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Nuova Venezia – Mazzacurati, liquidazione da 7 milioni

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

9

mar

2014

Sette milioni a Mazzacurati

Maxi liquidazione al manager arrestato lo scorso anno

BUONUSCITA MILIONARIA

Pagati dal Consorzio Venezia nuova per i 22 anni da direttore e per gli 8 di presidenza fino a pochi giorni prima dell’arresto

VENEZIA – Sette milioni di euro di buonuscita. Una cifra record quella liquidata dal Consorzio Venezia Nuova all’ingegnere Giovanni Mazzacurati, direttore e poi presidente del sodalizio, tra gli «inventori» del progetto Mose, il sistema di dighe mobili contro l’acqua alta. Cifra che colpisce, soprattutto in tempi di spending review e di crisi di lavori e finanziamenti pubblici. La chiusura della pratica è stata decisa nei giorni scorsi dal nuovo Cda del Consorzio e dal presidente Mauro Fabris.

«Abbiamo fatto tutto seguendo le indicazioni di due studi legali e dei consulenti del lavoro», conferma Fabris, «la cifra di partenza era molto più alta».

La prima ipotesi di liquidazione per Mazzacurati, deliberata pochi giorni dopo le sue dimissioni il 28 giugno scorso, riguardava il suo incarico di direttore. Il Cda presieduto dal vicepresidente Mazzi aveva stabilito di pagare al presidente sette milioni per i suoi quasi trent’anni passati al vertice del Consorzio. Adesso in quella cifra, spiegano al Consorzio, è compresa anche l’indennità per l’incarico di presidente, assunto dieci anni fa dopo Luigi Zanda, Paolo Savona e Franco Carraro. Sette milioni di euro versati dopo la vicenda che lo scorso anno – pochi giorni dopo le sue dimissioni – aveva portato l’ingegnere agli arresti con l’accusa di turbativa d’asta. Ma non si tratta di cifre sborsate a cuor leggero, precisano al Consorzio. La perizia sui conti è stata consegnata qualche settimana fa dallo studio legale Vanzetti di Milano e dallo studio Madia di Bologna, gli uffici legali di cui si avvale il Consorzio. Sostituiti l’avvocato Alfredo Biagini, che per anni ha tutelato il Consorzio in sede amministrativa e difeso lo stesso Mazzacurati nella sua vicenda giudiziaria. Cambio anche al vertice dell’ufficio stampa. Non è più Flavia Faccioli, architetto e storica collaboratrice di Mazzacurati e Baita a curare i rapporti esterni. Ma la società di Enrico Cisnetto, e in particolare il giornalista Antonio Gesualdi.

Costi suppletivi? «Da quando siamo qui abbiamo risparmiato quasi dieci milioni in consulenze», precisa il presidente Fabris, «la liquidazione, ripeto, era un atto dovuto». Uno sforzo economico notevole forse per «liberarsi» di un passato diventato ormai ingombrante dopo le inchieste giudiziarie. Ma le due vicende, assicurano al Consorzio, non hanno alcun rapporto tra loro. Giovanni Mazzacurati, 82 anni, è stato direttore del Consorzio Venezia Nuova dal 1983 al 2005, presidente del pool di imprese fino al giugno del 2013. È stato lui, da sempre, la vera anima politica oltre che tecnica del Consorzio, frequentatore dei palazzi romani, abile e capace non soltanto nel ramo ingegneristico. Il 28 giugno dell’anno scorso si era dimesso a sorpresa, ufficialmente per motivi di salute. Pochi giorni dopo, il 12 luglio, l’arresto con l’accusa di turbativa d’asta. Indagini che proseguono e potrebbero rivelare nuove clamorose sorprese proprio grazie alle dichiarazioni messe a verbale da Mazzacurati e la rete di pagamenti e consulenze per milioni di euro che il Consorzio Venezia Nuova, concessionario unico dello Stato con finanziamenti garantiti dalla legge per il Mose, ha distribuito negli ultimi trent’anni.

Alberto Vitucci

 

LA SCHEDA –  Il Mose, 6 miliardi per fermare l’acqua alta

VENEZIA – Sei miliardi di euro per costruire le dighe mobili alle bocche di porto. Il Mose è una delle più grandi opere pubbliche costruite in Italia negli ultimi decenni. Interamente finanziata dallo Stato, con costi che sono andati via via aumentando. Dai 3200 miliardi (di lire) del progetto preliminare ai 5 miliardi 600 milioni di oggi. Escluse le opere di ripristino ambientale richieste dall’Europa. Grande opera che procede nella sua fase «operativa», ora quasi all’80 per cento della sua realizzazione. Nel settembre scorso la movimentazione delle prime quattro paratoie, alla presenza di mezzo governo, in bocca di Lido. Adesso si stanno posizionando sui fondali gli altri cassoni in calcestruzzo, che dovranno sostenere le 78 paratoie disposte in quattro schiere. Dovrebbero alzarsi e chiudere la laguna all’ingresso della marea in caso di acqua alta eccezionale. Si lavora al Lido, ma contemporaneamente anche alla bocca di Malamocco e a Chioggia. A Malamocco è quasi ultimata la conca di navigazione che dovrebbe garantire l’accesso in laguna alle navi in caso di chiusura del sistema Mose. Ma appena progettata è già troppo piccola per far entrare le navi da crociera e le navi commerciali lunghe più di 300 metri. Si posano i cassoni anche alla bocca di Chioggia, dove entrerà in funzione – come a Punta Sabbioni e Lido – un porto rifugio per consentire l’accesso alle barche in caso di chiusura. Nella bocca di porto più larga, il Lido, 900 metri, le schiere di paratoie saranno due, allacciate all’isola artificiale di Sant’Erasmo, dove sorgeranno gli edifici di controllo, la centrale elettrica per fornire energìa all’impianto. I 78 cassoni del Mose saranno periodicamente smontati e trasportati all’Arsenale per essere puliti e verniciati. I lavori si dovrebbero concludere nel 2016.

(a.v.)

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