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GRANDI NAVI – Non esistono studi super partes che certifichino il grado di pericolosità del passaggio dei grattacieli del mare all’interno della laguna, nè del grado di inquinamento in acqua piuttosto che nell’aria. Il Magistrato alle Acque avrebbe le competenze per farli.

IL DIRIGENTE  «Una valutazione delle alternative con Capitaneria e Autorità portuale»

«Siamo disponibili ad effettuare tutti gli approfondimenti che ci verranno commissionati dal Ministero ma per il momento l’input non è arrivato». Non esistono allo stato attuale studi “neutrali” sulla pericolosità o meno delle grandi navi a San Marco, ad esempio in relazione alla loro stazza e alla modalità di dislocazione della carena, alla sussistenza del rischio di inquinamento non solo dell’aria ma anche dell’acqua, al calcolo di probabilità di incidentalità e le conseguenze di un eventuale errore di rotta.

Studi che richiederebbero approfondite e accurate prove idrauliche che si potrebbero fare con il modello della laguna di Voltabarozzo, che è sempre stato il riferimento per tutti gli studi delle correnti della laguna e dell’impatto degli interventi di modifica ambientale.

In effetti il motivo per cui il Tar ha “congelato” il divieto di transito delle grandi navi in Bacino di San Marco sta proprio nell’insufficiente motivazione del decreto della Capitaneria di Porto in attuazione del Passera Clini che risale a due anni fa. Ovvero mancherebbero i presupposti tecnici per una disposizione legislativa dalle ripercussioni così pesanti per l’imprenditorialità privata.

I giudici hanno riscontrato la mancanza di uno studio fatto da un organo neutrale sulla pericolosità o meno delle navi a San Marco. O meglio, esistono dati solo su alcuni di questi aspetti forniti da Autorità portuale, esistono delle contro analisi dei Comitati No navi, ma manca un’istruttoria complessiva di ampio respiro da parte di un soggetto super partes.

Tutti elementi che un organo tecnico di salvaguardia lagunare come il Magistrato alle Acque avrebbe la competenza per affrontare, ma che non ha ancora fatto.

«Il nostro compito in questo periodo – sottolinea Riva – è stato quello di esaminare tutti i progetti alternativi al passaggio in bacino San Marco che sono stati presentati. Un lavoro non semplice, perchè le ipotesi si trovano a un diverso stadio progettuale e quindi sono difficilmente comparabili tra loro. Sono stati mesi di riunioni convulse, l’ultima proposta è arrivata l’altra sera. La nostra valutazione è sempre avvenuta in modo collegiale con la Capitaneria di Porto e con Autorità portuale. Ora i progetti sono stati trasmessi a Roma, accompagnati da un documento che abbiamo allegato in cui abbiamo fatto le nostre valutazioni. Non tanto di merito perchè era difficile farle, si tratta piuttosto di un inquadramento complessivo di ciascun progetto».

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