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la proposta di cisl e cgil

STRA «Un consorzio per certificare nel comparto calzaturiero, la tracciabilità delle materie prime e dei semilavorati come i tacchi e suole. Un consorzio simile a quello del Grana Padano che garantisca ai clienti al 100% l’originalità del brand internazionale che acquistano».

È la proposta dei sindacati e cioè Filctem Cgil e Femca Cisl, dopo un incontro avuto con Acrib e rappresentanti di tomaifici e suolifici a Stra, che si propongono per produrre semilavorati originali made in Riviera del Brenta, fatti con maestranze locali.

Il problema più grave che è stato individuato, è quello dell’utilizzo di laboratori cinesi che mettono al lavoro personale non in regola e che, di fatto, sono vere e proprie fabbriche di schiavi. Laboratori clandestini che forniscono prodotto low cost ai calzaturifici utilizzando la leva del basso costo del lavoro fuori da ogni regola.

«Il settore calzaturiero della Riviera del Brenta», spiega Riccardo Colletti segretario della Filctem Cgil, «è un comparto che rappresenta una ricchezza per tutto il comprensorio, con 10mila 200 addetti, 550 aziende e un fatturato di 1,9 miliardi di euro. Nel 2013 l’export del comparto è volato ad un + 3,8 % rispetto all’anno precedente, Acrib ha voluto l’altro giorno presentare il progetto per il brand internazionale del calzaturiero della Riviera del Brenta. Forse ha capito che se nei mercati esteri si ha il sentore che si tratti di un prodotto taroccato realizzato in loco da laboratori clandestini o mediante ardite operazioni di delocalizzazione, tutto questo potrebbe sparire in pochissimo tempo».

Per questo è stata avanzata la proposta di un consorzio che certifichi la provenienza dei materiali. «Sarebbe ora», spiegano diversi imprenditori di tomaifici e suolifici locali, che le scarpe fossero “made in Riviera” in ogni singolo centimetro».

Qualcuno però, fra i titolari dei calzaturifici ha storto il naso. Ad alcuni l’idea di vendere un prodotto di lusso con pezzi di scarpe fatte da maestranze che costano zero conviene.

«Si tratta però», spiega Massimo Meneghetti segretario di Femca Cisl, «di una specie di truffa. La scarpa della Riviera si caratterizza per un alto costo, perché si pagano delle maestranze che creano opere d’arte. Tutte le fasi della tracciabilità andranno poi certificate da certificatori esterni».

Le parti sociali sono sicure di portare in porto l’accordo sul Consorzio con la firma, per fine marzo.

Alessandro Abbadir

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