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CAORLE – Stupore per l’azione avviata nei confronti del sindaco per false informazioni

«Striuli indagato? Ora si faccia chiarezza»

CAORLE – È stata accolta con stupore la notizia dell’indagine che è stata avviata nei confronti del sindaco Luciano Striuli per false informazioni rese al pubblico ministero. L’apertura di questo ulteriore fascicolo, collegato alla vicenda delle presunte minacce di morte al sindaco ed a due consiglieri comunali, rende sempre più pesante l’atmosfera della politica caorlotta. Da settimane si assiste ad un reciproco scambio di accuse tra Striuli, che ha sempre smentito l’esistenza delle minacce ad eccezione di quelle apparse su Facebook e delle lettere minatorie ricevute da lui e dalla moglie, ed i due consiglieri di minoranza Alessandro Borin e Marco Favaro che invece hanno denunciato le intimidazioni.

Proprio Borin, che ha sempre sostenuto di aver fornito agli inquirenti prove documentali delle intimidazioni, ha commentato la notizia dell’indagine aperta nei confronti del primo cittadino: «Prendiamo atto che la magistratura sembra aver deciso di fare chiarezza sulla vicenda. Quello che noi dovevamo dire l’abbiamo già detto in più occasioni nelle scorse settimane. La nostra posizione non cambia».

Anche l’ex assessore Luca Antelmo, ora passato alla minoranza, è intervenuto sulla questione: «Tutti sono innocenti fino a prova contraria – precisa Antelmo – Auspichiamo, comunque, una rapida indagine della magistratura perché i cittadini di Caorle meritano di conoscere la verità. Verità che non è emersa nel corso dell’ultimo Consiglio comunale quando abbiamo sentito due versioni diametralmente opposte della stessa vicenda».

Secondo l’ex assessore, comunque, prima o poi sarà chiarito quale delle due parti ha mentito «e quindi chi ha incrinato la fiducia dei cittadini nella buona politica e chi ha provocato effettivamente un danno d’immagine a Caorle. In ogni caso, se fossero confermate le accuse al sindaco, la città patirebbe l’ulteriore danno di non poter andare ad elezioni immediate: se ci fossero ora le dimissioni, infatti, ci attenderebbe almeno un anno di commissariamento».

Riccardo Coppo

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