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di don Enrico Torta – Parroco di Dese

Carissimo Padre Francesco, innanzitutto un grazie sincero per il suo forte impegno a riportarci tutti a confrontarci e seguire la vita di Gesù e la sua buona notizia per la felicità di tutti gli uomini. Prego anch’io per lei, come tanti, lo Spirito del Cristo risorto in questa necessaria operazione pastorale che, a mio avviso, ci riporta decisamente al secolo XII e a San Francesco del cui nome ha voluto rivestirsi.

Sono qui a Roma all’incontro del Mercoledì delle Ceneri con il gruppo denominato “Domenica no grazie Italia” rivolto ai supermercati che stanno soffocando con la loro “prepotenza” tante persone e piccoli artigiani.

Questo movimento, ospitato nella mia sala parrocchiale alcuni mesi fa per merito primo della signora Tiziana D’Andrea di Treviso, si è in poco tempo sviluppato in tutto il Nord-Est e di giorno in giorno, in tutta Italia, condiviso da tanti piccoli commercianti, da Amministrazioni Comunali e Regionali.

Tutti sottolineano il grave danno apportato innanzitutto alle relazioni familiari, dove non si vedono più gli sposi fra loro e i loro figli e alla perdita di tante risorse di lavoro schiacciate da questo potere, che monopolizza ormai tutti i settori del commercio alimentari e non.

Io, come sacerdote, sono tanto preoccupato, perché questa concezione neo-liberista, sempre più imperante sotto lo statuto pagano del dio-denaro come assoluto e fine della vita, sta riducendo tutti a produzione e consumo, ad essere inesorabilmente solo bulloni di un mostro che ci stritola e uccide.

Il denaro è uno strumento necessario per la vita comune, per guadagnarci il pane col sudore della fronte, ma non è il nostro Dio. È solo un mezzo e un mezzo etico di giustizia distributiva.

È umiliante, soprattutto il pomeriggio della Domenica, vedere famiglie intere andare su e giù per i supermercati come zombi, inebetiti da luci e vetrine.

Sono ben altri i punti di riferimento, affettivi, umani, di svago e culturali che la società civile dovrebbe proporre come èthos del vivere e come kairòs. È un paganesimo strisciante e veramente pericoloso, in cui, spesso inconsciamente, stiamo tutti slittando. Noi, per amore dell’uomo, sentiamo di dover difendere il diritto al riposo e alla “festa”, che per millenni ha guidato l’umanità. È, oltretutto, un valore antropologico – terapeutico per questa nostra nevrosi collettiva.

Ci sono mamme che non vedono quasi più i figli e sposi privati di una necessaria vita di coppia. Per noi, al centro, c’è la Santa Cena di Gesù, ma per tutti, il senso di una vita bella e buona e di obiettiva qualità.

Carissimo Padre, il neo – liberismo è un grave pericolo. Con la sua alta autorevolezza si impegni personalmente presso coloro che sono “servi” della vita comune (i politici seri e cristiani ) per arginare, per quanto possibile, questa deriva che ci sta fortemente impoverendo la qualità delle relazioni.

Tanti, ormai, nostri fratelli, schiacciati da pesi insopportabili e smarriti nella mente e nel cuore, si tolgono la vita. Forse è un omicidio di stato.

Nel ringraziarla di avermi almeno letto, le bacio le mani di amore e di pace.

 

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