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A Roma la legge per abolire le Province avanza tra mille difficoltà.

A Venezia il nuovo ente nasce nel segno dell’inciucio.

Quattro commissari: Orsoni, Zaccariotto, Zaia e un sindaco dell’hinterland

Mentre ieri sono state depositate in Regione le firme per l’indizione del referendum per la separazione tra Venezia e Mestre, la Provincia di Venezia – e con essa il suo presidente Francesca Zaccariotto – vivono gli ultimi mesi di attività. Dal 30 giugno, infatti, gli enti provinciali decadranno definitivamente. Ma per Venezia, destinata a diventare Città Metropolitana, la procedura sarà diversa che per le Province che saranno semplicemente abolite. Non sarà il sindaco Giorgio Orsoni a diventare commissario per reggere l’ente, in attesa, appunto, che si insedi la Città Metropolitana. A reggere, provvisoriamente, le sorti di Ca’ Corner sarà il Comitato istitutivo della Città Metropolitana di Venezia. In esso ci sarà, sì Orsoni, ma anche la Zaccariotto come presidente uscente, il presidente della Regione Luca Zaia e probabilmente un altro sindaco dei Comuni che ricadono nel territorio della Città Metropolitana. Il Comitato avrà il compito di predisporre gli atti preparatori e gli studi preliminari sul trasferimento delle funzioni dei beni immobili e delle risorse finanziarie e umane della nuova Città Metropolitana, in attesa dell’approvazione del suo statuto e quindi dell’entrata in vigore. Non sarà un compito semplice, quello del Comitato, viste anche le diversità di orientamento politico. L’aula del Senato questa mattina voterà la procedura d’urgenza per il disegno di legge costituzionale sull’abolizione delle Province. Poi le votazioni degli emendamenti e il voto finale previsto entro le 18. Intanto ieri è stata consegnata in Consiglio regionale la proposta di legge di iniziativa popolare, sottoscritta da circa 8.900 firme, per la suddivisione del Comune di Venezia nei due Comuni di Venezia e Mestre. L’iter prevede che le firme siano ora sottoposte al controllo di regolarità e successivamente al vaglio di ammissibilità da parte dell’aula consiliare, per essere poi trasmesso, se ritenuto ammissibile, all’esame della commissione Affari Istituzionali. Se approvato si tratterebbe del quinto referendum per la separazione di Venezia e Mestre dopo quelli del 1979, 1989, 1993 e del 2003. «Nel momento in cui ben 86 Province stanno per essere messe definitivamente in archivio e soprattutto ci si avvia alla nascita della Città Metropolitana di Venezia, le idee a sostegno del quinto referendum separatista sono ancor più miopi ed antistoriche». A dirlo il vice presidente del gruppo del PD alla Camera, Andrea Martella, nel giorno in cui i promotori del referendum per la separazione tra Venezia e Mestre hanno depositato in Consiglio regionale le firme con la richiesta di indire la consultazione. «Nel corso di questa settimana il disegno di legge Delrio, (che ha già avuto un primo via libera a Montecitorio), sarà all’esame del Senato. E ad inizio aprile ci sarà il via libera definitivo alla Camera. Questo porterà ad un cambiamento profondo nel sistema delle amministrazioni locali, ad una semplificazione istituzionale che risponde all’esigenza di avere più efficienza e risparmio nel governo dei territori. La Città Metropolitana di Venezia avrà poteri speciali e maggiori rispetto a quelli attuali, con in più la prospettiva di dar vita alla PaTreVe. Eppure siamo ancora qui, dopo decenni, a dover discutere di divisione del Comune di Venezia: un progetto animato da una visione piccola, che ignora la necessità di costruire aree urbane più forti. Questa è l’unica strada che può dare forti garanzie per ottimizzare i servizi al cittadino, attraverso l’aggregazione delle aziende pubbliche, e per realizzare progetti di nuovo sviluppo attingendo a risorse europee. Qui sta il futuro: non di certo nelle ragioni di una divisione che renderebbe tutti più deboli».

(e.t.)

 

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