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PORTO MARGHERA – Nei 110 ettari che Syndial cederà a Comune e Regione c’è il parco di Malcontenta

Il capannone del Petrolchimico, quello che ha ospitato le assemblee più drammatiche della storia di Porto Marghera durante gli anni di piombo e delle chiusure delle fabbriche, fa parte della dote che Syndial si appresta a cedere alla società che verrà costituita da Regione e Comune di Venezia. Nei 110 ettari, inoltre, ci sono le aree destinate a diventare il parco di Malcontenta nell’ambito del progetto Vallone Moranzani.

«Ciò che conta veramente, ad ogni modo, è il senso complessivo dell’operazione grazie alla quale per la prima volta la gestione e la riqualificazione delle aree industriali non è più un’intenzione ma una realtà – spiega l’assessore regionale alle Infrastrutture e alla Mobilità Renato Chisso -. Per la prima volta abbiamo semplificato per davvero le procedure burocratiche, quindi per i privati che vogliono investire ci sono costi e tempi certi; il perimetro del Sito di interesse nazionale (Sin) è stato ristretto alle sole aree industriali; il pubblico acquisisce 110 ettari da un’azienda che se ne sta andando, e quindi si sostituisce al privato e assume anche il rischio d’impresa. Se non ce la facciamo questa volta a rilanciare Porto Marghera rischiamo che non accada mai più».

I 110 ettari che Syndial (gruppo Eni) si sta apprestando a trasferire a Comune e Regione sono divisi in due lotti – come spiega Giovanni Artico, il Commissario per il recupero territoriale e ambientale -: 50 sono del lotto A, tutte aree con progetti di bonifica già approvati e costi definiti; gli altri 60 fanno parte del lotto B e sono stati solo messi in sicurezza, nel senso che sono stati isolati dal resto dei terreni e dalla laguna, così gli inquinanti non possono finire fuori. Syndial verserà alla nuova società pubblica 38 milioni di euro per le bonifiche, oltre ad un’assicurazione, per 30 anni, contro eventuali danni, ad esempio se la cintura di sicurezza si dovesse rompere. Per bonificare il lotto B si pensa servano 19 milioni di euro ma è un calcolo ipotetico perché ancora non si sa cosa c’è davvero sottoterra. La newco tra Comune e Regione farà subito un bando internazionale per cedere a imprenditori i primi 50 ettari (già ci sono industriali manifatturieri interessati). Con i soldi che incamera, e probabilmente anche con fondi europei, sistemerà i 60 ettari del lotto B. È proprio in quella fase che la società pubblica si assumerà, appunto, il rischio di impresa.

Tutto è pronto, dunque, per far partire l’operazione, manca la firma di Syndial e il rogito dal notaio, anche se ci sono ancora due ostacoli da superare. Per questo anche la Giunta regionale, dopo il Comune, alcuni giorni fa ha varato l’atto di indirizzo per l’acquisizione delle aree di Syndial: «Dobbiamo assolutamente superare le ultime resistenze burocratiche – ribadisce Chisso -. Ora è Syndial che deve fare l’ultimo passo, e visto che l’ad di Eni Paolo Scaroni ha permesso di arrivare fino a questo punto gli chiedo un ultimo sforzo per raggiungere il traguardo e firmare».

Il primo problema posto dagli uffici di Syndial è relativo alle fideiussioni per vari milioni di euro che la società ha rilasciato al ministero dell’Ambiente per le bonifiche di quelle aree: Syndial chiede che entro 6 mesi dal rogito se le prenda in carico la newco pubblica, ma Comune e Regione rispondono no perché non è loro competenza, è un rapporto col Ministero. Il secondo ostacolo riguarda i vizi occulti, questione sollevata dall’assessore comunale Alfiero Farinea e sostenuta anche dalla Regione: in pratica il pubblico chiede a Syndial che garantisca, anche per il futuro, i pagamenti di eventuali costi aggiuntivi per le bonifiche.

«Le ultime questioni tecniche sono risolvibili – conclude l’assessore Chisso -, è solo una questione di volontà politica, noi ce la mettiamo tutta, confidiamo che anche Scaroni farà lo stesso».

 

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