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L’intervento

di Cristiano Gasparetto – Italia Nostra, Venezia

Il Tar Veneto ha sospeso l’efficacia dell’Ordinanza della Capitaneria di Porto di Venezia che limitava il transito davanti a San Marco e nel Canale della Giudecca delle navi passeggeri di stazza lorda superiore a 40.000 tonnellate per il 2014, consentendolo fino a 96.000 tonnellate a partire dal 2015.

Le motivazioni: – in base al Decreto interministeriale del 2012 (il cosiddetto Clini- Passera) l’interdizione dei passaggi navali doveva essere subordinata all’individuazione di vie alternative individuate dall’Autorità marittima; – l’Autorità marittima, Il Magistrato alle acque e l’Autorità portuale, nel periodo transitorio, non hanno adottato misure finalizzate a mitigare i rischi per l’ambiente lagunare connessi ai transiti di navi di stazza superiore alle 40.000 tonnellate, né prodotto un’adeguata attività istruttoria preliminare per valutare appieno la congruità delle limitazioni.

Genericità e indeterminatezza – secondo il Tar – viziano anche le direttive del Ministero della infrastrutture e del trasporti, e da ciò deriva anche l’attuale «critica situazione di carenza di disposizioni puntuali».

Il Tar sancisce formalmente, per navi sopra le 40.000 tonnellate, quello che Italia Nostra va dicendo da tempo: che le grandi navi non sono solo un gigantesco fuori scala per la città di Venezia (il cosiddetto problema “estetico”) ma comportano rischi per la città e l’intera Laguna, che tali rischi vanno identificati e valutati, che nell’attesa di soluzioni alternative l’intera Laguna va tutelata, che vanno individuate alternative per fare funzionare la portualità.

È un grave scacco per le istituzioni politiche (ministeri e ministri) e tecniche (Autorità marittima, Magistrato alle acque e Autorità portuale). E noi aggiungiamo amministrazione comunale perché timida e contraddittoria nella ricerca di una strategia di garanzia alla città e alle attività portuali. Quando deve intervenire l’autorità giudiziaria, nella sua autonomia, vuol dire che la politica non è stata adeguata.

Dopo il pronunciamento del Tar la situazione è più chiara. Il Senato ha approvato un ordine del giorno, cui dovrà attenersi anche il nuovo governo, che ha chiesto la valutazione e comparazione delle diverse proposte progettuali che nel frattempo sono state presentate. Ha escluso categoricamente di poter utilizzare la legge obbiettivo che, con il pretesto della celerità decisionale, rende impossibile ogni valutazione e comparazione per scegliere il progetto più opportuno.

Le proposte si possono dividere in due gruppi. Quelle che, per mantenere la Marittima così come è oggi conformata o mantenere le grandi navi in Laguna portandole a Marghera, propongono lo scavo, l’approfondimento o l’allargamento di canali (Canale Contorta, Canale dietro la Giudecca, Canale dei petroli, Canale Vittorio Emanuele) anche arginandoli parzialmente e quelle che propongono la formazione di un nuovo porto per le navi grandi e grandissime, in mare oltre l’isola del MoSE (con diverse ipotesi di collocazione delle strutture rispetto alle dighe foranee) destinando la Marittima a una portualità minore e di diporto con annesse attività cantieristiche e un suo recupero urbano per grandi strutture che non trovano collocazione nella città d’acqua.

Gli strumenti urbanistici usuali, previsti per legge per valutare la compatibilità e le ricadute dei progetti sul delicato ambiente lagunare (VIA, VIA semplificata,VINCA, ecc.) non sono utilizzabili perché strutturati per procedure diverse: questa ulteriore difficoltà dipende anche dall’inesistenza di un Piano Regolatore Portuale aggiornato cui riferirsi, che dovrà essere concordato tra amministrazione comunale e Autorità portuale. Va quindi costituita una commissione, di alto valore tecnico e con un profilo indiscusso anche internazionale, che dovrà, assieme all’amministrazione comunale, garantirne terzietà rispetto ai poteri forti locali, spesso contrapposti (una commissione similare aveva ben operato per comparare i progetti alternativi al MoSE). Ogni proposta progettuale dovrà essere valutata in relazione alla sua funzionalità operativa (alle modalità di carico-scarico passeggeri, ai necessari rifornimenti di ogni tipo, alla produzione di inquinanti atmosferici e elettromagnetici, alla produzione di moto ondoso, all’erosione e conseguente dispersione di sedimenti lagunari in mare, agli impatti con la morfologia lagunare, all’occupazione creata, al carico turistico, ecc). Le valutazioni, che saranno sempre pubblicizzate, renderanno la scelta finale la più opportuna per la città, la laguna e i veneziani tutti.

 

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