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Ieri alla stazione di Polpet si sono ritrovati amministratori e associazioni per rivendicare il diritto alla mobilità

PONTE NELLE ALPI. Costruire un’organizzazione che riesca a dare battaglia sul territorio con lo scopo di far riaprire la tratta ferroviaria Ponte nelle Alpi-Calalzo. È l’obiettivo (affisso su due striscioni) che si propone il nuovo comitato del “Sì regionale al passaggio a Nord-Est”, nato ieri pomeriggio nel corso dell’assemblea pro-treno che si è svolta nella stazione di Ponte nelle Alpi. I promotori, appartenenti ai comitati pro treno e ad associazioni a favore della mobilità sostenibile, sostenuti dall’amministrazione comunale di Ponte nelle Alpi e da qualche sindaco e assessore di altri Comuni presenti alla riunione, si sono rifatti alla priorità emersa nell’incontro del 22 febbraio riguardo alla chiusura della tratta per manutenzione.

Il nuovo comitato, a cui hanno aderito quasi tutti i presenti, rilancia la necessità di un prolungamento ferroviario a nord e il primo passo è quello di costringere la politica a fare i conti, oltre che con Trenitalia, anche con gli utenti di un servizio sempre più scadente, con pochi treni e mai certi e un parco macchine obsoleto. Nell’insistita chiusura della tratta ferroviaria Ponte nelle Alpi-Calalzo per manutenzione (c’è un autobus sostitutivo), dopo i disastri del maltempo (ieri sono stati visti i primi camion che caricavano i tronchi che minacciavano i binari), i comitati vedono la volontà politica di smantellare del tutto quel binario. C’è chi sospetta che non far arrivare il treno nemmeno Longarone, cosa che sarebbe possibile, sia un sintomo di una tale volontà.

La richiesta del movimento alla Regione e all’assessore Chisso va nella direzione contraria. «Riaprire la Ponte nelle Alpi-Calalzo e sbocco ferroviario a Nord», è la parola d’ordine di chi intende porsi di fronte alla politica come interlocutore, espressione del territorio, «utilizzando anche la disobbedienza civile se necessario», è stato ribadito in alcuni interventi. Tra gli intervenuti all’assemblea (circa il doppio di quelli presenti alla riunione precedente) c’è chi ha sottolineato il sostegno a questo movimento anche da parte degli altoatesini pro-treno (ma anche del presidente della Provincia di Bolzano), mentre la prima scadenza di lotta è stata individuata il 13 aprile con la Festa del treno delle Dolomiti (il 17 maggio ricorre il 50° della chiusura della Calalzo-Cortina), per riaffermare pubblicamente l’obiettivo di un’inversione di tendenza che veda nel treno una risorsa al servizio di tutti invece che un esemplare a rischio sparizione.

Tra le altre e numerose istanze legate ai binari c’è anche la reintroduzione dell’Unico Studenti e l’opportunità che il treno (magari delle motrici nuove) “trascini” con sé anche la bicicletta, mentre anche questa possibilità di agganciare un settore turistico di interesse tagliato su misura per la montagna, come l’escursionismo a due, ruote sembra non fare breccia nel cuore della Regione.

Il nuovo comitato intende inoltre formulare delle proposte concrete e dei progetti, frutto di studi già in atto, che riguardano l‘assetto ferroviario e l’integrazione gomma-rotaia su cui ieri si sono appuntate critiche severe riguardo l’approssimazione con cui viene affrontato questo aspetto fondamentale della mobilità e il discusso ruolo di Dolomitibus sul quale si è soffermato più di qualche intervento, anche in relazione all’emendamento di Reolon bocciato in Regione.

L’attenzione principale è comunque rivolta alla tratta cadorina a rischio. In attesa che passino i quattro mesi stimati come necessari a sistemare la galleria e valutare gli sviluppi, il confronto e le iniziative passano anche per i portali dedicati, i siti dei comitati, delle associazioni e le pagine facebook.

Ezio Franceschini

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