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MOBILITÀ – Pendenze eccessive, ostacoli e lati scoperti nel deposito costato 800mila euro

Entro sabato tutte le bici del Bicipark dell’ex palazzo delle Poste dovranno essere spostate nel nuovo parcheggio, dall’altra parte della stazione ferroviaria, in via Trento. Intanto, prima ancora di aprire i battenti, il nuovo Bicipark ha già fatto incetta di proteste – a cominciare dal fatto che non c’è una pista ciclabile per raggiungerlo. Ebbene, l’unico dato positivo è che, essendo fatto di quattro putrelle di ferro, si fa presto a cambiare. E a chiuderlo anche sui lati, per esempio, evitando che piova dentro. Per il resto il nuovo Bicipark che apre alla stazione è costato come una portaerei. 800 mila euro per 803 posti – che possono essere portati a mille se si appoggiano le bici sui parapetti. Peccato che i posti numerati, con il portabiciclette, non siano nemmeno 803 perchè una decina vanno persi “grazie” alle losanghe che reggono le putrelle del tetto e che impediscono l’entrata-uscita delle bici dal portabiciclette. Ma il problema più serio di tutti è la rampa di salita e di discesa. Dando per scontato e ovvio che sia stato utilizzato un acciaio che resta antisdrucciolo come una corsia cosparsa di super attak anche se piove a dirotto, la pendenza è tale da mettere in difficoltà pure Indurain. Ma la pendenza è il meno. Se si decide di avventurarsi comunque in salita spingendo sui pedali, si deve fare i conti con una fila ininterrotta di archetti che reggono cartelli con la scritta – “bici a mano”. E siccome almeno per scendere è ovvio che nessuno rispetterà il divieto, andrà a finire che qualcuno si schianterà sui cartelli. Ma anche questo – fanno capire in Comune – è un problema che si può risolvere. Lo si farà dopo che qualcuno si sarà stampato sul cartello, ovviamente. Certo, la pendenza scoraggia chi comunque ha una certa età. Non si poteva mettere l’ascensore? Costava troppo. Ecco, la spiegazione vera di quel Bicipark sta nel budget. E’ stato progettato da un ingegnere e non da un architetto perchè bisognava risolvere il problema della struttura che insiste su un terreno delle ferrovie che è stracolmo di cavi sotterranei di ogni tipo. E questo ha fatto lievitare i costi e c’è voluto un ingegnere. Poi sono arrivati i 17 pareri previsti. Quello determinante è stato dei Vigili del fuoco che hanno chiesto di alzare il Bicipark dai 3 metri e mezzo previsti inizialmente – e la rampa di accesso sarebbe stata una sciocchezza anche per un novantenne – ai 5 metri e 40 di adesso, per permettere il passaggio dei camion con le scale antincendio. Sempre il budget spiega come mai non siano state chiuse le pareti – e d’inverno sarà da ridere… Del resto il Comune aveva previsto di spendere 400 mila euro ed ha speso il doppio. Ma ne sarebbero serviti almeno altri 200 mila per fare un Bicipark come… Padova. E così è venuto fuori un Bicipark che avrà bisogno di numerosi ritocchi. Sempre che la rampa bagnata non diventi alla prima pioggia lo scivolo più divertente di acqualandia…

 

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