infarcito il libro raccontano di una “sapiente opera di disinformazione” e dei media che quasi sempre abboccano all’amo dei “No navi” scatenando una tempesta in un bicchier d’acqua.

Molto dura, com’era prevedibile, la reazione del Comitato No grandi navi, che rispondono agli attacchi sciorinando una serie di dati a loro dire più che dimostrati.

«Non si venga a dire – si legge in una nota – che i 12mila 500 cittadini che hanno firmato contro il passaggio delle navi siano dei nostalgici disinformati o che la stampa straniera sia stata manipolata.

Si abbia il coraggio di confessare ai propri azionisti che gli investimenti fatti alla Marittima sono frutto di un errore madornale di visione progettuale e che il futuro del porto è solo fuori dalla laguna».

(m.f.)

 

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